Potenziamento della rete e della filiera dei servizi per migliorare l’efficacia dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità

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Bollettino ADAPT 11 marzo 2024, n. 10
 

Premessa
 
Il Settore Lavoro della Provincia di Varese nell’ottica di ampliare le opportunità di inclusione lavorativa per le persone con disabilità iscritte al Collocamento Mirato ai sensi della legge 68, ha messo in atto un articolato progetto formativo-consulenziale che ha puntato sul consolidamento della Rete dei Servizi dedicati all’inserimento lavorativo, da un lato e il Sistema della Cooperazione Sociale dall’altro con un’attenzione particolare alla capacità di proporre servizi alle imprese nell’ambito di una convenzione ai sensi art. 14 del D, Lgs 276. L’idea di fondo era quella di rinforzare la capacità degli attori coinvolti di operare come una Filiera, favorendo il coordinamento e l’efficacia dei rispettivi interventi, in modo da ampliare la capacità del sistema di  intercettare i bisogni del territorio espressi dai diversi Stakeholder (persone con disabilità, famiglie, associazioni, scuole, aziende, consulenti del lavoro,  associazioni di categoria, sindacati….) ed offrire soluzioni il più possibile efficaci alle persone con disabilità e alle aziende tenute ad adempiere agli obblighi della L. 68.
 
La scelta ha comportato l’individuazione di alcune linee strategiche su cui operare nella gestione dell’azione di sistema:

1) Sono stati chiamati a partecipare tutti gli attori che nel territorio varesino gestiscono servizi finalizzati all’inserimento delle persone con disabilità: servizi dei comuni (SIL – Servizi di Inserimento Lavorativo), enti che partecipano al Piano Provinciale Disabili (PPD), cooperative sociali di tipo A e di tipo B.

2) Si è puntato sullo sviluppo di una comunità professionale di operatori di organizzazioni diverse ma che agiscono su un unico obiettivo (l’inclusione delle persone con disabilità), condividendo un modello operativo e i riferimenti concettuali alla base di tale modello.

3) Per l’intera durata del progetto la Provincia ha mantenuto un ruolo attivo di governance del sistema, il che ha dato forte legittimazione agli interventi previsti e, con il procedere delle attività, ha favorito la creazione di un clima di collaborazione sia tra le organizzazioni partecipanti, che tra le stesse e la Provincia. È stata istituita una funzione di regia, che ha accompagnato lo svolgimento del progetto attraverso incontri a cui hanno partecipato la Direzione Lavoro della Provincia, nella persona della responsabile Raffaella Cirillo e della referente delle convenzioni art. 14 del CM, Roberta Allievi e i consulenti coinvolti nelle azioni formative previste dall’azione di sistema. L’attenzione alla funzione di regia ha consentito di integrare l’attività d’aula con interventi tempestivi, volti a favorire la tenuta e il senso del progetto, ma anche ad integrare le attività già previste dal piano formativo con altre, che si sono progressivamente rese necessarie ed opportune in relazione allo sviluppo e alla progressiva integrazione degli attori della Rete coinvolta

4) Ha ipotizzato l’insediamento di un Gruppo di lavoro che coinvolga i rappresentanti di imprese, organizzazioni sindacali e associazioni che dialoghi con i rappresentanti di cooperative, SIL ed enti che partecipano al Piano Provinciale Disabili.
 
La scelta della Provincia partiva dalla constatazione che è utile avviare e sostenere percorsi che agevolino il confronto fra fornitori (il sistema dei servizi per il lavoro e della cooperazione) e utilizzatori dei servizi (persone con disabilità e aziende) a fronte di una complessità del contesto che può generare difficoltà, incomprensioni e diseconomie.
 
In Regione Lombardia la Direzione Generale Istruzione formazione lavoro e la Direzione Generale Welfare costituiscono le fonti di riferimento per tutti gli attori che affrontano l’ampio tema dell’inclusione sociale e dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Ci si trova dunque di fronte a sistemi del sociale e del lavoro che operano con modalità diverse e questo tipo di organizzazione della governance comporta che ogni attore risponda a obiettivi, utilizzi strumenti, faccia riferimento a normative, dispositivi e finanziamenti diversi. In questa situazione la cooperazione sociale svolge il ruolo di efficace interlocutore dei servizi per il lavoro e dei servizi socioeducativi e si trova a cavallo tra il sistema sociale e quello del lavoro. Le cooperative di tipo A gestiscono infatti servizi socio-educativi fondamentali anche per garantire l’occupabilità delle persone disabili con maggiore fragilità e inoltre gestiscono spesso i Servizi di Inclusione Lavorativa dei Comuni (SIL), affidati alle stesse attraverso bandi ed appalti. Alcune cooperative “miste”, di tipo A e di tipo B, accreditate al piano provinciale disabili, gestiscono sia servizi socio-educativi che servizi per il lavoro; con l’accreditamento ai servizi al lavoro si riconosce ad un operatore, pubblico o privato, l’idoneità ad erogare servizi per il lavoro e la partecipazione attiva alla rete dei servizi per le politiche del lavoro con particolare riferimento ai servizi di incontro domanda ed offerta di lavoro.
 
