Tiraboschi: “Vi spiego tutti i difetti del Decreto Dignità scritto da Di Maio”

Intervista a Michele Tiraboschi a cura di Michele Arnese (Start Magazine, 27 giugno 2018)


Che cosa pensa della bozza del Decreto Dignità messa a punto dal ministero del Lavoro retto da Luigi Di Maio il professore Michele Tiraboschi, docente di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia nonché direttore del Centro Studi internazionali e comparati DEAL (Diritto, Economia, Ambiente, Lavoro del Dipartimento di Economia Marco Biagi)

 

Professore, su Twitter ieri sera lei ha scritto: “Questo decreto (se dovesse uscire così, senza mediazioni) sarebbe un pugno nello stomaco per tutto il sistema delle imprese”. Perché?

Mi ha colpito la tecnica, a questo punto voluta dopo il precedente dei rider, di far circolare in anticipo i testi integrali dei decreti. Quasi a voler lanciare il sasso in avanti per poi mediare una formula di compromesso “migliorativa” in questo caso con la rappresentanza datoriale. Un messaggio del tipo: non lamentatevi troppo e anzi accontentatevi perché vi poteva anche andare molto peggio. Di certo, se quello fatto circolare dovesse essere il testo finale, sarebbe un attacco frontale alla impresa italiana, indifferentemente grande e piccola, manifattura e terziario.

 

Entriamo nel merito della bozza di decreto. Che cosa pensa delle modifiche alle clausole dei contratti a termine? Si agevola così l’assunzione a tempo indeterminato?

La storia del nostro Paese ci insegna che non è così che si incentiva l’assunzione a tempo indeterminato. Ad ogni stretta sul lavoro temporaneo si accompagna un’esplosione delle collaborazioni coordinate e continuative, delle esternalizzazioni e del lavoro in nero. In fondo comunque resta un nodo che il Jobs Act non ha risolto e cioè comprendere la profonda trasformazione del mercato del lavoro dove non ha più senso, tanto più dopo il superamento dell’articolo 18, la contrapposizione tra lavoro stabile e precario. Tutto il lavoro è fluido e le uniche protezioni sono nei sistemi di welfare e nella formazione delle persone. Attaccare le tutele ai contratti è una scelta perdente…

 

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