17 marzo 2015

Ecco la nostra idea di alternanza. A tu per tu con Gabriele Toccafondi

Intervista di Simone Caroli


La buona scuola sembra uscire dall’autoreferenzialità per aprirsi al territorio. Laboratori territoriali per l’occupabilità, il registro delle imprese per l’alternanza, la rete START, le reti di scuole formano sulla carta una cornice di dialogo promettente. È il dialogo con il territorio la prima sfida della buona scuola? Quali competenze serviranno per vincerla al meglio e rendere questa infrastruttura davvero funzionale?

 

L’interazione tra scuola e territorio è uno dei principi cardine dell’autonomia, per troppi anni solo enunciato e poco realizzato. Il DL scuola oggi offre l’opportunità di praticarlo compiutamente per rispondere alle crescenti sfide educative, soprattutto per quanto riguarda il raccordo tra formazione e fabbisogni di professionalità espressi dalle imprese e dal mondo del lavoro. Vogliamo che i giovani che escono dalla scuola abbiano competenze adeguate rispetto alle attese del nostro sistema produttivo. Alternanza scuola-lavoro, apprendistato, potenziamento dei laboratori tecnologici, consolidamento degli istituti tecnici superiori (ITS) sono gli strumenti per rendere la scuola il più efficace strumento di lotta alla disoccupazione giovanile. Naturalmente anche la didattica deve cambiare, integrando sapere e saper fare. I Laboratori territoriali per l’occupabilità, che prevedono la partecipazione – come cofinanziatori – di una pluralità di soggetti (enti locali, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, ITS e imprese private), sono il mezzo per consentire alle istituzioni scolastiche di lavorare in rete tra loro o attraverso i poli tecnico-professionali, per rispondere efficacemente alle vocazioni produttive del territorio e innalzare la qualità della formazione dei giovani nei settori strategici del made in Italy, accompagnando il percorso con servizi che facilitino la transizione dalla scuola al lavoro o la riqualificazione  dei giovani non occupati.

 

Dialogo col territorio e con l’impresa sicuramente sono un obiettivo primario. Cosa cambierà nella progettazione di percorsi in alternanza scuola lavoro (o anche di “nuovo” apprendistato)? Sarà più facile? Nasceranno nuove figure nelle organizzazioni – aziende, scuole, rappresentanze, uffici del territorio – che si specializzeranno nel coordinamento necessario alla progettazione?

 

Vogliamo consolidare e ampliare le attività di alternanza scuola-lavoro attraverso modalità innovative e più incisive, ovvero un generalizzato aumento delle ore in alternanza (400 ore obbligatorie negli ultimi tre anni degli Istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei); una maggiore integrazione all’interno del curricolo tra gli apprendimenti in aula e quelli in ambiente lavorativo; una migliore definizione degli obiettivi dell’alternanza e dell’organizzazione delle attività.

L’alternanza si farà in azienda, ma anche nelle istituzioni pubbliche,  in collaborazione con gli ordini professionali, con il concorso di enti che svolgono attività afferenti al patrimonio artistico, culturale e ambientale. Un partenariato più ampio che consentirà a ciascuna scuola di creare un sistema di alleanze coerente con gli indirizzi di studi attivati.

Alle scuole è affidato il compito di organizzare attività di formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro mediante l’organizzazione di corsi destinati agli studenti impegnati nei percorsi di alternanza. In collaborazione il Ministero del lavoro e, nel caso di coinvolgimento degli Enti pubblici, con il Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione, metteremo a punto una “Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza”, in cui saranno esplicitati i principi fondamentali cui i soggetti coinvolti dovranno attenersi.

Come previsto dai decreti attuativi del Jobs Act, si rilancia in forma strutturale e semplificata la possibilità di realizzare percorsi di apprendistato per il diploma rivolti ai giovani iscritti al quarto e quinto anno degli istituti tecnici e professionali. Si conclude dalla fase sperimentale che ha caratterizzato il progetto messo a punto con l’ENEL, che dal corrente anno scolastico ha coinvolto 145 studenti del quarto anno di 7 istituti tecnici industriali di altrettante regioni italiane. L’apprendistato per il diploma quinquennale sarà un’opportunità importante per i giovani che possono aspirare a coniugare lavoro e istruzione, con l’acquisizione, all’interno del corso di studi, di competenze tecnico-professionali coerenti con le richieste del sistema produttivo e immediatamente spendibili.

Mi sembra evidente che per progettare percorsi di alternanza di durata triennale, che coinvolgono una quota importante del curricolo, o percorsi in apprendistato, serviranno competenze specifiche da sviluppare attraverso interventi formativi finalizzati  Per quanto riguarda gli insegnanti, sottolineo che la formazione diventa parte integrante e ineludibile della professionalità dei docenti. Ogni scuola dovrà fare una programmazione delle attività formative che intende attivare rispetto alle innovazioni introdotte dal DL sulla Buona Scuola, tra cui l’incremento dell’alternanza scuola lavoro occupa una posizione centrale. La qualità e l’impegno dei docenti, peraltro, saranno valorizzati attraverso un bonus annuale che intende premiare il merito e il contributo offerto al miglioramento della scuola. Per questo bonus è previsto uno stanziamento di 200 milioni all’anno.

 

Le imprese disposte a formare non mancano. È vero però che quando partecipano attivamente a progetti formativi sono in perdita (tempo, risorse umane, risorse economiche dedicate…) e non è detto che abbiano un ritorno. Potranno fruire anche loro di un incentivo, sul modello dello “school bonus” o in altra forma?