Le cooperative di tipo B gestiscono servizi e attività produttive e hanno l’obbligo di assunzione di persone con disabilità e fragilità sociale fino ad un terzo del proprio organico. Attraverso il cosiddetto articolo 14 intercettano commesse dalle aziende obbligate all’assunzione di persone con disabilità ai sensi della L. 68/99, grazie alle quali offrono alle “categorie protette” opportunità di lavoro, ospitano tirocini curriculari (i cosiddetti PCTO che consentono l’alternanza scuola-lavoro) ed extracurriculari e in collaborazione con le Aziende, realizzano interventi strutturati di formazione on the job, grazie alle “isole formative”. L’isola Formativa è un progetto di «formazione in situazione» mediante la predisposizione in azienda/cooperativa di un apposito ambiente, in cui attivare percorsi formativi (tirocini) rivolti a persone con disabilità. L’obiettivo è quello di osservare, in un contesto lavorativo protetto, ed eventualmente intervenire potenziando le capacità professionali ma anche personali dei soggetti coinvolti anche grazie alla presenza costante di un Tutor.
 
Il Settore lavoro della Provincia ha utilizzato i finanziamenti previsti dal Piano provinciale disabili (PPD) per sviluppare un’azione di sistema, cioè un progetto sperimentale di innovazione con l’obiettivo di valorizzare le sinergie, favorire gli scambi in modo da migliorare l’efficacia dei servizi presenti nel territorio (nello specifico l’azione di sistema “Buone prassi per l’inserimento lavorativo disabili nella Provincia di Varese” rientra nell’ambito del Masterplan annualità 2022-’23, fondi 2021). Inoltre, si è posta l’obiettivo di valorizzare l’azione delle cooperative sociali che, come abbiamo visto, hanno un ruolo multiplo all’interno del processo di inserimento lavorativo. Una particolare attenzione è stata dedicata al potenziamento della capacità di offerta di nuovi servizi alle aziende. Quindi l’azione di sistema ha previsto un Piano di formazione articolato in due percorsi formativi: uno specificamente rivolto ai servizi d’inserimento lavorativo dei servici sociali comunali e agli enti che partecipano al PPD unitamente al personale del Collocamento mirato, finalizzato a migliorare le competenze orientative, utilizzare gli strumenti di valutazione del potenziale e soprattutto a ricostruire il processo di presa in carico della persona con disabilità per migliorarne la funzionalità. Il secondo percorso si è rivolto alle cooperative sociali di tipo B con l’obiettivo di potenziarne l’efficacia della funzione commerciale con un’attenzione particolare alla gestione dell’articolo 14 e di condividere un modello di presa in carico delle persone con disabilità e fragilità
 
