4 maggio 2020

Politically (in)correct – Il lavoro irregolare nel 2019

Giuliano Cazzola


Bollettino ADAPT 4 maggio 2020, n. 18

 

Quando gli accertamenti ispettivi sulla regolarità contributiva rilevano una percentuale elevata di aziende inadempienti in rapporto al numero degli interventi effettuati sarebbe sbagliato attribuire un valore generale alla quota di aziende irregolari rispetto al numero complessivo di esse. Anzi, se tutti gli accertamenti compiuti in arco temporale definito individuassero dei datori e dei lavoratori che non rispettano le leggi, bisognerebbe fare i complimenti ai servizi ispettivi per aver fatto una programmazione efficace e, nello stesso tempo, aver risparmiato il disagio di un accertamento ad aziende in regola. Il sistema dà il peggio di sé quando, pur non avendo nulla da rimproverarsi, ricevono in successione nell’arco di pochi mesi, la visita degli ispettori del lavoro, dell’Inps e dell’Inail. E magari anche un’ispezione fiscale. In conclusione una campagna ispettiva che porti a sanzionare reali inadempienze è il segnale di un’amministrazione che sa fare il suo mestiere.

 

Se paradossalmente le aziende ispezionate risultassero tutte in ordine, ci troveremmo in presenza di una struttura burocratica che perde il suo tempo ed ostacola l’attività di chi lavora. Per razionalizzare l’attività di vigilanza, renderla più efficace ed evitare il ripetersi delle incursioni ispettive ad opera dei servizi di ciascun ente, nell’ambito del jobs act è stato istituito l’Ispettorato nazionale del Lavoro (INL), una struttura unica che esercita il coordinamento funzionale dei diversi ispettorati  (le cui strutture restano all’interno degli enti di appartenenza  a cui si aggiunge il Comando della tutela del lavoro dei Carabinieri)  attraverso l’inserimento dei dati in una piattaforma informativa unica (che tuttavia non è ancora stata costituita). Comunque l’INL, nell’aprile scorso, ha presentato la relazione dell’attività di vigilanza relativa al 2019. Le 159.805 verifiche complessivamente effettuate lo scorso anno – risultanti da 142.385 ispezioni in materia lavoristica, di legislazione sociale e di salute e sicurezza sul lavoro e da 17.420 accertamenti ispettivi concernenti cassa integrazione, patronati e contratti di solidarietà – hanno in ogni caso superato dell’8% l’obiettivo quantitativo (147.445) prefissato nella “Convenzione concernente gli obiettivi assegnati all’Ispettorato nazionale del lavoro” stipulata tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’INL. Circa l’80% del totale degli accessi ispettivi effettuati (113.786) ha riguardato la vigilanza in materia di lavoro, con una percentuale di irregolarità rilevate pari al 68%, superiore di 3 punti percentuali rispetto a quella dell’anno precedente. Gli accessi afferenti alla vigilanza in materia previdenziale sono stati complessivamente 16.456 (l’11,5% circa del totale) con una percentuale dell’81% di irregolarità rilevate, allineata al dato del 2018.

 

Gli accertamenti ispettivi definiti nell’anno hanno consentito il recupero di contributi e premi evasi per un importo complessivo di 1.237.132.833 euro e portato a riscontrare illeciti nei confronti di 99.086 aziende, equivalenti ad un tasso di irregolarità pari al 72% (di 2 punti percentuali superiore a quello rilevato nel 2018); il che sta a confermare – la valutazione è contenuta nel rapporto INL – l’efficacia della funzione dell’INL di pianificazione e di orientamento degli accessi verso i settori merceologici e le aree geografiche in cui si ha motivo di ritenere che maggiore sia l’incidenza di violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale. Dalle verifiche effettuate è altresì emersa l’occupazione di 356.145 lavoratori irregolari e tra questi, sul fronte del contrasto del lavoro sommerso, di 41.544 lavoratori “in nero” (pari al 12% del totale degli irregolari). Dall’interpolazione dei suddetti dati si ricava che in media, nelle realtà economiche indagate, su 9 lavoratori irregolari 1 è risultato totalmente “in nero” e che quasi la metà delle aziende irregolari ha occupato un lavoratore “in nero”. Il che non esclude che vi siano sostanziali differenze tra il lavoro sommerso e il lavoro irregolare che potrebbe riguardare un’omissione contributiva o un problema di carattere amministrativo oppure una controversia sulla corretta applicazione dell’inquadramento professionale, in particolare per quanto riguarda il lavoro dipendente o autonomo o parasubordinato. Non a caso l’INL vanta che l’attività di contrasto all’utilizzo elusivo delle fattispecie contrattuali flessibili ha portato alla riqualificazione di 5.827 rapporti di lavoro.

 

 

Un particolare rilievo assumono ii controlli in materia di intermediazione illecita della manodopera e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) e riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.).Benché il fenomeno tenda a manifestarsi trasversalmente in diversi settori economici (ed in particolare in edilizia, nell’industria e nel comparto manifatturiero) prevalente attenzione si è continuato a rivolgere al settore agricolo, anche con iniziative straordinarie di vigilanza a livello interregionale condotte, soprattutto nel periodo estivo, con la costituzione di apposite task forces di ispettori in ambito interprovinciale e con il più ampio coinvolgimento di altri organi di vigilanza, a partire dai reparti territoriali dell’Arma dei Carabinieri, in attuazione del “Protocollo di cooperazione per il contrasto al caporalato ed al lavoro sommerso e irregolare in agricoltura”siglato il 12 luglio 2016. In tale contesto, particolarmente incisiva – secondo l’INL – è stata l’attività di contrasto posta in essere sul piano info-investigativo dal Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, artefice delle 263 operazioni di polizia giudiziaria che hanno portato al deferimento all’Autorità Giudiziaria di 570 persone (+190% rispetto alle 299 del 2018), 154 delle quali in stato di arresto. Dei 3.247 lavoratori interessati alle operazioni “anti caporalato” (888 dei quali di nazionalità italiana) 1.266 (circa il 39%) sono risultati totalmente “in nero”. I lavoratori agricoli coinvolti nelle anzidette operazioni sono stati complessivamente 1.488, 751 dei quali occupati “in nero”. Tra questi ultimi si sono contati 533 stranieri, 205 clandestini e solamente 13 cittadini italiani. All’esito di controlli effettuati nei confronti di 44 aziende, gli ispettori civili dell’INL hanno altresì emesso 93 notizie di reato per intermediazione illecita di manodopera con sfruttamento del lavoro. Se, come ormai è consueto, si fa riferimento alla c.d. percezione del fenomeno del ‘’caporalato’’ non sembra che l’azione di contrasto sia stata risolutiva.

 

Giuliano Cazzola

Membro del Comitato scientifico ADAPT

 




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