In Italia c’è una giungla di contratti. Perché è un problema

Luca Zorloni (wired.it, 13 aprile 2018)


In dieci anni, dal 2007 a oggi, in Italia l’edilizia è andata in crisi. Il tracollo del mattone è costato il posto a 600mila operai, come ha stimato il presidente dell’associazione dei costruttori italiani, Gabriele Buia. Ma negli stessi anni, precisamente tra il 2010 e il 2017, i contratti per assumere personale nell’edilizia sono diventati più del doppio. Erano 28, sono arrivati a 71.Chiudono i cantieri ma esplodono gli accordi per assumere. Sembra un paradosso. Spuntano come funghi contratti per assumere lavoratori che fanno più fatica a trovare un’occupazione.

 

Il caso dell’edilizia non è l’unico in Italia. Anzi è la regola. Dal 2010 a marzo del 2018 i contratti collettivi nazionali sottoscritti in Italia sono passati da 498 a 864. Una montagna. Crescono in tutti i settori mentre l’economia langue. Molti dicono che il turismo sia il petrolio dell’Italia, ma pochi sanno che sebbene il paese difetti di infrastrutture e campagne di promozione, ha una panoplia di contratti per assumere chi lavora in ristoranti, alberghi, agenzie viaggio e affini…

 

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