Il percorso rivolto ai SIL e agli enti che aderiscono al PPD
 
La Provincia ha ritenuto di avviare il percorso coinvolgendo innanzitutto gli operatori dei centri per l’impiego, del Collocamento mirato e del CFPIL – Centro di formazione per l’inserimento lavorativo (che opera all’interno dell’Agenzia formativa della Provincia) [1] in un Laboratorio in cui condividere gli approcci e lo sforzo di modellizzazione che si sarebbe sviluppato con gli operatori dei SIL degli enti che partecipano al PPD. Si è ritenuto in questo modo di porre le basi di una futura collaborazione con gli enti del sistema sociale e con il variegato mondo degli enti accreditati al lavoro. Successivamente è stato organizzato un Corso di orientamento per le persone disabili con l’obiettivo di condividere le modalità di presa in carico dell’utente puntualizzando la funzione dell’accoglienza e individuare i punti di attenzione nell’azione orientativa. Durante il corso sono stati simulati colloqui con l’utenza ed è stato fornito un servizio di coaching individuale per analizzare le pratiche dei singoli enti che hanno partecipato al corso con l’obiettivo di personalizzare le modalità orientative in relazione al contesto organizzativo. Si è poi tenuto un corso sul tema della Valutazione del potenziale della persona con disabilità rivolto espressamente agli enti che partecipano al PPD. Nel corso si sono condivisi i riferimenti sulla valutazione delle potenzialità e sui criteri forniti dall’ICF. È stata approfondita e condivisa l’analisi del processo di valutazione, sono stati considerati gli item previsti dalla dote valutazione (strumento di politica attiva volto ad approfondire il potenziale occupazionale anche ai fini della scelta degli adeguati strumenti di orientamento. Si tratta della raccolta di informazioni su capacità, attitudini e competenze delle persone con disabilità utili alla occupabilità lavorativa), sono stati condivisi gli strumenti di valutazione utilizzati dagli enti che partecipavano al corso e la scheda di valutazione che rappresenta l’esito del processo valutativo. Infine, è stato presentato il senso e l’obiettivo della relazione finale che conclude il percorso.
 
In conclusione, si è tenuto un Laboratorio formativo in cui i partecipanti sono stati sollecitati a condividere il processo di presa in carico della persona con disabilità e fragilità, individuando le specificità dei servizi offerti dal sistema sociale e del lavoro. Gli operatori dei SIL e degli enti hanno presentato il proprio approccio al lavoro di rete, i servizi che possono costituire le risorse della rete, sono stati definiti gli ambiti di miglioramento della collaborazione tra enti di sistemi diversi. Uno spazio particolare è stato dedicato all’individuazione delle modalità di collaborazione con la cooperazione sociale individuando i termini della funzione del Tavolo permanente fra operatori dei SIL degli enti che partecipano al PPD.
 
Per quanto riguarda la partecipazione al percorso è interessante considerare i numeri di operatori e organizzazioni che hanno partecipato alle diverse proposte. Al Laboratorio iniziale rivolto agli operatori del sistema provinciale, articolato in 2 incontri, hanno partecipato 18 operatori di 6 CpI, del Collocamento Mirato e del CFPIL. Il Corso di orientamento ha previsto 2 edizioni, articolate in 5 incontri di gruppo e 3 incontri di coaching individuale. Complessivamente hanno partecipato 32 operatori provenienti da 15 organizzazioni fra SIL ed enti accreditati. Anche il Corso di valutazione del potenziale ha previsto 2 edizioni, articolate in 5 incontri, cui hanno partecipato 34 operatori provenienti da 13 organizzazioni. Infine, al Laboratorio formativo articolato in 5 incontri, hanno partecipato 27 operatori provenienti da 16 organizzazioni. Lo sforzo organizzativo e l’investimento delle organizzazioni del sistema sociale e del lavoro ha consentito la formazione di un gruppo di operatori che condivide i riferimenti concettuali relativi al processo di presa in carico delle persone disabili o fragili. Inoltre ha consentito di collocare i diversi servizi offerti dal sistema sociale e dal lavoro in una logica sequenziale che parte dalle esigenze dell’utenza, valorizza gli scambi informativi fra operatori e definisce il modo ottimale di governare il processo di presa in carico. Si viene così a formare una comunità professionale di operatori che nel territorio varesino è in grado di definire la continuità fra le azioni di accoglienza, valutazione, orientamento, formazione e attività relative all’occupabilità della persona in carico formulando una proposta unitaria che ricompone i diversi finanziamenti finalizzati all’inserimento lavorativo. Inoltre la comunità professionale ha articolato proposte tese a migliorare l’inserimento in azienda e in particolare con le cooperative sociali con cui si sono definite azioni per render più efficace l’interazione.
 
