14 marzo 2014

Il Codice semplificato del lavoro: si può fare subito e noi siamo pronti

Pietro Ichino, Michele Tiraboschi

 


Il 22 novembre scorso vi abbiamo dato notizia della attivazione di un gruppo di lavoro per l’elaborazione di un Codice del lavoro semplificato, aperto a tutti gli studiosi ed esperti della materia che vi fossero interessati. Al nostro appello hanno risposto oltre 200 tra ricercatori, uomini e donne di azienda e del sindacato, avvocati, consulenti ed esperti a vario titolo che, fra dicembre e febbraio, hanno lavorato molto intensamente utilizzando una piattaforma di cooperazione in rete attivata da ADAPT.

Il primo risultato di questo lavoro è una conferma della bontà del metodo pratico: la piattaforma ha funzionato benissimo e il confronto ha arricchito quanti vi hanno partecipato offrendo diversi punti di vista, culturali e interdisciplinari, che risultano sempre preziosi nella elaborazione di un testo normativo che non voglia essere “calato dall’alto”. L’altro risultato ? non secondo per importanza – è il testo legislativo che oggi pubblichiamo, anche in vista dell’imminente processo di attuazione del Jobs Act, secondo le deleghe approvate dal Consiglio dei Ministri di mercoledì 12 marzo e di cui avremo modo di discutere assieme al Ministro del lavoro il 19 marzo prossimo, a Roma, nel corso del 12° convegno in ricordo di Marco Biagi.

 

È, certo, un testo ancora apertissimo a tutte le correzioni e integrazioni che emergeranno dalla discussione in sede accademica, sindacale e parlamentare. Esso tuttavia fin d’ora dimostra come la semplificazione della legislazione su questa materia sia possibile, e anzi matura, non solo sul piano tecnico ma anche sul piano politico. I componenti del gruppo di lavoro che hanno discusso il testo in ogni sua parte, pur annoverando studiosi ed esperti di provenienza e di orientamento molto diversi tra loro, hanno raggiunto nella maggior parte dei casi una convergenza largamente prevalente su di una soluzione; e solo in un numero relativamente esiguo di casi (art. 2092 su compenso orario minimo; art. 2103 in tema di ius variandi; art. 2117 in tema di dimissioni; artt. 2118-19 in tema di licenziamento; art. 2127 in tema di somministrazione di lavoro) hanno individuato due soluzioni alternative, entrambe compatibili sul piano sistematico con il resto del Codice, oltre che con gli obiettivi fondamentali della semplificazione e dell’allineamento della nostra legislazione ai migliori modelli disponibili nel panorama internazionale e comparato. Ulteriori soluzioni alternative sono, ovviamente, prospettabili su questi come su altri articoli del Codice; ma il testo che proponiamo all’esame della comunità scientifica, degli “addetti ai lavori” e soprattutto del Ministro del lavoro e delle parti sociali mostra come l’obiettivo della semplificazione – sul quale in linea di principio tutte le forze politiche e le parti sociali concordano – sia concretamente a portata di mano. Al Governo e al Parlamento il compito di scegliere tra queste – e anche eventuali altre – alternative sui singoli punti, salvaguardando l’impianto del nuovo Codice.

 

La riforma proposta è strutturata in forma di novella degli articoli del Codice civile. E una cura particolare è stata posta nel far sì che il nuovo testo di ciascun articolo abbia per oggetto, nella misura del possibile, la stessa materia dell’articolo originario: questo per ridurre al minimo – in omaggio alle guidelines contenute nel Decalogue for Smart Regulation emanato dal Gruppo di alto livello UE a Stoccolma il 10 novembre 2009 – l’impegno che gli operatori dovranno dedicare al reperimento delle nuove norme. Ma l’inserimento di questi 58 articoli nel corpo del Codice civile ha anche due altri significati:

 

quello di sottolineare, e in qualche misura recuperare, l’appartenenza del diritto del lavoro al diritto civile e quindi il rilievo centrale che in esso assumono – sia pure con i correttivi richiesti dalla particolarità strutturale del mercato del lavoro – il principio di autonomia negoziale come prerogativa fondamentale della persona e le regole generali in materia di obbligazioni e contratti contenute nel titolo IV, con il quale il titolo V Del Lavoro è strettamente interconnesso;

quello di recuperare, del nostro Codice civile, la sobrietà ed essenzialità della scrittura; che nella materia del lavoro significa ricondurre la legge statuale alla sua funzione originaria di fissazione di principi e regole essenziali, in armonia con gli ordinamenti sovranazionali, restituendoalla contrattazione collettiva – soprattutto, ma non soltanto, al livello aziendale – la sua funzione originaria di adattare, in una logica di sussidiarietà, i terms and conditions secondo esigenze che mutano nel tempo e nei diversi contesti.

 

In questa fase si è preferito comprendere nell’intervento legislativo soltanto la materia dei rapporti individuali di lavoro, lasciando fuori quella dei rapporti sindacali e della contrattazione collettiva, in considerazione del fatto che quest’ultima richiederà con tutta probabilità una riscrittura dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo 39 della Costituzione, con tempi nettamente maggiori rispetto a quelli che possono invece essere realisticamente richiesti per l’approvazione in Parlamento di una delega legislativa al Governo e il successivo varo di questo Codice semplificato. Nulla vieterà di completare l’opera, non appena la riforma costituzionale sarà stata compiuta, adottando lo stesso metodo per la riscrittura degli articoli da 2063 a 2074 del Codice civile.

 

Per concludere, rivolgiamo un ringraziamento vivissimo a tutti coloro che hanno partecipato al Gruppo autore di questo lavoro, nonché a tutti coloro che vorranno contribuire nel prossimo futuro, con le loro osservazioni e proposte, all’ulteriore miglioramento del testo.

 

Pietro Ichino

Senatore della Repubblica

@PietroIchino

 

Michele Tiraboschi

Coordinatore scientifico ADAPT

@Michele_ADAPT

 

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