6 giugno 2016

The Future is Agile

Guido Dal Ponte, Dario Pandolfo, Giulia Rosolen


Cambia il mondo del lavoro, cambiano le esigenze delle imprese, cambia il modo di fare placement. Nascono nuovi mestieri, nuovi modi di lavorare e di fare impresa. Si tratta della grande trasformazione del lavoro (industry 4.0., sharing economy e gig economy.

 

Non sono scenari avveniristici. Il Word Economic Forum ricorda che i principali cambiamenti si verificheranno da qui ai prossimi cinque anni e che il prezzo che potremmo pagare, in assenza di una precisa strategia, rischia di essere molto alto: disoccupazione tecnologica di massa, obsolescenza di professionalità e competenze, aggravamento del già marcato disallineamento tra domanda e offerta di lavoro con una definitiva marginalizzazione dell’Italia nello scenario economico globale.

 

Il futuro è già arrivato. Come si stanno attrezzando le imprese, le istituzioni e gli attori del mercato del lavoro? Qual è stato l’impatto di questi cambiamenti sul modo di fare placement e di fare università? Come influiscono questi cambiamenti nella gestione delle risorse umane e nelle transizioni occupazionali?

 

Ne abbiamo discusso lo scorso il 17 maggio all’Università Cattolica di Milano con tanti autorevoli esponenti del mondo delle imprese, delle istituzioni, delle associazioni e con i molti giovani presenti. Quella è stata per noi anche l’occasione per presentare il nostro nuovo progetto, IRoad, nato proprio per cercare di dare una risposta concreta a questi interrogativi.

 

IRoad è un progetto originale, difficilmente descrivibile nella sua interezza in poche parole. Ci piace definirlo come un’infrastruttura agile, una piattaforma innovativa, un hub, capace di promuovere e facilitare le sinergie e le contaminazioni tra imprese, ricerca e alta formazione con l’obiettivo di valorizzare l’apporto che giovaniri cercatori, progettisti e creativi possono fornire all’interno delle imprese del settore privato in termini di innovazione e cambiamento.



La società della conoscenza, l’economia della creatività, il mondo del lavoro del futuro non avrà bisogno di lavoratori ammaestrati a svolgere acriticamente il loro compito o colmi di nozioni che non riescono a tradurre in azione ma di collaboratori (ancor prima che dipendenti) capaci di innovare, competere, gestire l’incertezza. In questo contesto si aprono nuovi spazi per le figure di ricercatori, progettisti e innovatori, capaci di operare in contesti aziendali.

 

In questo contesto in continua evoluzione, dove la creatività gioca un ruolo strategico, la tecnologia rappresenta una forza propulsiva della trasformazione, con cui il mondo dell’educational e quello dell’impresa non posso che confrontarsi secondo logiche necessariamente paritarie e collaborative, sperimentando strumenti nuovi e rafforzando quelli esistenti che hanno dimostrato di funzionare, come l’apprendistato di alta formazione e di ricerca.

 

Un mercato del lavoro nuovo, richiede allora di ridisegnare le regole dell’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro per farle dialogare in modo diverso e di ripensare ai modelli organizzativi e alla gestione delle risorse umane per riprogettarli in chiave completamente diversa. E’ chiaro che tutto questo richiede un momento di forte discontinuità rispetto a quanto in essere, nella consapevolezza che proprio il tema dell’agilità ad essere strategico per la costruzione del futuro dove a sorreggere il sistema non ci saranno più infrastrutture “pesanti” ma reti del sapere agili capaci di guidare l’economia globale a partire dalle competenze delle persone.

 

La stessa funzione delle risorse umane delle imprese in queste economie del futuro dovrà evolvere da un ruolo spesso assimilato a servizio amministrativo a uno di funzione strategica con responsabilità di regia nel processo di valorizzazione del capitale umano, presidiando la progettazione e collaborando con le istituzioni formative alla costruzione delle figure professionali di domani.

 

L’Italia investe meno degli altri Paesi Europei in ricerca e sviluppo ed è uno dei Paesi sviluppati con il minor numero di ricercatori al mondo. E così soprattutto perché in Italia la parola ricerca rimane associata alla vecchia idea di missione pubblica e di lavoro accademico. Ma sono numerose le imprese italiane che fanno ricerca ad altissimi livelli affiancate da reti e distretti di innovazione che nulla hanno da invidiare ai migliori centri di ricerca internazionale e che spesso collaborano anche se di piccole dimensioni anche in assenza di un sistema, grazie solo alla pazienza e all’ostinazione di chi ancora crede che il nostro Paese possa cambiare.

 

La prima urgenza a cui rispondere è quella di dare visibilità e riconoscimento al ruolo e alla figura professionale del ricercatore.

 

Perché la ricerca prima che con le strutture e le “infrastrutture” la si fa con i ricercatori, sono loro i promotori del cambiamento e da loro occorre partire per abbattere quei muri, che impediscono al nostro paese di essere competitivo e tornare a crescere, mettendo a disposizione del sistema gli strumenti giuridici e contrattuali per rispondere alle sfide dell’innovazione.

 

Con IRoad, guardiamo al futuro, un futuro agile e inedito dove l’esperienza formativa e professionale non ha come orizzonte l’occupabilità a breve termine ma guarda alle persone alle loro capacità di cambiamento, di fare domani quello che oggi non riusiamo nemmeno a immaginare e non solo a prevedere.

 

IRoad ricerca, seleziona e forma giovani ad elevato potenziale, preparandoli non solo a leggere e interpretare le grandi trasformazioni in atto, ma a guidarle.

 

Riconoscendo nella formazione la principale leva di placement, IRoad incide sui processi educativi e formativi con un gioco di anticipo rispetto ai fabbisogni del mondo delle imprese, in particolare attraverso l’apprendistato di alta formazione e di ricerca.

 

Creiamo le alleanze per il futuro, mettendo in rete chi ancora pensa che il domani sia di chi si chiede “perché no”.

 
 

Guido Dal Ponte

Dottorando di ricerca in Formazione della persona e mercato del lavoro

Università degli Studi di Bergamo, ADAPT-CQIA

@dalponteguido

Dario Pandolfo

Dottorando di ricerca in Formazione della persona e mercato del lavoro

Università degli Studi di Bergamo, ADAPT-CQIA

@_1881

Giulia Rosolen

ADAPT Research Fellow

@GiuliaRosolen

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