L’andamento del fenomeno infortunistico nella relazione annuale INAIL 2013

«La serie storica del numero degli infortuni prosegue l’andamento decrescente».
Con questa frase il Presidente dell’INAIL Massimo De Felice, in occasione della presentazione della Relazione annuale 2013, ha sintetizzato l’evoluzione generale del fenomeno infortunistico nel Paese.
In effetti il bilancio ufficiale per l’anno 2013 si chiude con un calo complessivo di 50mila infortuni (pari a – 6,8%): dai circa 745.000 casi denunciati nel 2012 ai 695.000 del 2013.
Un risultato che appare però più articolato se si considera, ad esempio, che la flessione ha interessato esclusivamente gli infortuni occorsi nell’effettivo esercizio dell’attività lavorativa (“in occasione di lavoro”) che sono scesi dell’8,6%, dai 652.00 del 2012 ai 596.000 del 2013; mentre quelli verificatisi nel percorso casa-lavoro-casa (“in itinere”) sono aumentati di oltre il 5% (dai circa 93.000 del 2012 ai 99.000 del 2013).
La quota di infortuni in itinere sul totale, che negli ultimi anni si era sempre attestata intorno al 12-12,5%, è balzata improvvisamente al 14,3%. Dopo molti anni di continua diminuzione (erano più di 107.000 nel 2009) si registra dunque nel 2013, una impennata per questa particolare tipologia di incidenti che interessano in prevalenza la componente femminile. Per le donne lavoratrici, infatti, questo percorso quotidiano dell’andare e tornare da casa al posto di lavoro risulta particolarmente pericoloso – come risulta da recenti indagini effettuate anche da ANMIL – anche perché in questo spazio di tempo si concentrano lo stress e tutte le criticità legate alle difficoltà di conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di cura della casa e della famiglia.
 
Il numero limitato di tabelle messe a disposizione, almeno per il momento, dall’INAIL non consente, allo stato attuale, un’analisi più approfondita ed articolata delle tendenze in atto per talune interessanti caratteristiche del fenomeno, come ad esempio l’andamento infortunistico per genere o le differenti dinamiche a livello territoriale o per settore di attività economica; ma possiamo prevedere che, come si è già verificato in questi ultimi anni, le migliori performance in termini di riduzione infortunistica si registrino nelle aree geografiche ad alta intensità industriale e in quei settori, come la metallurgia, la metalmeccanica, il manifatturiero, le costruzioni, ecc., che maggiormente hanno sofferto l’impatto della dura crisi economica che ancora attanaglia il Paese.
Si tratta, peraltro, proprio di quei settori a più elevato rischio infortunistico e a preponderante presenza di manodopera maschile.
 
Riteniamo, peraltro, che siano proprio questi i fattori alla base del forte calo registrato dagli infortuni mortali accertati dall’INAIL che sono scesi dagli 835 casi del 2012 ai 660 del 2013, per una riduzione superiore al 20% in un solo anno.
Va però detto, a tale proposito, che dati i criteri di rilevazione e di definizione adottati da INAIL, il dato 2013 relativo ai morti sul lavoro è da ritenersi ancora provvisorio e destinato ad aumentare con le prossime rilevazioni. Si tratta comunque di un risultato molto rilevante che segna, tra l’altro, il minimo storico dal 1954 (anno di inizio delle rilevazioni statistiche) ad oggi. Il calo dei morti sul lavoro ha riguardato sia quelli avvenuti in occasione di lavoro (scesi da 613 a 470) sia quelli in itinere (da 222 a 190). I decessi  in itinere costituiscono il 29% dei morti sul lavoro, una quota che si mantiene sostanzialmente stabile da molti anni, ma sono molto più frequenti nell’Industria e Servizi, dove rappresentano il 32% del totale, mentre in Agricoltura sono meno del 6%.
 

TAV. 1 – IL CONFRONTO DEGLI INFORTUNI 2013-2012

Infortuni

Modalità evento

2012

2013

Var.% 2013/2012

In occasione di lavoro

      651.527

      595.583

-8,6

In itinere

       93.856

       99.065

5,5

TOTALE

      745.383

      694.648

-6,8

Casi mortali

Modalità evento

2012

2013

Var.% 2013/2012

In occasione di lavoro

            613

            470

-23,3

In itinere

            222

            190

-14,4

TOTALE

            835

            660

-21,0

 

 

 

 

 

Fonte: elaborazione ANMIL su dati INAIL

Come si diceva, la serie storica è in continua diminuzione ed infatti se si estende il campo di osservazione all’ultimo quinquennio riportato nelle statistiche del Rapporto INAIL, si rileva che, rispetto agli 878.000 infortuni denunciati nel 2009, il calo 2013 risulta di quasi il 21%. Ancora più sostenuto, pari ad oltre il 35%, il calo dei morti sul lavoro che sono passati dai 1.022 casi del 2009 ai 660 del 2013.
 