Il percorso rivolto alle cooperative
 
Il percorso è stato preceduto da un confronto con le cooperative che avevano una collaborazione consolidata con la Provincia e dal confronto con le 4 associazioni datoriali firmatarie della convenzione quadro articolo 14. Dal confronto è emersa l’idea di un breve laboratorio propedeutico all’avvio del percorso, rivolto ai dirigenti delle cooperative per condividere le scelte da sviluppare in due laboratori successivi rivolti alle funzioni commerciali e a quelle socioeducative. Il laboratorio rivolto alle funzioni direttive ha visto coinvolti i direttori e presidenti di 19 cooperative (successivamente divenute 21). Questa impostazione orientata alla elaborazione condivisa delle ipotesi progettuali ha agevolato la gestione dei laboratori e favorito la partecipazione rendendo protagoniste le cooperative sia nella co-costruzione del percorso formativo, al quale è stato dato un taglio fortemente laboratoriale ed ancorato all’esperienza dei partecipanti, che nella definizione di ipotesi di sviluppo successive all’azione di sistema. Agli altri 2 laboratori hanno preso parte 23 operatori che nelle rispettive cooperative svolgono la funzione commerciale e 25 operatori con funzione socio-educativa. In alcuni casi tali funzioni fanno capo ad un’unica persona in particolare nelle cooperative più piccole, in altri soprattutto nelle cooperative più strutturate, sono affidati a persone diverse. Ciascuno dei 2 laboratori (funzioni commerciali e funzioni socio-educative) si è sviluppato attraverso 5 incontri “d’aula”, tenuti indicativamente ogni 2-3 settimane, per favorire l’attivazione di interventi sinergici, in collaborazione tra le cooperative, tra un incontro e l’altro. Nel Laboratorio sulla funzione commerciale l’attenzione è stata posta sul rapporto con le aziende, che sono al tempo stesso committenti delle cooperative e quindi clienti, ma anche partners fondamentali perchè possa essere effettivamente realizzata la mission delle cooperative sociali ovvero l’inclusione nel mondo del lavoro di persone “fragili” e con disabilità. Ci si è chiesti come impostare la relazione in modo da “favorire un cambio di paradigma che permetta di trasformare l’obbligo in risorsa”, accompagnando le aziende a riconoscere il ruolo che le cooperative (anche in collaborazione con la rete dei servizi) possono svolgere, per supportarle nell’adempimento degli obblighi di legge. Il processo di “vendita” dei servizi delle cooperative è stato ricostruito passo per passo, evidenziando come di fatto sia un servizio di consulenza, che accompagna l’azienda cliente-committente a gestire l’inserimento della persona con disabilità non solo in termini di adempimento dell’obbligo normativo ma anche di sviluppo di uno sguardo diverso, acquisendo competenze nuove nel rapporto con la disabilità e nella realizzazione di obiettivi connessi alla responsabilità sociale d’impresa.
 
Dal confronto e dall’analisi delle esperienze è emerso molto chiaramente che gli ostacoli ad un processo di inclusione virtuosa non stanno tanto nel tipo di disabilità ma nel modo in cui la stessa viene gestita. È necessario conoscere il funzionamento dei modi che consentano di introdurre elementi di facilitazione e anche di produttività, protezione del clima interno, accompagnamento delle persone inserite verso l’autonomia e la capacità di operare nei contesti lavorativi, che in mancanza di un accompagnamento adeguato sarebbe del tutto impossibile. Ci si è chiesti come trasmettere questa impostazione alle aziende, calandosi nei panni dei diversi interlocutori possibili, dall’HR manager, al responsabile marketing, CRS, al piccolo imprenditore, al responsabile e i colleghi del team in cui la persona disabile viene inserita. Ogni attore è portatore di preoccupazioni ma anche di possibili soluzioni che possono permettere la riduzione delle barriere e l’introduzione di elementi di facilitazione. Il lavoro con le funzioni commerciali si è mosso nella direzione di ampliare la capacità di dialogo con le aziende, considerando la rete delle cooperative partecipanti come una risorsa per tutti. Sono progressivamente emerse le potenzialità connesse alla possibilità di operare come sistema rendendo visibile la varietà di soluzioni che possono essere offerte alle aziende e alle persone con disabilità. Si è sentita la necessità di approfondire la conoscenza reciproca e attraverso un questionario sono stati raccolti dati che hanno permesso di costruire un quadro estremamente preciso e rappresentativo del lavoro delle cooperative partecipanti al percorso (offerta, servizi, fatturato, numero di dipendenti e in particolare dipendenti disabili). Sono state attivate azioni di mentoring peer to peer tra cooperative, si è ipotizzata l’introduzione di una figura commerciale condivisa che possa supportare in particolare le cooperative più piccole, si è consolidato il rapporto con il CMD detentore di informazioni chiave, fondamentali da conoscere prima di aprire un dialogo con le aziende “scoperte” rispetto alla L. 68, sono stati attivati incontri con le aziende in partnership tra due o più delle cooperative presenti al tavolo, che hanno agito in qualità di “rappresentanti” del sistema.
 
