Logistica, appalti a rischio senza una governance delle tecnologie*
| di Giada Benincasa
Negli ultimi anni la Procura di Milano ha aperto un fronte – non del tutto nuovo, ma oggi sempre più centrale – sul ruolo delle tecnologie nella gestione degli appalti logistici. Dopo le prime pronunce di Padova (2019) e Venezia (2021), anche le indagini milanesi, a partire da dicembre 2023, hanno evidenziato come software e dispositivi utilizzati dalla committenza possano diventare strumenti di comando capaci di orientare puntualmente l’attività dei lavoratori delle imprese appaltatrici, sfumando la distinzione tra poteri del committente e autonomia dell’appaltatore. Da allora il filone si è consolidato: procure, organi ispettivi e autorità di vigilanza guardano con crescente attenzione a geolocalizzazione, algoritmi, alert su pause e performance, interrogandosi su quanto questi strumenti finiscano per organizzare il lavoro più dei coordinatori e dei referenti aziendali.
In questo contesto si inserisce la notizia delle ultime settimane: la Procura di Milano avrebbe accolto una serie di impegni proposti da un grande player della logistica per ridurre l’invasività dei propri sistemi digitali. Tra le misure: eliminazione della geolocalizzazione in tempo reale a favore di checkpoint, limitazione della conservazione dei dati, maggiore possibilità per gli autisti di modificare le sequenze di consegna e introduzione di interfacce di pianificazione meno dirigistiche. Si tratta di segnali importanti, il primo caso noto in cui una grande piattaforma propone ufficialmente – in risposta alle contestazioni mosse dalla Procura e nell’ambito del percorso di ripristino della legalità – adeguamenti tecnologici come impegno per mitigare il rischio di interferenza nella gestione dei lavoratori degli appaltatori.
Ma il valore sistemico di queste misure resta limitato. Senza un quadro unitario, si rischia di procedere per aggiustamenti episodici incapaci di incidere sulla questione principale: l’assenza di una vera governance delle tecnologie negli appalti. Il nodo di fondo, infatti, rimane irrisolto, con ricadute tanto sul piano della genuinità dei contratti di appalto e subappalto quanto sul fronte dei controlli a distanza. E invero, il punto critico non riguarda solo la genuinità dei contratti, ma anche la compatibilità con l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. La circolare dell’Ispettorato nazionale del lavoro del settembre 2024 ha chiarito che, quando i sistemi permettono un controllo indiretto sui lavoratori, non è ammissibile una dissociazione tra chi tratta i dati (committente) e chi richiede l’autorizzazione (appaltatore). Un principio destinato ad avere effetti molto più ampi dei singoli casi aziendali. Il rischio è continuare a intervenire “a valle”, mentre la questione va affrontata “a monte”: definendo ruoli, responsabilità, limiti e poteri digitali in un modello organico di governance tecnologica dell’appalto.
Finché questo quadro non sarà definito, casi come quello da ultimo menzionato produrranno sì aggiustamenti locali, ma non cambieranno la traiettoria generale del settore. La vicenda milanese lo conferma: la logistica contemporanea vive di dati, algoritmi e flussi informativi complessi. Senza una cornice capace di governarli, il confine tra supporto operativo e direzione digitale continuerà a sfumare, con effetti su lavoro, concorrenza e sostenibilità delle filiere. La sfida del settore è proprio quella di trasformare episodi giudiziari e soluzioni tecniche in un’occasione per ripensare l’intero modello. Solo così si potrà passare da risposte provvisorie a un sistema realmente innovativo e stabile.
Bollettino ADAPT 15 dicembre 2025, n. 44
Giada Benincasa
Vice-Presidente della Commissione di certificazione DEAL dell’Università di Modena e Reggio Emilia
@BenincasaGiada
* Pubblicato anche su Il Sole24 Ore il 12 dicembre 2025
Condividi su:
