Expo milano 2015: che fare per il lavoro?

Sul sito web di Expo 2 numeri compaiono immediatamente in risalto: in rosso i giorni mancanti all’inizio dell’evento: oggi 441; in verde il numero dei Paesi partecipanti: 142, il più alto di sempre!

Le previsioni parlano di 20 milioni di visitatori attesi, 5.000 lavoratori e 20.000 volontari coinvolti sul sito espositivo ed una ricaduta di circa 200.000 posti di lavoro aggiuntivi che si verranno a creare in Lombardia durante i 6 mesi della manifestazione.

 

Ottime notizie per lo stato comatoso in cui versa la nostra economia.

Per fortuna c’è ancora qualcuno vitale che cerca di prendere inziativa, per non perdere (anche) questo carro.

Ci riferiamo:

1) all’appello fatto alla Regione da Gigi Petteni, Segretario Generale Cisl Lombardia, il 24 gennaio scorso, affinché vengano convocati gli stati generali sul lavoro “per combattere la crisi in Lombardia e fare di Expo un evento di lavoro e per il lavoro”;

2) ai 50 progetti per rilanciare le imprese e il territorio milanese, ufficializzati ad inizio gennaio da Gianfelice Rocca, Presidente di Assolombarda, con una sezione dedicata ad “Expo, la grande occasione”, che avremo modo di approfondire prossimamente;

3) alla proposta recentemente avanzata dal Sen. Pietro Ichino di Scelta Civica, relativa alla sperimentazione biennale, in funzione di Expo 2015 e dell’accelerazione della ripresa economica, di un contratto più snello e meno costoso, con riguardo agli “starter workers” e ai “mini job”.

 

Vogliamo unirci al coro dei propositivi ed avanzare anche noi una proposta aggiuntiva: in vista di Expo 2015, si sperimenti in tutto il territorio lombardo, nel biennio 1° aprile 2014 – 31 marzo 2016, il contratto di somministrazione a-causale, con contestuale eliminazione dei vincoli numerici di ricorso ai lavoratori somministrati.

 

Ci spieghiamo meglio. Le aziende utilizzatrici che ricorrono alla somministrazione dal 2003 debbono giustificarlo inserendo nel contratto commerciale una motivazione (organizzativa, tecnica, produttiva o sostitutiva), che in termini tecnici viene denominata “il causalone”. Il problema è che nel tempo le causali si sono rivelate un ostacolo alla diffusione di contratti di buona flessibilità, dando vita a contenziosi legali proprio sulla idoneità della causale.

 

Però un fatto nuovo è intervenuto nel panorama della legislazione comunitaria: la direttiva europea n. 104/2008 ha invitato gli stati membri a rimuovere tutti gli ostacoli alla diffusione del contratto di somministrazione di lavoro tramite agenzia, reputandolo il più idoneo a coniugare le esigenze di flessibilità delle imprese con quelle di sicurezza dei lavoratori.

 

Nella legislazione questi sono appunto il “causalone” ed i vincoli numerici di ricorso alla somministrazione, in capo alle aziende utilizzatrici.

Essi avrebbero lo scopo di contenerne l’eccessivo ricorso da parte delle imprese. Ma questa è una preoccupazione infondata, poiché la parità di trattamento economico tra il lavoratore assunto direttamente dall’impresa e quello somministrato, cui va ad aggiungersi il margine commerciale applicato dall’agenzia, rappresenta un fattore di autoregolamentazione dell’istituto tale da evitare gli abusi, data la sua non economicità nel lungo periodo.

 

Le parti sociali lombarde, dietro auspicabile istanza della Regione, procedano dunque rapidamente a riunirsi per mettere in campo un innovativo accordo del lavoro, capace di trasformare in buoni posti di lavoro “flessicuri” tutte le opportunità che Expo genererà, puntando sulle Agenzie per il lavoro e la loro capacità di selezionare, formare, gestire e, grazie anche alla dote unica lavoro regionale, ricollocare i lavoratori coinvolti.

 

Antonio Bonardo

Group Director Public Affairs, GiGroup

 

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