TAV. 2 – L’ ANDAMENTO DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO NEL QUINQUENNIO

Tipologia

2009

2010

2011

2012

2013

Var.% 2013/2009

Infortuni

      877.940

  871.356

  817.697

  745.363

  694.648

-20,9

Casi mortali

         1.022

        993

886

        835         660

-35,4

Fonte: elaborazione ANMIL su dati INAIL

 
Si tratta di un andamento di medio periodo molto favorevole  che prosegue in pratica una tendenza storica virtuosa avviata già dai primi anni ’90 quando si contavano ancora circa 1,2 milioni di infortuni ed oltre 2.000 morti sul lavoro. A partire da quegli anni, infatti, è andato progressivamente maturando nel Paese un clima di maggiore sensibilità verso i problemi dell’ambiente in generale e di quelli di lavoro in particolare; un clima che ha portato, nel corso di questi ultimi decenni, a sviluppare una lunga e ben nota serie di importanti interventi normativi e di efficaci politiche ed iniziative nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro.
Da un punto di vista strettamente tecnico, riteniamo tuttavia doveroso fare rilevare che, mentre nei lunghi anni che hanno preceduto la grave crisi economica i tassi annui di riduzione degli infortuni sul lavoro si attestavano mediamente  su valori compresi tra il 2% ed il 3%, a partire dal 2008, con l’inizio della lunga crisi economica ancora in atto, gli stessi tassi risultano più che raddoppiati.
Si tratta in effetti di cali  molto consistenti,  per i quali c’è da ritenere che nell’ambito di questo  trend riflessivo, alla componente tendenziale determinata dal miglioramento degli standard di sicurezza sul lavoro di cui si è detto, si sia associata una significativa componente “accidentale” rappresentata proprio dall’impatto della attuale crisi economica: chiusura di aziende, riduzione di personale e di orari di lavoro, tagli degli straordinari ecc., sono tutti fattori che hanno concorso alla riduzione del monte-ore di lavoro e quindi di esposizione al rischio di infortunio.
Statisticamente si può stimare che una quota di riduzione degli infortuni di almeno il 2/3% sia da ascrivere all’effetto (positivo in questo caso, l’unico) della crisi economica . Valutazioni più precise potranno aversi quando saranno disponibili i dati sul monte ore lavorate rilevate dall’INAIL.
 
Un altro aspetto problematico emerso dal Rapporto INAIL è la crescita, certamente inaspettata, delle malattie professionali che nel 2013 sono aumentate di ben 5.500 unità, passando dalle 46.300 patologie denunciate nel 2012 alle 51.800 del 2013 (+11,9%).
A partire dal 2007/2008, a seguito dell’entrata in vigore delle “Nuove tabelle delle malattie professionali” che hanno esteso il numero di patologie cosiddette “tabellate”, non soggette cioè all’onere della prova da parte del lavoratore, vi era stata una crescita tumultuosa delle denunce all’INAIL che da meno di 30.000 erano diventate oltre 47.000 nel 2011. Si trattava in pratica di quel fenomeno definito dagli esperti del settore “emersione delle malattie perdute” e che gli stessi esperti ritenevano avesse esaurito la spinta, tanto che nell’anno successivo, il 2012, vi era stata una riduzione di circa 1.000 casi che sembrava preludere ad un assestamento del fenomeno su quei livelli dimensionali.
La crescita imprevista delle malattie professionali nel 2013, dovuta quasi esclusivamente ancora alle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico ed osteo-articolare ci induce a ritenere che per queste patologie, causate soprattutto da vibrazioni, movimenti ripetuti, sovraccarico biomeccanico e posizioni incongrue, ci sia ancora molto da lavorare per migliorare le condizioni degli ambienti di lavoro individuali sia in termini ergonomici che di rapporto lavoratore-macchina.
Complessivamente, nell’ultimo quinquennio l’aumento delle malattie professionali è stato superiore al 47%, con una marcata differenza nella dinamica di genere: per gli uomini la crescita è stata di circa il 44%, per le donne di oltre il 55%.
C’è da segnalare, a tale proposito, che le patologie muscolo-scheletriche, massime responsabili dei vistosi incrementi di denunce all’INAIL, hanno la particolarità di essere nel contempo di natura multifattoriale e trasversali a quasi tutti i settori produttivi; in particolare ne risultano interessati le costruzioni, i trasporti ed altre attività notoriamente pesanti, ma sono molto diffuse anche in altri settori del terziario, come la sanità, il commercio, i servizi alle imprese e quelli alle famiglie (colf e badanti) dove è molto presente la componente femminile.
 

TAV. 3 – L’ ANDAMENTO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI NEL QUINQUENNIO

Genere

2009

2010

2011

2012

2013

Var.% 2013/2009

Maschi        25.551     30.327     33.114     32.508     36.821

44,1

Femmine          9.663     12.755

14.207

    13.775     15.018

55,4

TOTALE        35.214     43.082     47.321     46.283     51.839

47,2

%femmine

37,82

42,06

42,90

42,37

40,79

Fonte: elaborazione ANMIL su dati INAIL

 
Risultano anche in crescita, nel 2013, le malattie asbesto correlate: in questo anno, rispetto ai 1.677 casi del 2012 ne sono state riconosciuti 1.759 (+5%) dei quali ben 376 con esiti mortali, che rappresentano la stragrande maggioranza (87%) dei 433 decessi per malattie professionali denunciate e protocollate presso l’INAIL nel 2013.
Purtroppo, queste particolari malattie, causate sostanzialmente dall’inalazione di fibre di amianto, presentano caratteristiche di incubazione e latenza molto lenta e prolungata e possono manifestarsi (come nel caso del mesotelioma pleurico che ha esiti quasi sempre letali) anche a distanza di 30/40 anni; pertanto, c’è da prevedere che siano ancora destinate ad aumentare almeno per un’altra decina di anni: esperti del settore e gli stessi tecnici dell’INAIL stimano che il picco di tali patologie si raggiungerà infatti intorno all’anno 2025.
 

Franco D’Amico

Coordinatore servizi statistico-informativi ANMIL Onlus

 
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