Uber Eats, in Spagna finisce l’era dei rider autonomi. Ma la sfida si sposta sulla contrattazione collettiva
Interventi ADAPT, Mercato del lavoro
| di Lavinia Serrani
L'accordo raggiunto con i sindacati CCOO e UGT prevede l’assunzione degli ultimi 4.286 fattorini autonomi e il miglioramento delle condizioni di lavoro di oltre 8.000 addetti. Si chiude una lunga stagione di controversie sulla qualificazione dei rapporti di lavoro, mentre si apre quella della regolazione collettiva di un settore organizzato attraverso piattaforme digitali e imprese appaltatrici.
La Spagna compie un ulteriore passo nel processo di trasformazione del lavoro nelle piattaforme digitali di consegna a domicilio. Il 27 ottobre 2026 Uber Eats ha raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali Comisiones Obreras (CCOO) e Unión General de Trabajadores (UGT) per porre definitivamente fine al ricorso ai fattorini autonomi. Entro il 30 novembre, gli ultimi 4.286 rider che operano con questa forma contrattuale saranno assunti come lavoratori subordinati. Dal 1° dicembre non sarà quindi più possibile effettuare consegne per Uber Eats in Spagna in qualità di lavoratore autonomo.
L’intesa rappresenta il completamento di una transizione annunciata dalla piattaforma nel gennaio 2026, dopo anni di controversie giudiziarie, interventi ispettivi e pressioni sindacali. Secondo i dati comunicati dall’azienda, dall’inizio dell’anno oltre 14.000 fattorini sono già stati assunti dalle imprese collaboratrici e iscritti al regime generale della previdenza sociale spagnola. Con l’ultimo accordo, anche la componente residua dei lavoratori autonomi viene ricondotta al lavoro subordinato.
La notizia assume particolare rilievo perché Uber Eats era rimasta l’ultima grande piattaforma del settore della consegna di cibo a domicilio in Spagna a utilizzare ancora in misura significativa lavoratori autonomi. La concorrente Glovo aveva già avviato un analogo cambiamento del proprio modello occupazionale. Si conclude così, almeno per i principali operatori del mercato, una fase nella quale il ricorso al lavoro autonomo aveva costituito uno degli elementi caratterizzanti dell’organizzazione delle consegne.
La trasformazione non può tuttavia essere letta soltanto come il passaggio da una tipologia contrattuale a un’altra. L’accordo segnala anche uno spostamento del confronto tra imprese e sindacati: dalla controversia sulla natura giuridica del rapporto alla definizione delle condizioni economiche e normative del lavoro subordinato.
Il percorso spagnolo è strettamente collegato all’evoluzione del quadro normativo. Nel 2021 il legislatore aveva introdotto la cosiddetta Ley Rider (si rimanda al riguardo all’articolo La legge è approvata: in Spagna i rider sono lavoratori dipendenti, pubblicato su Bollettino ADAPT del 17 maggio 2021, n. 19), intervenendo sullo status occupazionale dei fattorini delle piattaforme digitali di consegna e rafforzando gli strumenti di informazione delle rappresentanze dei lavoratori rispetto ai sistemi algoritmici utilizzati dalle imprese. La legge ha rappresentato un passaggio significativo nel tentativo di ricondurre le nuove forme di organizzazione digitale del lavoro entro le categorie e le garanzie del diritto del lavoro.
L’adozione della normativa non aveva però determinato automaticamente il superamento dei modelli fondati sul lavoro autonomo. Le piattaforme avevano seguito strategie differenti e la concreta applicazione delle nuove disposizioni aveva richiesto ulteriori interventi dell’amministrazione e della magistratura.
Il caso Uber Eats è emblematico. Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, un’indagine della Inspección de Trabajo ha contestato alla società il mancato versamento di circa 110 milioni di euro di contributi previdenziali, con riferimento a circa 60.000 fattorini impiegati come autonomi tra il 2022 e il 2025. La società ha accettato di corrispondere le somme richieste. Il cambiamento del modello occupazionale è inoltre maturato in un contesto nel quale il Ministero del Lavoro aveva prospettato possibili iniziative anche sul piano penale in caso di mancato adeguamento.
Questi elementi mostrano come il processo di regolarizzazione sia il risultato dell’interazione tra legislazione, attività ispettiva e iniziativa sindacale. L’accordo del 27 ottobre aggiunge però un ulteriore elemento: il riconoscimento della negoziazione collettiva quale strumento per accompagnare la riorganizzazione del settore.
