Formazione professionale, i nuovi criteri per il riparto dei finanziamenti tra le Regioni

Dal 2018 stop ai contributi dello Stato per i percorsi di istruzione e formazione professionale realizzati dagli istituti scolastici in regime di sussidiarietà integrativa e complementare. Il decreto Lavoro del 12 dicembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di martedì scorso numero 7, infatti, recependo l’intesa in Conferenza Unificata del 24 novembre precedente, nel definire i nuovi criteri di riparto tra le Regioni delle risorse destinate alla formazione professionale finanzia la sussidiarietà solo fino alla fine dell’anno.

 

Il dualismo del sistema 
La necessità di rivedere i criteri di riparto 2016-2018 delle risorse (poche) disponibili va visto all’interno del lungo confronto sulla sostenibilità del sistema di istruzione e formazione professionale costruito dalla riforma Moratti, che ha consentito l’assolvimento degli obblighi di istruzione con l’alternativa tra scuola e formazione al lavoro.
La differenti scelte delle Regioni, alle quali la Costituzione assegna la competenza sulla materia, hanno generato un dualismo tra percorsi di istruzione e formazione professionale «pura», cioè realizzati esclusivamente da enti accreditati (in base al Capo III del Dlgs 226/2005) e percorsi «in sussidiarietà», che si svolgono all’interno delle istituzioni scolastiche.
Due sistemi consolidati e profondamente diversi nei risultati: se in termini di tasso di completamento dei percorsi e di ricaduta occupazionale, infatti, i risultati dell’IeFP pura sono migliori, quando si consideri l’espansione dell’utenza è quella in sussidiarietà a primeggiare (nel 2016 190mila iscritti in sussidiarietà contro i 130mila dei centri di formazione professionale).
L’esigenza di superare questo dualismo è avvertito da tempo sia dai ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, sia dalle Regioni…

 

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