 

Lo school bonus riguarda le erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore delle scuole. Chi farà donazioni a favore delle scuole (statali e paritarie) per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati all’occupabilità degli studenti, avrà un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%), in sede di dichiarazione dei redditi. Cambia l’approccio all’investimento sulla scuola: ogni cittadino è incentivato a contribuire al miglioramento del sistema scolastico.

L’alternanza è un’altra cosa. È lo strumento principale per riallacciare quel dialogo tra scuola e mondo del lavoro che si è perso negli ultimi decenni, di cui pagano le conseguenze sia le imprese che, anche in un momento di così elevata crisi occupazionale, non riescono a trovare giovani diplomati adatti alle mansioni da svolgere, per mancanza di ragazzi formati in determinati ambiti o forniti di adeguate competenze, sia i due milioni e mezzo di giovani tra i 15 e 1 29 anni che non studiano e non lavorano, che si aggiungono ai 729 mila disoccupati tra i 15 e i 24 anni. Potrei andare avanti citando i dati sulla dispersione scolastica e gli abbandoni precoci, ma credo che il concetto sia sufficientemente chiaro. Rilanciare il raccordo tra scuola e lavoro risponde ad un’emergenza nazionale che coinvolge non solo l’istruzione, ma le politiche per il lavoro e l’intero sistema produttivo.

Per raggiungere questo obiettivo la partecipazione del mondo produttivo è essenziale; dobbiamo lavorare tutti assieme (Stato, Regioni, imprese, parti sociali e territorio) per un sistema che ci metta in pari con i sistemi di istruzione e formazione degli altri Paesi europei.  Ritengo che per le imprese partecipare alla formazione dei giovani non deve essere avvertito (e molte, infatti, non lo avvertono) come un costo, bensì come un investimento. Il vantaggio di avere giovani diplomati già formati agevola il reclutamento e l’inserimento nelle imprese e rafforza la coesione sociale all’interno della comunità. È stato questo il tratto distintivo vincente dei nostri distretti produttivi: lo dobbiamo ricostituire e rafforzare.

 

ì Il progetto IMO in collaborazione con Federmeccanica e Federmanager è entrato nel vivo. Alternanza, placement e stage docenti sono stati realizzati in un buon numero di province italiane. Le buone prassi non mancano. Pensa che col nuovo decreto si farà sistema rimettendo le varie esperienze a fattor comune o si darà valore di esempio alle eccellenze, per quanto replicabili?

 

Puntiamo in entrambe le direzioni. La priorità è quella di creare un sistema efficiente ed efficace per la diffusione dell’alternanza scuola lavoro, la formazione dei docenti e il placement degli studenti Ma non vogliamo partire da zero, per cui sarà data la massima visibilità alle esperienze di eccellenza che sono state finora realizzate, auspicando che facciano da battistrada per le scuole che muovono i primi passi in questa direzione.

 

Le scuole sono in attesa di sapere di più riguardo al Progetto Traineeship. Ci può dare qualche anticipazione?

 

È un progetto pilota di alternanza scuola lavoro realizzato in collaborazione con Federmeccanica, che in un triennio intende coinvolgere 100 istituti tecnici del settore tecnologico e istituti professionali del settore Industria e Artigianato.

Il prossimo anno scolastico partiranno i primi 50 istituti, con una presenza minima di un istituto per regione e il coinvolgimento di circa 10 mila studenti del secondo biennio e quinto anno. Si tratta di un investimento importante perché le imprese meccaniche – settore di punta del manifatturiero italiano – lamentano carenza di profili tecnici, laddove hanno bisogno di personale sempre più qualificato.

Per seguire passo passo questo progetto è stato costituito un Comitato di pilotaggio, con il compito di progettare il modello di alternanza scuola lavoro che sarà poi attivato sul territorio mediante accordi istituzionali (reti di scuole/imprese o singolo istituto/imprese), nel quale sono definiti obiettivi, aree di intervento, strumenti e tempi di realizzazione.

Il modello prevede per ciascuno studente un monte ore di formazione in ambiente lavorativo di circa 600 ore complessive nel triennio. Nella fase della progettazione congiunta sono individuate le competenze alla cui acquisizione concorre l’alternanza, tenendo conto dei profili professionali e dei risultati di apprendimento previsti in esito ai diversi indirizzi di studio coinvolti.

Le competenze acquisite in alternanza saranno oggetto di valutazione; a tal fine le scuole terranno conto sia delle indicazioni fornite dai tutor aziendali delle imprese ospitanti, sia degli eventuali prodotti o prove realizzate.

La gestione efficace delle attività in alternanza è garantita da una formazione congiunta di tutor scolastici, scelti tra i docenti delle discipline di indirizzo, e tutor aziendali.

La selezione delle prime 50 scuole sarà effettuata entro maggio 2015; seguirà a stretto giro la formazione dei referenti scolastici e aziendali (tempi previsti dal Progetto: giugno-agosto 2015).

Le attività con gli studenti partiranno operativamente nel prossimo mese settembre e si protrarranno per l’intera durata dell’anno scolastico. Nell’a.s. 2016/17 il progetto pilota sarà esteso agli altri istituti.

 

* Sottosegretario di Stato del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con delega a: ordinamenti scolastici del secondo ciclo di istruzione e formazione, il sistema delle scuole paritarie e non paritarie, l’istruzione e la formazione tecnica e professionale e i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni, il monitoraggio dell’attuazione delle legge n. 240/2010 in materia di organizzazione delle università, personale accademico e reclutamento, Agenda Digitale e Piano nazionale perla Scuola Digitale.

 

Simone Caroli

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

@SimoneCaroli

 

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