Meloni e la UIL: le reciproche convenienze della legittimazione

Interventi ADAPT, Relazioni industriali

| di Francesco Nespoli

L’intervento di Giorgia Meloni al congresso della UIL segna un passaggio politico e istituzionale che va oltre la cronaca. Il progressivo riposizionamento della confederazione di Bombardieri e il riconoscimento pubblico ricevuto dal Governo aprono nuove prospettive nei rapporti tra sindacato, rappresentanza e relazioni industriali.

Se c’è qualcosa che davvero colpisce della nuova e inedita vicinanza che si è manifestata negli scorsi giorni tra la UIL di Pierpaolo Bombardieri e il governo di Giorgia Meloni, questa non risiede tanto nel compimento del riposizionamento della terza confederazione italiana, quanto nella disinvoltura e nella convinzione con le quali la stessa presidente del Consiglio ha voluto attribuirle un riconoscimento istituzionale.

Dal punto di vista della UIL, l’invito di Meloni al congresso rappresenta il punto di arrivo di una traiettoria già avviata, più orientata a rendersi autonoma dalla CGIL rispetto al perdurante sodalizio strategico dei tre scioperi generali consecutivi che a corteggiare il Governo. Si ricorderà che la prima cesura pubblica era arrivata con la teorizzazione di una diversa strategia sindacale: Bombardieri aveva parlato di una «pausa di riflessione» nei rapporti con la CGIL, aveva ricordato che «proclamare uno sciopero è sempre doloroso» e aveva invitato a superare «la logica dell’antagonismo sistematico» (La Verità, 23 ottobre 2025, “Anche la Uil si smarca da Landini”; L’Altravoce – Il Quotidiano Nazionale, 23 ottobre 2025, “Se lo strappo della Uil isola la Cgil di Landini”). Pochi giorni dopo era arrivato il sostegno al Sì nel referendum costituzionale (Il Foglio, 5 novembre 2025, “Bombardieri per il Sì”), seguito dalla firma del rinnovo del contratto delle Funzioni centrali, che aveva rotto il fronte sindacale nel pubblico impiego (ItaliaOggi, 5 novembre 2025, “La Uil firma il contratto Funzioni centrali”). Il progressivo allontanamento dalla linea della CGIL aveva trovato un’ulteriore conferma nel gennaio 2026, quando Bombardieri aveva preso le distanze dalle posizioni di Landini sul Venezuela (Il Foglio, 13 gennaio 2026, “Bombardieri contro la CGIL sul Venezuela”).

Ma non sarebbe certo bastata la distanza dalla CGIL per generare un discorso della premier tanto entusiastico, introdotto da calorosi saluti e complimenti, contraccambiati da applausi, in uno scenario che appare diametralmente opposto a quello registrato nel 2023 in occasione dell’omologo invito della CGIL (si veda F. Nespoli, Landini e Meloni, la forza dell’ascolto o l’ascolto per forza?, in Bollettino ADAPT 20 marzo 2023, n. 11). Meloni definisce i delegati presenti «la spina dorsale» della UIL, riconosce al congresso il valore di «un grande esercizio di democrazia e di partecipazione» e attribuisce esplicitamente al sindacato una funzione istituzionale. Ancora più significativa è la rivendicazione sul decreto Primo Maggio, con la quale, commentando la norma che identifica il “salario giusto” con il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, afferma che quella scelta «era anche una rivendicazione della UIL».

Una sintonia di questo livello non può essersi costruita nell’arco di pochi giorni. Il congresso rappresenta piuttosto il punto di emersione di un’interlocuzione probabilmente già sviluppatasi durante l’esame parlamentare del decreto Primo Maggio e la sua conversione in legge. Non a caso, pochi giorni prima dell’assise di Padova, Bombardieri aveva riconosciuto che «alcune delle nostre proposte sono state recepite» e aveva spiegato di attendersi dalla presidente del Consiglio risposte sulla difesa dei contratti, sul salario giusto e sul contrasto ai contratti pirata (Il Diario del Lavoro, 26 giugno 2026, “Bombardieri, da Meloni ospite al Congresso Uil ci aspettiamo risposte su salari e contratti pirata”).

