Lezioni di employability/9 – Iniziamo con l’imparare a scrivere il curriculm vitae

Cosa è il lavoro? Come lo si trova e come lo si difende? In una lezione universitaria di Diritto del lavoro, tra le prime nozioni offerte agli studenti c’è quella del contratto di lavoro. Che non è un con-tratto come tutti gli altri perché in esso è implicata la persona di chi lavora (M.Biagi, M. Tiraboschi, Istituzioni di diritto del lavoro, Giuffrè, 2012, § 1).
Quella del contratto di lavoro è una definizione scontata e anche apparentemente ovvia. E tuttavia è difficile spiegarla soprattutto a giovani studenti che ancora non conoscono la realtà del mondo del lavoro.  L’oggetto del lavoro infatti è l’insieme delle risorse della persona, intesa come espressione più compiuta dell’individuo nelle sue componenti intellettiva, cognitiva, volitiva e sociale. Per spiegare il lavoro agli studenti, i requisiti del contratto di lavoro e la qualificazione giuri-dica dei rapporti, nel corso di Diritto del lavoro del Dipartimento di economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, si sta percorrendo una strada sperimentale già da qualche anno testata e che parte proprio dal vissuto dei presenti in aula. Si inizia proprio dagli studenti, dal loro curriculum vitae  per costruire il corso di diritto, per spiegare le fattispecie giuridiche e capire quale norma applicare, quali tutele esistono, quale lo spazio dell’autonomia contrattuale privata.
Il  curriculum  raccoglie, per definizione, la formazione e anche  le prime esperienze professionali svolte, a vario titolo. Dall’analisi dei CV, in sintesi, si ricava un elenco di tipologie di contratti di lavoro ed esperienze di tirocinio che gli studenti hanno sperimentato di persona. Il risultato è un i n-dice di lavoro simile a quello presente in un manuale di diritto del lavoro con il vantaggio di individuare quali sono le tipologie contrattuali normalmente più utilizzate e di far capire agli studenti che si tratta di qualcosa che li riguarda da vicino. L’esperimento si rivela ancora più utile nella misura in cui consente di costruire insieme un  curriculum vitae  che possa  “parlare”  alle aziende e rendere il profilo del candidato più interessante. È un modo per integrare lo studio del diritto con lo studio del proprio percorso individuale e formativo, in una prospettiva di maggiore occupabilità futura e consapevolezza di sé e del mondo che c’è intorno.
L’attenzione che i mass media e i blogger dedicano alle modalità di costruzione del  curriculum, alle sue capacità  comunicative in termini di design, contenuto e struttura, mostra la sua valenza strategica in chiave di occupabilità.  I contenuti, lo stile, la struttura, l’impostazione e le eventuali omissioni presenti nel CV comunicano all’interlocutore le caratteristiche personali e professionali che rispecchiano il vissuto di ognuno. Il curriculum, tuttavia, non è affatto di facile stesura poiché il rischio che si corre è di descrivere un percorso professionale e formativo che non ha “personalità” e non rispecchia quindi nulla del reale bagaglio di competenze, capacità e aspirazioni che la singola persona ha in sé. Facilmente il CV diventa una copia sterile di altri migliaia di CV con percorsi formativi simili, dati anagrafici assimilabili, “desiderata” preconfezionati.
Tutto allora deve partire dalla persona, caratterizzata per definizione da unicità e particolarità che rischia di perdersi in parole ed espressioni standard.  Percorsi simili di istruzione, ad  esempio, nascondono nella maggior parte dei casi storie di apprendimento totalmente differenti tra loro che il tradizionale  curriculum vitae  non recepisce ma semmai copre omologandole.
L’employability rischia quindi di fallire. Ad esempio, nei percorsi di istruzione secondaria superiore, siano essi liceali, tecnici o professiona-li, si investono ben 5 anni di studio, vita, esperienza e crescita. Questo certamente non può venire riassunto in una riga che recita “Diploma di liceo scientifico, con votazione…” poiché nulla  dice di “come” e di “quanto” ci si è formati in un contesto sociale ed educativo come la scuola. Anche altre esperienze, come la partecipazione a gruppi di rappresentanza scolastica, di classe o di  istituto, ad
esempio,  consentono  in età giovanissima l’acquisizione di competenze e capacità allargate, qual i l’ascolto, la sintesi, la leadership, l’organizzazione e la responsabilità sociale. Ogni singolo evento forma gli angoli e le pieghe della persona. Così assume sempre più importanza saper dare spazio, anche all’interno di un breve CV, alle competenze acquisite, descritte e motivate proprio mostrando di aver colto ricchezza da ciascuna esperienza riportata.
“Diploma di tecnico commerciale con indirizzo internazionale e informatico”  può diventare,  specificando  nella sezione delle competenze acquisite:  “Negli anni del percorso di istruzione secondaria ho affinato specifiche competenze linguistiche e comunicative in campo commerciale e di marketing acquisendo consapevolezza degli strumenti utili a valorizzare le fasi di vendita dei prodotti.
L’indirizzo informatico mi ha altresì consentito di acquisire padronanza di numerosi strumenti informatici, di cui il marketing si avvale per realizzare gli obiettivi desiderati”.
Comprendere in che modo realizzare, all’interno di un CV, la desiderabile coincidenza tra attitudine e motivazione personali ed esigenze aziendali  richiede elevata  consapevolezza  della propria personalità, delle aspirazioni e della risorsa umana che si possiede interiormente. Non esistono  form  predefiniti, non possono esistere se si crede nella  unicità del singolo e del proprio percorso. Le caratteristiche personali  –  flessibilità, attitudine a gestire lo stress, positività, perseveranza, pazienza, attitudine ad imparare dagli insuccessi  –  soprattutto vista la diffusione nei contesti professionali di dinamiche collaborative, cooperative ed orizzontali,  devono necessariamente integrare la tradizionale valutazione delle competenze, poiché rappresentano forse il valore aggiunto in grado di differenziare una risorsa e renderla giusta per una specifica occupazione.
Scrivere la propria storia, il proprio CV significa scrivere di sé. Esercizio di razionalità ed emozione, di mente e pancia. Insieme.
 
Eliana Bellezza
ADAPT Community Manager
@ADAPTpeople

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