Le parole del lavoro: la retribuzione e i falsi amici in lingua inglese

Pietro Manzella


La retribuzione rappresenta una delle componenti principali del rapporto di lavoro e non di rado è tra gli aspetti più dibattuti in sede di contrattazione collettiva. In Italia la fonte normativa di riferimento è la Costituzione, che all’articolo 36 stabilisce che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Oltre alla Carta costituzionale, anche il Codice civile prevede una retribuzione per il lavoratore subordinato (articolo 2094) ovvero un corrispettivo per il lavoratore autonomo (articolo 2222).

 

Il concetto di retribuzione è evidentemente noto anche nei Paesi anglosassoni e per questo la traduzione in lingua inglese non presenta, almeno in teoria, particolari difficoltà. Tuttavia, come spesso accade nella trasposizione di un concetto dalla lingua di partenza a quella di arrivo, anche termini apparentemente banali possono nascondere delle insidie. Una criticità nell’ambito del processo di traduzione è data dal fatto che parole di lingue diverse possono presentare somiglianze in ambito fonetico (la c.d. omofonia) oppure morfologico (fenomeno noto come omografia), pur assumendo diversi significati. È il caso dei falsi amici (in inglese false friends), che caratterizzano anche la terminologia giuridica.

 

Nello specifico, la parola retribuzione, che identifica ciò che spetta al lavoratore a seguito della prestazione lavorativa, viene tradotta in inglese con remuneration (tra l’altro simile in termini morfologici all’italiano “remunerazione”) ma non con retribution, in quanto   questa ha il significato di “punizione, castigo”. La tendenza a tradurre retribuzione con l’inglese retribution è particolarmente diffusa tra coloro la cui lingua madre è l’italiano, proprio a causa della somiglianza morfologica e fonetica tra le due parole, ma lo stesso potrebbe avvenire anche per altre lingue europee, in quanto sia retribución in spagnolo che rétribution in francese sono morfologicamente simili all’inglese retribution.

 

Di conseguenza, anche nella traduzione dall’italiano all’inglese di espressioni composte, l’uso di remuneration deve essere preferito a retribution: ad esempio, “livelli retributivi” potrà essere reso con remuneration levels (e non con retribution levels), “pacchetto retributivo” sarà tradotto con remuneration package (anziché retribution package), mentre per tradurre “retribuzione lorda o netta” si utilizzerà l’espressione gross or net remuneration (ma non gross or net retribution).

 

Rimanendo in tema di retribuzione, anche la traduzione in lingua inglese di “salario” e “stipendio” potrebbe essere meno scontata di quanto si possa pensare. In Italia, con il primo si identifica la retribuzione oraria, generalmente corrisposta agli operai (blue-collar workers), mentre il secondo fa riferimento alla retribuzione su base mensile, percepita dagli impiegati (white-collar workers). Va detto che questa differenza non è sempre netta, in quanto “salario” e “stipendio” sono frequentemente utilizzati come sinonimi. In inglese, così come in italiano, tale distinzione è tutt’altro che precisa (Si veda in tal senso il glossario disponibile sul sito dello US Department of Labor Statistics alla voce wage and salary workers). Generalmente in inglese la retribuzione oraria è identificata con il concetto di wage, mentre quanto percepito dal lavoratore, a prescindere dal numero di ore lavorate, è definito salary ed è solitamente calcolato su base annuale. È interessante altresì notare che l’Oxford Dictionary fornisce la seguente definizione di salary: “fixed regular payment, typically paid on a monthly basis but often expressed as an annual sum, made by an employer to an employee, especially a professional or white-collar worker”, specificando che questo termine viene frequentemente utilizzato per indicare la retribuzione spettante agli impiegati piuttosto che agli operai, diversamente quindi da quanto avviene in italiano.

 

In inglese è presente anche il termine stipend, che solo in parte può essere considerato un sinonimo di stipendio, in quanto il suo uso è limitato al compenso percepito dai sacerdoti (clergymen) oppure dai percettori di borsa di studio in ambito accademico (nei Paesi anglosassoni si parla infatti di stipendiary o non-stipendiary reserch fellowship, a seconda che la posizione sia coperta o meno da una borsa di studio).

 

Che la distinzione tra wage e salary non sia sempre ben definita lo dimostrano anche alcune espressioni composte utilizzate in ambito lavoristico. Ad esempio, salaried employees indica i lavoratori con contratto di lavoro subordinato (salaried employment), a prescindere che si tratti di white-collar workers o blue-collar workers. Allo stesso modo, l’espressione wage employment è spesso contrapposta a self-employment nella distinzione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo, senza distinguere tra coloro che percepiscono un salario o uno stipendio.

 

In definitiva, i falsi amici rendono ancora più complesso il processo di traduzione, soprattutto quando ci si confronta con la terminologia specialistica. Il ricorso a un buon dizionario, unito alla consapevolezza che parole di lingue diverse accomunabili per pronuncia o grafia non sempre hanno lo stesso significato, costituiscono un ottimo punto di partenza per una corretta traduzione. Nel caso di salary o wage invece, e fermo restando la distinzione di cui sopra, sarà spesso la natura più o meno tecnica del contesto in cui i termini sono impiegati a determinare la preferenza per una parola piuttosto che per un’altra.

 

Pietro Manzella

ADAPT Senior Research Fellow

@Pietro_Manzella




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