20 luglio 2020

Politically (in)correct – I redditi e le tasse dei cittadini extracomunitari

Giuliano Cazzola


Bollettino ADAPT 20 luglio 2020, n. 29

 

Ho trovato di grande interesse un articolo di Raffaele Lungarella su Neodemos a proposito dell’apporto al sistema fiscale sulla base del reddito percepito dai cittadini extracomunitari, residenti in Italia. La presenza di contribuenti extracomunitari è proporzionalmente più diffusa nelle aree che offrono maggiori opportunità economiche e che, a desumere dal più alto rapporto contribuenti/popolazione per il totale della popolazione residente, presentano un minor tasso di evasione fiscale totale. Infatti, nelle regioni dove tale rapporto è più elevato, si ha un “trascinamento” verso l’alto anche della quota di extracomunitari che presenta la dichiarazione dei redditi (grafico 1).

 

 

L’Agenzia delle entrate ha censito 1.360.248 contribuenti extracomunitari (3,3% del totale dei contribuenti residenti in Italia). Mancano negli archivi dell’Agenzia delle entrate tra 450 mila e 750 mila pensionati, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi extracomunitari in regola con il permesso di soggiorno conosciuti all’Inps (Tabella 1). Si tratta, verosimilmente, di persone appartenenti soprattutto a quelle categorie i cui redditi non sono tassati alla fonte da sostituti d’imposta, ma non devono essere considerate automaticamente evasori fiscali: è possibile che il reddito di una parte di esse sia più basso dell’importo oltre il quale scatta l’obbligo di dichiararlo al fisco.

 

 

La geografia del reddito complessivo dichiarato rispecchia sostanzialmente quello della distribuzione regionale dei contribuenti. L’insieme dei contribuenti extracomunitari dichiara un reddito medio di poco inferiore a 12 mila euro, che costituiscono circa il 57% del reddito complessivo medio di tutti i contribuenti italiani. Il livello di questa percentuale evidenzia una demarcazione territoriale meno accentuata di quanto non si riscontri per l’importo del reddito medio dichiarato dagli extracomunitari residenti nelle singole regioni. il reddito medio da lavoro autonomo, in tutte le altre regioni, indipendentemente dalla sua fonte, l’importo medio dichiarato al fisco dai contribuenti extracomunitari è sempre più basso di quello registrato dall’insieme dei contribuenti. I lavoratori dipendenti extracomunitari dichiarano in media 11,6 mila euro, poco più della metà di quanto dichiarato dalla totalità di questa tipologia di contribuenti. Lo scarto può essere, verosimilmente, attribuito alla relativamente maggiore presenza di lavoratori extracomunitari nelle categorie professionali meno ambite sul piano salariale e, all’interno di ognuna di esse, nelle qualifiche più basse e quindi meno pagate. Nelle regioni del Sud i lavoratori dipendenti extracomunitari dichiarano un reddito medio, in alcuni casi notevolmente più piccolo, rispetto a quello registrato nelle altre regioni. Ciò può essere collegato al più basso reddito medio dichiarato della totalità dei lavoratori dipendenti nel Sud: gli extracomunitari lì residenti per essere competitivi con i lavoratori locali devono accettare condizioni che si traducono anche in un maggiore svantaggio retributivo rispetto alle condizioni che possono ottenere quelli di essi che offrono il proprio lavoro nelle restanti regioni.

 

Anche il reddito medio dei pensionati extracomunitari presenta differenze territoriali, sebbene l’indice di variazione relativa sia per esso molto più basso di quello calcolato per i contribuenti delle altre due fonti di reddito. La spiegazione del più basso reddito medio dei lavoratori autonomi extracomunitari, rispetto a quello per il totale di questa categoria di contribuenti, può essere simile a quella avanzata per i lavoratori dipendenti: gli extracomunitari svolgono soprattutto attività di piccolo commercio, soprattutto ambulante, meno redditizie di quelle professionali, dove la loro presenza è poco diffusa.

 

La condizione economica degli extracomunitari residenti in Italia, diventa ancora più debole ove si sottragga al reddito dichiarato l’Irpef netta versata (nel complesso 2,65 miliardi di euro): il reddito disponibile medio per contribuente diventa inferiore a 10mila euro. Solo in Abruzzo e Basilicata l’importo di questo reddito è di poco superiore alla soglia di povertà assoluta, anche nell’ipotesi, poco probabile, che con esso debba vivere una sola persona. Anche se non avessero la necessità di inviarne una parte come rimesse nei loro paesi di provenienza, gli importi modesti dei redditi annui di cui possono disporre rende gli immigrati extracomunitari – come tutte persone di ogni nazionalità che si trovano nelle stesse condizioni economiche – particolarmente vulnerabili alle conseguenze di interruzioni anche per brevi periodi delle attività svolte. A fronte di una discreta correttezza fiscale dei cittadini extracomunitari (in possesso del permesso di soggiorno europeo) residenti nel nostro Paese, emerge una difficoltà di queste famiglie ad accedere alle misure di protezione sociale.

 

Come ha evidenziato criticamente il Rapporto  2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti gli esiti del primo anno di applicazione del RdC  mostrano uno scarso coinvolgimento di nuclei familiari poveri con capofamiglia di cittadinanza non italiana. Come si è visto, i dati indicano che la quota di beneficiari stranieri extracomunitari risulta pari a poco meno del 6%, quando secondo le indicazioni dell’Istat si riscontra che il 31%o circa di tali soggetti (27,6% considerando le famiglie miste) sono in situazione di povertà assoluta. La quota di nuclei percettori di cittadinanza non italiana è pari al 62% di quanto stimato dalla RT, che indicava prudenzialmente i nuclei stranieri che avrebbero potuto beneficiare di RdC nella misura di 154 mila nuclei: al momento dunque, con circa 96 mila nuclei percettori, la copertura della stima della RT è approssimabile in due terzi. Queste difficoltà derivano anche dalla richiesta ai cittadini extracomunitari di produrre una certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta e legalizzata, per comprovare il soddisfacimento dei requisiti economici e la composizione del nucleo familiare. Un iter burocratico che complica ulteriormente la richiesta del sussidio per gli stranieri in maggiore difficoltà economica.

 

Giuliano Cazzola

Membro del Comitato scientifico ADAPT

 




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