Licenziamenti, un blocco che non fa bene a nessuno

Pietro Ichino (lavoce.info, 20 ottobre 2020)


Anziché congelare le eccedenze di forza-lavoro in attesa che ciascuna azienda possa riassorbire la propria, andrebbe sostenuta la transizione dalle aziende in crisi a quelle che cercano manodopera e non la trovano. Che sono più di quante si pensi.

 

Un “contratto di solidarietà” nazionale?

 

Proroga del blocco dei licenziamenti addirittura per un triennioa fronte del rinvio per lo stesso periodo del rinnovo dei contratti coi relativi aumenti retributivi. Lo scambio proposto dal segretario della Uilm Rocco Palombella a governo e Confindustria è una sorta di grande “contratto di solidarietà” di livello nazionale: accettiamo di essere pagati di meno, pur di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali. La proposta si fonda sull’idea che in questo momento le possibilità di ricollocazione delle persone che altrimenti perderebbero il posto siano pressoché nulle e che invece, superata la fase attuale di crisi economica acuta, ciascuna impresa potrà riassorbire gradualmente la propria eccedenza di manodopera.

 

L’intendimento del progetto è apprezzabile, ma le due premesse su cui esso si fonda – per quanto largamente condivise dall’opinione pubblica – non corrispondono alla situazione effettiva e alle prospettive del nostro tessuto produttivo

 

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