29 giugno 2020

Politically (in)correct – Le “anime morte” della previdenza complementare e altri aspetti nella Relazione Covip per il 2019

Giuliano Cazzola


Bollettino ADAPT 29 giugno 2020, n. 26

 

La relazione della Covip per il 2019 (pubblicata e sommariamente illustrata da un video del suo presidente Mario Padula) ci fornisce un quadro di sintesi del sistema dopo un quarto di secolo dalla sua ri-fondazione -in un’ottica strategica – per essere ‘’complementare’’ alle prestazioni della previdenza obbligatoria, resa sostenibile attraverso le riforme, in modo da compensare col ‘’secondo pilastro’’ il venir meno del ‘’lucro cessante’’ garantito dalle norme generose del primo. Alla fine del 2019, la previdenza complementare conta 380 forme pensionistiche (18 in meno dell’anno precedente) per complessivi 8,263 milioni di iscritti, il 4 per cento in più rispetto al 2018; in rapporto alle forze di lavoro, essi sono pari al 31,4 per cento. Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni, pari a 185,1 miliardi di euro, sono in crescita del 10,7 per cento rispetto al 2018; esse si ragguagliano al 10,4 per cento del PIL e al 4,2 per cento delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

L’aumento delle risorse accumulate, circa 17,9 miliardi di euro, è stato determinato da contributi per 16,1 miliardi, a fronte di uscite per prestazioni e altre voci della gestione previdenziale per 8,4 miliardi; il saldo della gestione finanziaria è stato positivo per circa 10,2 miliardi di euro.

 

La struttura dell’offerta 

 

A fine 2019 operavano nel sistema 380 forme pensionistiche complementari, così ripartite: 33 fondi pensione negoziali, 41 fondi pensione aperti, 70 piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP) cosiddetti “nuovi” e 235 fondi pensione preesistenti (quelli già istituiti e operanti prima della riforma del 1993); questi ultimi erano composti, lo scorso anno, da 161 fondi autonomi, cioè provvisti di soggettività giuridica, e 74 fondi “interni”, ossia piani pensionistici costituiti come posta contabile nel bilancio di singole aziende (tipicamente bancarie o assicurative) e gestiti all’interno delle aziende stesse a favore di propri dipendenti. Nel totale complessivo è ancora incluso FONDINPS, forma residuale istituita presso l’INPS, in via di soppressione, che accoglie i flussi di TFR dei lavoratori silenti per i quali gli accordi collettivi non hanno individuato un fondo pensione di riferimento. Anche nel 2019 si è registrata una riduzione del numero delle forme pensionistiche, confermando una tendenza ormai in essere da tempo: 18 forme in meno rispetto al 2018, di cui 16 fondi preesistenti e due fondi aperti. Venti anni prima, nel 1999, le forme erano 739, quasi il doppio. La riduzione ha avuto luogo in massima parte tra i fondi preesistenti (383 fondi cancellati), in misura minore tra i fondi aperti (diminuiti di 47 unità) mentre risultano invariati i fondi negoziali; essa è in parte compensata dall’istituzione dei PIP “nuovi”, a partire dal 2007. L’evoluzione descritta è dipesa dal diverso contesto che caratterizza i singoli settori della previdenza complementare. I fondi negoziali ormai coprono quasi tutti i settori di attività economica, inclusa gran parte della Pubblica Amministrazione. Il numero delle iniziative attualmente in essere è anche il risultato di processi di aggregazione che, laddove possibile, hanno coinvolto esperienze caratterizzate da bacini contigui di potenziali aderenti, sfruttando sinergie operative e aumentando la scala dimensionale. Nei fondi preesistenti il processo di razionalizzazione dell’offerta è stato guidato dalle operazioni di fusione e acquisizione che hanno interessato le aziende bancarie e assicurative, da tempo promotrici di iniziative previdenziali a favore dei propri dipendenti. In diversi casi, l’unione in gruppi finanziari più ampi di diverse aziende nelle quali erano già in essere iniziative previdenziali ha condotto a concentrare gli schemi esistenti in uno o due fondi di gruppo, distinti in base al regime di contribuzione ovvero di prestazione definita. La Relazione, da alcuni anni, dà conto di un aspetto preoccupante. In presenza di un costante aumento degli scritti (nel 2019 più del 4% rispetto all’anno precedente) è ragguardevole il numero di coloro che hanno cessato di versare i contributi.