Eppure non sarebbe bastato nemmeno questo. L’enfasi della sintonia lascia intravedere un interesse politico. Per Meloni la UIL rappresenta infatti il soggetto ideale attraverso cui dimostrare di riconoscere il sindacato come interlocutore sociale e istituzionale. Difficilmente avrebbe potuto costruire la stessa narrazione con la CGIL, troppo distante per cultura politica e per impostazione del conflitto. Sarebbe stato meno efficace farlo con la CISL, spesso descritta, a torto o a ragione, come naturalmente incline al dialogo con i governi. La UIL, invece, consente alla presidente del Consiglio di mostrare un rapporto con un sindacato percepito come autonomo, capace di criticare ma non condizionato da un pregiudizio ideologico. È d’altronde esattamente l’immagine che Meloni ha costruito nel suo intervento quando ha definito la UIL «quel tipo di interlocutore»: «non accondiscendente o remissivo, ma [che] neanche antepone il pregiudizio ideologico al merito delle questioni».

Esiste però un paradosso. Quello che per un’organizzazione rimasta per un periodo ai margini del dibattito mediatico (Di Vico, “La UIL a fari spenti. Bombardieri archivia l’automatismo anti-governo della CGIL”, Il Foglio, 8 ottobre 2025) rappresenta un evidente successo istituzionale e comunicativo ha finito per produrre una lettura prevalente incentrata su un progressivo spostamento della UIL “a destra”, interpretazione rilanciata da più quotidiani (“Anche la Uil si smarca da Landini”, La Verità, 23 ottobre 2025; Cazzola, “Se lo strappo della Uil isola la Cgil di Landini”, L’Altravoce – Il Quotidiano Nazionale, 23 ottobre 2025).

La questione non è secondaria per Bombardieri, che aveva tenuto a respingere questa lettura, ribadendo di non stare «né con il governo né con la CGIL», ma con i lavoratori che rappresenta (Caccia, “Dalla ‘riflessione’ all’attacco in piazza. Bombardieri e quel gelo con Landini”, Corriere della Sera, 7 dicembre 2025). Tanto che negli ultimi giorni ha voluto replicare direttamente al Fatto Quotidiano, affermando: «Voglio spiegare una cosa al Fatto Quotidiano: non siamo passati a destra. Noi giudichiamo i provvedimenti nel merito, indipendentemente da chi li propone» (“Bombardieri, bordata su Travaglio: “Voglio spiegare cosa ha fatto il Fatto Quotidiano””, Libero, 18 ottobre 2025).

Resta, in fin dei conti, una domanda: perché, nonostante tutto, l’unità sindacale ricostruita attorno al tavolo sulla rappresentanza con le imprese non si è rotta? La risposta sta probabilmente nel peso storico di questa partita e anche nel fatto che si gioca su un terreno laterale rispetto a quello dei rapporti con la politica. È vero che Meloni ha rivendicato di avere contribuito a rimettere in moto il confronto tra le confederazioni, ma il negoziato decisivo è quello aperto con le organizzazioni datoriali. Ed è una partita che nessuno può permettersi di disertare. Bombardieri vi arriva forte del protagonismo conquistato e del credito politico che il governo gli ha pubblicamente riconosciuto. La CISL prosegue lungo una tradizione consolidata di relazioni negoziali. La CGIL, dopo la stagione referendaria, non può restare ai margini di un confronto destinato a ridefinire le regole della rappresentanza e delle relazioni industriali. Le premesse sembrano favorevoli. Resta da vedere se le intenzioni riusciranno davvero a smentire il noto proverbio.

Bollettino ADAPT 6 luglio 2026, n. 26

Francesco Nespoli

Ricercatore Università LUMSA, ADAPT Research Fellow

X@franznespoli