La possibilità del confronto all’interno del laboratorio e la presenza di un consulente-facilitatore che consentisse di promuovere un dialogo costruttivo evitando dinamiche conflittuali e competitive, è stata determinante per attivare una modalità di collaborazione attiva e un protagonismo delle cooperative, che ha permesso loro di continuare a lavorare insieme anche oltre i momenti d’aula, sia durante che dopo la conclusione del progetto. Le cooperative si sono rapportate con la Provincia come partners anche in vista dello sviluppo di successive progettualità che consentano di consolidare il lavoro avviato per migliorare l’efficacia dei servizi a supporto dell’inclusione lavorativa. Altrettanto generativo è stato il confronto tra i rappresentanti della funzione socio-educativa. È emerso con chiarezza il ruolo cruciale di questa funzione che detiene il “know how” sul funzionamento della disabilità, sui processi che consentono alle persone di esprimere il loro potenziale, sull’importanza di individuare elementi di facilitazione attraverso azioni concrete, calate nella quotidianità lavorativa.
 
Nel Laboratorio è stato analizzato il processo di inserimento in cooperativa, è stato approfondita l’analisi delle modalità di reclutamento delle persone, il contatto con i SIL o con gli enti che aderiscono al PPD. Si è ragionato su come potenziare la collaborazione con tali servizi, facilitando lo scambio informazioni sui profili ricercati dalle cooperative, sulle modalità di conoscenza dei candidati all’inserimento in cooperativa e sulle modalità di formazione di competenze specialistiche e relative alle soft skill. In questa capacità di agire come degli “esperti della disabilità” e di trovare soluzioni, a volte anche innovative ai bisogni delle aziende, si gioca il ruolo delle cooperative sociali. Lo scambio e il dialogo tra la funzione commerciale e quella socio educativa diventa un elemento chiave da riconoscere e valorizzare. Solo dove si riesca ad assumere e rendere evidente il ruolo di consulenza e anche di ricerca e sviluppo di soluzioni ad hoc, che le cooperative possono svolgere nei confronti delle aziende, è possibile parlare del “valore” della commessa e invertire il paradigma dell’obbligo.
 

L’azione di sistema ha generato un Tavolo permanente per approfondire i risvolti operativi delle proposte emerse nel corso dei laboratori. Il Tavolo si è riunito in varie occasioni costituendo un luogo di condivisione e approfondimento delle proposte e di definizione dei possibili sviluppi dell’azione di sistema. Sono stati definiti gli strumenti per favorire il dialogo fra le funzioni presenti all’interno della cooperazione, si è deciso di conoscere in modo sistematico e quindi di censire l’offerta dei servizi. Sono emerse ipotesi di lavoro fra cooperative che hanno portato alla definizione di offerte congiunte alle aziende e una prima bozza di catalogo dei servizi che il network delle 19 cooperative è in grado di offrire alle aziende.
 
Sviluppo del percorso e governance del sistema
 
Al termine dei due percorsi la Provincia ha deciso di presentare l’attività svolta al Tavolo Unico Provinciale Lavoro che sovraintende gli indirizzi politici di governance del sistema lavoro. Il Tavolo Unico Provinciale Lavoro è stato istituito nel 2019 con la finalità di garantire una sede di confronto tra la Provincia di Varese e le parti sociali in merito alle politiche del lavoro. È presieduto dal Consigliere provinciale con delega al Lavoro e composto dalle associazioni datoriali e sindacali più rappresentative, da Camera di Commercio, Consigliera di Parità, Inail e principali associazioni territoriali legate alla tematica della disabilità. L’intenzione è quella di condividere con associazioni imprenditoriali, sindacali, della cooperazione sociale e con l’associazionismo i criteri per migliorare l’efficacia della filiera dei servizi per le persone con disabilità e fragilità, agevolando le modalità che possono innovare il sistema di inserimento lavorativo in azienda e in cooperativa. Si è ipotizzo l’insediamento di un Gruppo di lavoro che coinvolga i rappresentanti di imprese, organizzazioni sindacali e associazioni e preveda incontri periodici con i rappresentanti delle cooperative, dei SIL e degli enti che hanno partecipato all’azione di sistema. Il Gruppo di lavoro avrebbe l’obiettivo di individuare criteri condivisi nell’approccio all’azienda da parte delle cooperative individuando modalità di elaborazione di proposte personalizzate rivolte alle aziende, garanzie della presa in carico della persona disabile, della sua formazione, dello sviluppo delle sue potenzialità e della cura di eventuali difficoltà e garanzie per la gestione di situazioni di emergenza in collegamento con i servizi socio sanitari ed educativi presenti nel territorio. Quindi gli output riguarderanno la definizione di un modello operativo che definisca le modalità di dialogo fra rappresentanti degli stakeholder coinvolti dalle politiche di inserimento lavorativo – imprenditori, sindacati, associazioni – e fornitori di servizi nell’ambito della cooperazione, dei SIL, degli enti accreditati. Il modello verrà presentato alle aziende del territorio e alle direzioni della Regione Lombardia che normano e finanzia i servizi per favorire l’inserimento lavorativo. Il Gruppo di lavoro verificherà l’utilità di strumenti che possano agevolare la comunicazione con le aziende come, per esempio, la definizione di una carta dei servizi.
 