 

Le iscrizioni alle diverse forme

 

I fondi pensione negoziali contano 3,095 milioni di iscritti, il 5 per cento in più rispetto al 2018. Il 36 per cento (1,141 milioni di unità) del totale degli attuali iscritti ha fatto ingresso nel settore dei fondi negoziali tramite il meccanismo di adesione contrattuale, introdotto per alcuni fondi a partire dal 2015. Per effetto di tale meccanismo, il datore di lavoro versa il contributo previsto dal contratto di riferimento a favore di tutti i lavoratori ai quali si applica tale contratto; il versamento affluisce al fondo individuato dalla contrattazione collettiva e, laddove non sia già iscritto, iscrive in modo automatico il lavoratore a tale fondo. Ai fondi pensione aperti sono iscritti 1,516 milioni di individui, in crescita del 6,1 per cento rispetto al 2018; gli iscritti ai PIP “nuovi” sono 3,264 milioni, il 4,3 per cento in più. Includendo anche i circa 354.000 iscritti dei “vecchi” PIP ed escludendo le doppie iscrizioni tra PIP “nuovi” e “vecchi”, il segmento dei piani individuali di tipo assicurativo conta circa 3,6 milioni di aderenti.

Completano il quadro i 618.000 iscritti ai fondi preesistenti e i 27.900 a FONDINPS. Il grado di diffusione della previdenza complementare può essere valutato rispetto alle forze di lavoro, platea pari a 25,941 milioni di unità nella media del 2019 (occupati e persone in cerca di occupazione con almeno 15 anni di età). Considerando il numero di iscritti a livello di sistema, depurato degli individui minori di 15 anni, il tasso di partecipazione è del 31,4 per cento rispetto al 30,2 del 2018. Se riferito ai soli iscritti che hanno versato contributi nell’anno appena trascorso, detto tasso scende al 23,3 per cento (22,7 nel 2018). È questo un aspetto preoccupante che la Relazione segnala da alcuni anni: pur in presenza di un costante aumento degli scritti (nel 2019 più del 4% rispetto all’anno precedente) è ragguardevole (superiore a 2 milioni di ‘’anime morte’’) il numero di coloro che hanno cessato di versare i contributi.

 

La previdenza complementare in Italia – Tassi di partecipazione 

(dati di fine 2019)                              Numero  Tasso di partecipazione rispetto alle forze di lavoro (%) 
Iscritti totali 8.263.593 31,4
Iscritti versanti 6.084.308 23,3
Per memoria: Forze di lavoro                                                   25.941.000

  

Le “anime morte”

 

Le posizioni contributive non alimentate, includendo anche i PIP “vecchi” sulla base di dati parzialmente stimati, hanno raggiunto quota 2,7 milioni pari al 29,6 per cento del totale (28,2 per cento nel 2018), 239.000 in più rispetto al 2018. La maggior parte delle sospensioni contributive ha luogo nelle forme di mercato ad adesione individuale: 1.165.000 unità nei PIP “nuovi” (34,1 per cento delle posizioni totali) e 599.000 nei fondi aperti (38,6 per cento del totale), in rispettivo aumento, rispettivamente, di 83.000 e di 37.000 unità. Il fenomeno è, tuttavia, in significativo aumento anche nei fondi negoziali: negli ultimi quattro anni si è passati dal 13 per cento delle posizioni totali registrato nel 2016 al 21,1 del 2019, per un totale di circa 667.000 unità, di cui 105.000 aggiuntesi nel corso dell’ultimo anno. Circa 395.000 sono riconducibili a posizioni aperte a seguito di adesioni contrattuali; il 34,6 per cento del totale delle posizioni attivate attraverso tale modalità non ha ricevuto versamenti nel corso del 2019. Ben 351.000, pari al 39,2 per cento del totale, sono posizioni di pertinenza del fondo di riferimento per il settore edile, il cui bacino è caratterizzato da elevata discontinuità occupazionale.

Sono 119.000 le posizioni che nei fondi preesistenti sono prive di versamenti nel 2019, 15.000 in più rispetto all’anno precedente; esse si ragguagliano al 18,3 per cento delle posizioni totali (16,2 per cento nel 2018). La crescita dei non versanti nei fondi preesistenti è strettamente correlata al numero di soggetti che hanno perso i requisiti di partecipazione al fondo in quanto interessati dagli istituti di accompagnamento alla pensione previsti dalla contrattazione collettiva in occasione di processi di ristrutturazione nel settore del credito. La crescita del numero di posizioni non alimentate è anche correlata al fenomeno delle posizioni multiple su più prodotti di previdenza complementare facenti capo a uno stesso individuo.