Un aspetto centrale dell’intesa riguarda infatti il soggetto che assumerà i lavoratori. I 4.286 rider non entreranno direttamente alle dipendenze di Uber Eats, ma saranno assunti da Quinde Crew, un’impresa di nuova costituzione alla quale la piattaforma affiderà le attività di consegna. La subordinazione viene quindi riconosciuta, ma all’interno di un’organizzazione produttiva che continua a basarsi sull’esternalizzazione del servizio. È una distinzione tutt’altro che secondaria. Il superamento del lavoro autonomo non comporta necessariamente l’internalizzazione del personale da parte della piattaforma digitale. La gestione operativa delle consegne resta affidata a soggetti formalmente distinti, con conseguenze rilevanti per l’individuazione del datore di lavoro, la distribuzione delle responsabilità e l’esercizio dei diritti collettivi.
La questione centrale diventa allora quella della capacità della contrattazione collettiva di governare un sistema nel quale la piattaforma mantiene un ruolo centrale nell’organizzazione economica e tecnologica del servizio, mentre i rapporti di lavoro sono formalmente intestati ad altre imprese. Ed è proprio su questo terreno che si colloca una delle principali novità dell’accordo. Le parti hanno previsto la costituzione di una commissione permanente di dialogo alla quale parteciperà anche Closer Logistics, società che impiega oltre 4.000 fattorini e che, come Quinde Crew, opera esclusivamente per Uber Eats. Il confronto riguarderà così una componente che rappresenta, secondo CCOO, oltre il 70% dell’attività operativa della piattaforma.
L’intesa prevede inoltre una commissione di monitoraggio, incaricata per tre anni di verificare il rispetto degli impegni assunti. Il dialogo permanente affronterà questioni quali l’andamento dell’occupazione, i salari, la distribuzione dell’orario di lavoro, la gestione algoritmica e i conflitti connessi ai processi di elezione delle rappresentanze sindacali.
Le condizioni economiche concordate per i lavoratori destinati a Quinde Crew saranno progressivamente estese anche ai dipendenti di Closer Logistics, attraverso incrementi salariali quadrimestrali da completare entro un anno. Si tratta di un tentativo di ridurre le differenze di trattamento tra lavoratori che svolgono attività analoghe nell’ambito della medesima piattaforma, pur essendo formalmente dipendenti di imprese differenti.
Particolarmente significativa è l’attenzione riservata alla gestione algoritmica. Nei servizi di consegna, le tecnologie digitali non costituiscono soltanto strumenti di intermediazione commerciale, ma intervengono concretamente nell’organizzazione delle prestazioni, nell’assegnazione degli ordini e nella distribuzione delle opportunità di lavoro. Il loro funzionamento può quindi incidere direttamente sulle condizioni dei lavoratori, anche quando il rapporto contrattuale è instaurato con un’impresa diversa dal gestore della piattaforma.
L’inserimento di queste materie nell’agenda del confronto sindacale evidenzia come il riconoscimento della subordinazione rappresenti soltanto una parte del problema regolatorio. Occorre anche costruire strumenti di partecipazione e controllo collettivo sulle modalità concrete di esercizio dei poteri organizzativi.
L’obiettivo più ambizioso indicato dalle parti è tuttavia l’avvio urgente di una negoziazione per un contratto collettivo di settore. Uber Eats, Quinde Crew, Closer Logistics, CCOO e UGT hanno manifestato la volontà di definire una disciplina collettiva specifica per l’attività di consegna, superando la frammentazione delle condizioni applicate dalle diverse imprese. La richiesta sindacale è quella di costruire un quadro negoziale capace di riconoscere le specificità del lavoro di consegna organizzato mediante piattaforme digitali.
L’esperienza spagnola offre così uno spunto di riflessione che supera i confini nazionali. Dopo una prima fase dominata dalla questione della qualificazione giuridica dei rapporti, il confronto si concentra sempre più sull’organizzazione del lavoro, sulla regolazione degli appalti e sulla costruzione di standard collettivi comuni.
La vicenda di Uber Eats mostra, in buona sostanza, che la sfida non consiste soltanto nel ricondurre le piattaforme digitali entro il perimetro delle regole del lavoro, ma anche nel rendere tali regole effettive all’interno di modelli produttivi caratterizzati da esternalizzazione, frammentazione organizzativa e gestione algoritmica. È su questo terreno che si misurerà, nei prossimi anni, la capacità delle relazioni industriali di accompagnare la trasformazione digitale del lavoro.
Bollettino ADAPT 2 novembre 2026, n. 39
Ricercatrice ADAPT
Responsabile Area Ispanofona
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