M. Sacconi: «Il reintegro è superato, mi fido di Renzi»

È la migliore soluzione che io potessi auspicare. Non solo come parte politica, ma come persona che ha vissuto un lungo periodo di riforma del lavoro, segnato dalla vicenda tragica di Marco Biagi, dalla sua idea di cambiare lo Statuto dei lavoratori». Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro al Senato (Ncd), già ministro del Lavoro con il pallino dell’abolizione dell’articolo 18, è davvero soddisfatto. «Il Jobs act, come emendato dal governo, consegna ad esso la possibilità di scrivere quel testo unico semplificato, a riforma dello Statuto dei lavoratori, che avevamo auspicato, cambiando tre articoli chiave: il 4 (controlli a distanza), il 13 (mansioni) e il 18 (licenziamento). Un terno secco».

 

Sicuro? La strada è così chiara?

 

«La delega ora è molto chiara. Certo il diavolo può stare nei particolari, e il diavolo qui sono i decreti legislativi che seguiranno…».

 

Ma…

 

«Ma io mi fido di Renzi. In un’intervista disse che riformare l’articolo 18 è “la direzione di marcia”, nel discorso sui Millegiorni alle Camere è stato esplicito. E mi fido anche perché tutte le istituzioni sovranazionali attendono dall’Italia questo cambiamento di verso: Bce, commissione Ue, Ocse, Fini».

 

Perché ritiene che la formula usata nella delega porterà con certezza all’abolizione dell’articolo 18, cioè del diritto al reintegro?

 

«Non solo perché sono messi in discussione i tre articoli-chiave dello Statuto dei lavoratori ma anche perché nello specifico, sul 18, è cambiata la formula contenuta nella delega».

 

In che modo?

 

«Prima si parlava di contratto d’inserimento, evocando due fasi del rapporto di lavoro, quella iniziale di apprendimento e quella successiva a regime. Ora invece si parla del tipico contratto a tempo indeterminato che diventa a tutele crescenti. Dove per queste s’intende che l’indennizzo in caso di licenziamento sarà proporzionato all’anzianità di servizio. Sparisce il reintegro. Non abbiamo discusso poco su questa formula e il compromesso raggiunto con il governo sta nel fatto che questo nuovo contratto riguarderà solo le nuove assunzioni, indipendentemente dall’età».

 

Non resta così quella differenza tra lavoratori di serie A e serie B che Renzi voleva evitare?

 

«Solo nella fase di transizione della riforma. A regime il contratto sarà uguale per tutti».

 

A questo punto il decreto ventilato da Renzi è inutile.

 

«Di decreto aveva parlato anche Alfano, ad agosto. E non escludo che alcuni contenuti possano essere anticipati con decreto legge».

 

Sta di fatto che agire tramite delega, anziché con decreto, consente al governo di attuare quella delega con un provvedimento che non dovrà più passare dall’esame del Parlamento.

 

«Dovrà passare in Parlamento per il parere».

 

Ma è solo un parere. Con il decreto invece ci sarebbe voluta la conversione.

 

 

«L’ha detto lei: ora ci vorrà solo un parere. E penso che quello del Senato sarà favorevole».

 

Il suo maggiore oppositore, Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro alla Camera, interpreta la delega all’opposto: il 18 resta.

 

«C’è un vecchio detto siciliano che dice “comu finisci, si cunta”, quando tutto sarà finito, ne riparliamo. Io festeggio già ora, non mi pare che dalle altre parti si faccia altrettanto…».

 

Stanno già rullando i tamburi sindacali dello sciopero generale.

 

 

«Non mi pare il tempo di uno sciopero generale partecipato. Non credo che tutte le sigle vi convergerebbero».

 

Non prevede una manifestazione oceanica come quella guidata da Cofferati nel 2002?

 

«No, il mondo è davvero cambiato».

 

Che tempi avrà la delega?

 

«Confido nella sua approvazione in Aula entro questo mese».

 

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