 

Le risorse destinate alle prestazioni

 

Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni dalle forme pensionistiche complementari ammontano a 185,1 miliardi di euro alla fine del 2019; in ragione d’anno, la crescita è stata del 10,7 per cento. Per i fondi preesistenti le risorse di pertinenza ammontano a 63,5 miliardi, il 6,2 per cento in più rispetto al 2018. Nei fondi negoziali il patrimonio è di 56,1 miliardi e di 22,8 miliardi nei fondi aperti con incrementi, rispettivamente, dell’11,4 e del 16,4 per cento. I piani individuali di tipo assicurativo totalizzano nel complesso 42,5 miliardi di euro; di cui 35,5 miliardi sono accumulati presso i PIP “nuovi”, in aumento del 15,5 per cento sul 2018. Se confrontato con l’inizio del 2007, anno della riforma della previdenza complementare a modifica e integrazione delle discipline introdotte nel 1993 e nel 1995, il totale delle risorse destinate alle prestazioni si è più che triplicato, passando da 51,6 a 185,1 miliardi di euro, corrispondenti al 7,4 per cento in termini di crescita media annua composta. L’incidenza dei fondi preesistenti sul totale delle risorse è scesa dal 66 al 34 per cento; per contro, è salita quella dei fondi negoziali, dal 18 al 30 per cento, dei fondi aperti, dal 7 al 12 per cento e dei PIP (vecchi e nuovi) dal 9 al 23 per cento.

 

Il ruolo del tfr nel finanziamento della previdenza complementare e le altre modalità (prevalenti) di utilizzo

 

Nel 2019 il flusso complessivo di TFR generato nel sistema produttivo può essere stimato in circa 27,4 miliardi di euro; di questi, 15,2 miliardi sono rimasti accantonati presso le aziende, 6,3 miliardi versati alle forme di previdenza complementare e 5,9 miliardi destinati al Fondo di Tesoreria. Dalla riforma del 2007, su 320,7 miliardi di TFR il 78,6 per cento, pari 252 miliardi o è rimasto in azienda (177,8 miliardi, il 55,5 per cento del totale) o è confluito nel Fondo di Tesoreria (74,2 miliardi, il 23,1 per cento); la quota destinata alla previdenza complementare è stata pari a 68,6 miliardi di euro, il 21,4 per cento del totale.

 

TFR generato nel sistema produttivo – Modalità di utilizzo 

(flussi annuali; importi in milioni di euro) 2015  2016  2017 2018 2019 Totale  2007-2019 
Previdenza complementare 5.481 5.674 5.832 6.016 6.322 68.628
Fondo di Tesoreria 5.788 5.784 5.786 5.908 5.942 74.215
Acc.to in azienda 12.810 13.550 14.379 14.800 15.156 177.833
Totale generale  24.079  25.008  26.023  26.724  27.419  320.676 

 

Tipologie di prestazioni 

 

Nel corso del 2019 è entrato ormai a pieno regime il meccanismo delle rendite integrative temporanee anticipate (RITA), parziali e totali; l’erogazione ha totalizzato 466 milioni di euro (385 milioni in più rispetto al 2018), di cui circa 379 a titolo di rendita totale; la gran parte, 433 milioni, è concentrata nei fondi preesistenti. Le prestazioni pensionistiche in capitale hanno totalizzato 3 miliardi di euro (470 milioni in meno rispetto al 2018). Tuttavia, si registrano incrementi significativi nei fondi negoziali, 300 milioni di euro in più, per complessivi 1,2 miliardi nel 2019, e nei PIP, 110 milioni in più, per 618 milioni totali. Viceversa, risultano diminuite di 780 milioni le prestazioni in capitale dei fondi preesistenti, per complessivi 636 milioni di euro erogati nel corso del 2019; il totale del 2018 includeva infatti circa 700 milioni risultanti dall’esercizio dell’opzione per l’erogazione una tantum del montante residuo a favore di pensionati di fondi interessati da operazioni di razionalizzazione.

Le posizioni trasformate in rendita che sono state trasferite presso imprese di assicurazione sono state pari a 74 milioni di euro, contro i 63 milioni del 2018.

Sotto forma di rendite sono stati erogati direttamente dai fondi pensione 585 milioni di euro (circa 75 milioni in meno rispetto al 2018), concentrati nei fondi preesistenti.

 

Contributi per categorie

 

Secondo la condizione occupazionale, sulle posizioni dei lavoratori dipendenti sono confluiti 13,2 miliardi di euro di contributi. Il contributo medio, calcolato al netto dei PIP “vecchi” ai quali è precluso il versamento del TFR, si è attestato a 2.800 euro, in rialzo rispetto al 2018 (2.750 euro). Nel computo sono inclusi anche gli aderenti su base contrattuale per i quali in massima parte risultano finora versati i soli contributi minimi previsti dalla contrattazione.

Tra i lavoratori dipendenti, il contributo pro capite è risultato di 2.150 euro nei fondi negoziali, 2.480 nei fondi aperti e 1.970 nei PIP; più elevato, 7.640 euro, il contributo medio nei fondi preesistenti, caratterizzati da una platea più matura e con retribuzioni in media più elevate.

I lavoratori autonomi hanno versato 1,4 miliardi di euro. Il contributo medio per iscritto è di circa 2.540 euro, in aumento rispetto ai 2.480 del 2018; esso si è attestato a 2.540 euro nei fondi aperti e a 2.550 nei PIP.

 

Giuliano Cazzola

Membro del Comitato scientifico ADAPT

 




PinIt