Sacconi: «La regola sarà l’indennizzo»

«Con il Jobs Act si darà vita ad un regime che incoraggerà i datori di lavoro ad assumere con i contratti a tempo indeterminato ed è questo il vero obiettivo che ci siamo dati». Il presidente dei senatori dell’Ncd Maurizio Sacconi appare soddisfatto della piega che stanno prendendo le trattative interne alla maggioranza sulla riforma.

 

Senatore Sacconi, che intesa avete raggiunto con il ministro Poletti sui licenziamenti disciplinari? L’intesa consiste nella conferma dell’impianto della delega del Jobs act disegnata dal Senato con una limitazione del reintegro ai soli licenziamenti discriminatori. A questi si aggiungerebbero limitate fattispecie che per loro caratteristica sono molto prossime agli stessi licenziamenti discriminatori. Dunque viene confermato il principio che la regole generale consiste, tanto per i licenziamenti economici quanto per quelli disciplinari, nell’indennizzo con una limitatissima eccezione che sarà il decreto delegato a disegnare».

 

Come giudica questo punto di mediazione? «Positivamente perchè in questo modo non si amplierà la discrezionale valutazione del magistrato con le conseguenti incertezze per i datori di lavoro. Inoltre resteranno ferme le altre norme di riforma dello Statuto dei lavoratori».

 

Sull’accordo che avete preso con il ministro la minoranza del Pd è pronta a dare battaglia, non temete che l’impostazione possa cambiare? «No, il governo garantisce per l’intera maggioranza e fino a prova contraria sarà così. L’accordo terrà perché è nell’interesse del premier Renzi fare una riforma che dia risultati e sia apprezzata a Bruxelles»

 

Chi si oppone solleva il tema che se passerà il principio che il licenziamento economico porterà sempre all’indennizzo e mai al reintegro, i datori di lavoro utilizzeranno solo quel canale. È un timore fondato? «Guardi, io penso che come in tutti i Paesi europei dobbiamo avere una legislazione semplice e chiara che deve consentire al datore di lavoro, a certe condizioni e quindi pagando quando non abbia una robusta giusta causa, di risolvere il rapporto di lavoro».

 

Le nuove norme del Jobs act varranno solo per i neo assunti. Non c’è il rischio di una discriminazione? «Fu simile la nostra proposta 2002. E’ ragionevole che ci sia una fase di transizione che cessa con il progressivo esaurimento dei contratti attuali. Analoghe transizioni sono state previste nelle riforme pensionistiche».

 

La riforma può davvero garantire una crescita dei posti di lavoro? «Le buone regole aiutano la crescita. Così fu per la riforma della scala mobile o per la legge Biagi. Inoltre da gennaio dovremmo avere anche incentivi come l’abbattimento dei contributi per i nuovi contratti a tempo indeterminato. Inoltre mi lasci dire che auspico che l’intero dibattito sul lavoro si svolga in un clima più sereno».

 

A cosa sí riferisce? «Invito tutti ad avere rispetto delle opinioni altrui. Il che vuol dire non alimentare, senza volerlo, menti malate minoritarie ma sufficienti a viziare il cammino democratico».

 

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