Conclusioni
 
Il Settore lavoro della Provincia ha individuato i punti di riferimento strategici per migliorare l’efficacia delle filiere dei servizi di inclusione lavorativa: il coinvolgimento degli attori che gestiscono i servizi, lo sviluppo di una comunità professionale di operatori che operano presso organizzazioni diverse, l’individuazione di strumenti di supporto alla governance. La partecipazione degli operatori ai percorsi formativi ha evidenziato una significativa adesione da parte delle organizzazioni coinvolte che si sono fatte carico di un consistente investimento di tempo dei propri operatori: molte organizzazioni hanno presenziato a più laboratori e corsi facendosi carico dell’impegno relativo. Quindi l’adesione manifestata in occasione delle presentazioni del piano di formazione ai sistemi del sociale del lavoro della cooperazione ha poi avuto una conferma con la partecipazione costante degli operatori ai percorsi formativi. La partecipazione degli operatori è stata attiva perché l’impostazione metodologica nell’impostazione del Piano di formazione, ha privilegiato l’interazione, la condivisione di esperienze e casi, la co-costruzione di riferimenti concettuali. L’approccio partecipativo è alla base della definizione dei modelli operativi emersi dai laboratori che hanno coinvolto operatori di SIL ed enti accreditati, operatori commerciali e operatori con funzioni socioeducative delle cooperative. La costruzione di un linguaggio condiviso diviene l’elemento alla base della collaborazione fra operatori di organizzazioni diverse chiamate a condividere strumenti, pratiche, procedure.
 
È utile considerare con attenzione la dinamica che si viene a creare in un gruppo di operatori che condividono approcci all’utente, scelte da operare per quanto riguarda i percorsi di occupabilità da proporre all’utente, sbocchi occupazionali. La possibilità di condividere obiettivi e modus operandi contraddistingue il gruppo di operatori della Provincia di Varese, per questo si può utilizzare il concetto di comunità professionale. Il fatto che in un territorio esista una comunità di operatori che si identifica in un modello operativo costituisce una preziosa risorsa a disposizione di politiche finalizzate a innovare e migliorare il sistema di inserimento lavorativo. Inoltre, la Provincia ha individuato la necessità di dar vita ad un Gruppo di lavoro nell’ambito del Tavolo provinciale del lavoro. Questa scelta potrà costituire una cornice efficace per la tenuta, il miglioramento continuo e l’ampliamento della qualità dei servizi di inserimento lavorativo. La cornice costituirà un ambito di articolazione delle esigenze dei diversi attori coinvolti nella gestione della legge 68, quindi un luogo di confronto, intesa e definizioni di soluzioni strategiche che consentiranno alle cooperative e ai servizi di inserimento lavorativo di definire policy legate alle esigenze del territorio e tese al miglioramento dei servizi offerti favorendo la governance del sistema.
 

Raffaella Cirillo
Responsabile del collocamento mirato e del Piano Provinciale disabili della provincia di Varese
 
Sergio Bevilacqua
Esperto di gestione strategica delle reti territoriali e dei servizi per il lavoro
 
Marzia Consoli
Esperta di processi formativi e di laboratori per l’elaborazione di modelli operativi

 
[1] Gli operatori del CMD, gli operatori della L 68 c/o i CpI svolgono un ruolo di prima accoglienza, informazione, iscrizione e orientamento rivolto alle persone con disabilità che si rivolgono al servizio. Il CFPIL della Provincia di Varese, costituisce una concreta risposta nel territorio provinciale alle particolari esigenze di adolescenti, giovani, adulti disabili che necessitano di una formazione professionale mirata e, successivamente, di un inserimento al lavoro attraverso le agevolazioni previste dalla Legge 68/99.

Potenziamento della rete e della filiera dei servizi per migliorare l’efficacia dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità