4 dicembre 2015

“Chi non vuole discutere lo dica”. Una competizione per tesi a confronto tra studenti e ricercatori sul lavoro che cambia

Michele Tiraboschi


“Chi non vuole discutere lo dica”. Con queste parole il Ministro Poletti ha aperto il dibattito sulla necessità di superare l’orario di lavoro come unico metro di valutazione della prestazione. Noi vogliamo discuterne e per questo lanciamo oggi una nuova iniziativa con l’obiettivo di superare risposte istintive e spesso ideologiche che frenano, da decenni, il progetto di modernizzazione del diritto del lavoro che non compete al solo Legislatore.

 

Non si tratta di ipotizzare scenari futuristici. Il lavoro è già profondamente cambiato. ADAPT da oltre un anno studia quella che, con Karl Polanyi, abbiamo definito in un apposito blog de Il Sole 24 Ore La Grande trasformazione del lavoro. Innovazioni tecnologiche, dinamiche geo-politiche, demografiche e ambientali, trasformazioni radicali nei sistemi produttivi e nei modelli di business impongono oggi una riflessione su come sia possibile accompagnare e guidare questa nuova grande trasformazione.

 

In questa prospettiva le parole del Ministro Poletti, su una materia tanto centrale quanto divisiva che (come ho segnalato su Avvenire) tocca la stessa idea di lavoro e impresa, ci inducono a promuovere una nuova iniziativa che invero abbiamo introdotto già da alcuni anni nei laboratori della nostra Scuola di dottorato seguendo uno stile di confronto proprio della esperienza americana del Great Debate. Qualcuno ne avrà sentito parlare recentemente, a proposito del confronto vinto da un gruppo di carcerati americani contro gli studenti della prestigiosa Harvard University. E forse qualcuno ricorda il bellissimo film The Great Debaters – Il potere della parola diretto e interpretato da Denzel Washington che ha per soggetto l’epica sfida guidata e vinta quasi un secolo fa da un gruppo di studenti universitari di colore ispirati da Melvin B. Tolson, un professore del Wiley College, contro la squadra degli studenti di Harvard.

 

Iniziando appunto dal tema orario di lavoro sì o no invitiamo studenti e giovani ricercatori sotto i 30 anni, di qualunque disciplina, a iscriversi come singoli o come gruppi di massimo 4 persone alla competizione che intendiamo promuovere nei prossimi mesi e che ci porterà alla sfida finale nel prossimo convegno internazionale che, come ogni anno, organizziamo a Bergamo nel mese di novembre.

 

Il desiderio è di contribuire alla formazione di una nuova generazione di studenti e di studiosi animati da spirito critico e capacità di argomentare in termini dialettici e interdisciplinari le proprie tesi diventando così i veri protagonisti del cambiamento e contribuendo insieme alla costruzione del futuro del lavoro.

 

Chi fosse interessato può contattarmi direttamente scrivendo a: tiraboschi@unimore.it.

 

Grato a quanti vorranno diffondere e promuovere l’iniziativa che credo rappresenti una opportunità da cogliere per coloro che, tra i giovani, credono ancora di poter ragionare con la propria testa piuttosto che decidere secondo convenienze e logiche di parte.

 

Per iniziare oggi non possiamo che lanciare la domanda che più sta facendo discutere e sta creando divisioni: l’orario di lavoro è uno strumento vecchio o appartiene al futuro del lavoro?

 

Si può iniziare a rispondere sui social network utilizzando l’hashtag #GTL2016.

  

Michele Tiraboschi

Coordinatore scientifico ADAPT

@Michele_ADAPT

 

 

Scarica il pdf pdf_icon

 




PinIt