Furlan: “Dialogo sociale necessario”

Giorgio Pogliotti (Il Sole 24 Ore, 29 ottobre 2014)


Segretario Furlan, iniziamo  dalle polemiche in corso  tra governo e sindacati. Cosa  intende dire a Renzi quando  afferma: «Non faccio le leggi  con il sindacato, le leggi le fa il  Parlamento»?  Questo Paese non ha bisogno di  polemiche, abbiamo milioni di disoccupati, i senza lavoro raggiungono  quasi il 50% trai giovani. Queste  polemiche continue non portano a nulla, serve responsabilità da  parte di tutti. Certo, lo sappiamo che le leggi le fa il Parlamento, ma  è normale che il Governo si confronti  con le parti sociali sulle poste  di bilancio, su temi che impattano  sul mercato del lavoro e sull’occupazione. Il dialogo sociale è riconosciuto  in tutta Europa, è bene  che lo riconosca anche l’Italia.

 

Condivide l’opinione di Susanna  Camusso che ha giudicato  “surreale” l’incontro con  il Governo, lamentando il fatto  che i ministri non avessero  il mandato per trattare?  Lunedì abbiamo avuto un confronto  normale sulla finanziaria, il  Governo ha esplicitato le linee generali,  ogni organizzazione ha  espresso le proprie valutazioni. I  ministri si sono riservati di rispondere  dopo aver fatto le verifiche.  Restiamo in attesa, parliamo di  questioni di merito sindacale. La  Cisl farà appello a tutti i gruppi per  introdurre le modifiche nell’iter  parlamentare della Legge di stabilità  e siamo pronti a mobilitarci  per sostenere le nostre richieste.

 

E se le risposte del Governo  fossero negative, anche la Cisl  potrebbe avviare un percorso  di mobilitazioni in direzione  dello sciopero generale?  In calendario in questo momento  non abbiamo alcuno sciopero  generale, le occupazioni delle fabbriche,  gli scioperi generali, sono  distanti anni luce dal mondo del lavoro.  Con la crisi abbiamo perso 25 punti di produzione industriale, non c’è bisogno di occupare le fabbriche ma di creare occupazione,  che è una cosa ben diversa.

 

Vi vederete presto con Cgil e Uil per fare valutazioni comuni? Con gli altri sindacati abbiamo alcuni punti in sintonia, mentre su  alcuni temi ognuno ha la propria  posizione. Non escludo incontri  nei prossimi giorni, vederemo se  esistono spazi per valutazioni comuni  o se prevalgono le differenze.  Il pluralismo sindacale non è  un limite, ma una ricchezza.

 

Il fatto che Renzi nei mesi  scorsi abbia scelto come interlocutore  privilegiato Landini  non vi infastidisce?  Renzi è libero di scegliersi gli  interlocutori che crede. Si incontri  pure con chi vuole, ma il confronto  lo faccia con le rappresentanze  confederali, nessun altro  può rappresentarci se non i nostri  delegati

 

Dietro questo asse privilegiato  con Landini, ritiene che  ci sia un disegno del premier  per dividere il sindacato?  E una domanda che non mi riguarda, dovrebbe porla a Renzi. È  un mistero su quali basi poggi questa  affinità con Landini. Renzi  vuole puntare sulla contrattazione  di secondo livello, anche se ha  tolto 200 milioni con la Legge di Stabilità al fondo per gli sgravi, comunque dice di crederci. Mentre  la Fiom ha sempre privilegiato il  contratto nazionale. Renzi parla  di sviluppo e competitività, Landini  di occupare le fabbriche.

 

Veniamo al merito delle  proposte che la Cisl ha fatto al  tavolo con il Governo.  Anzitutto abbiamo detto che  se il Governo vuole essere coerente  con la volontà di rilanciare  lo sviluppo e l’occupazione, nella  legge di stabilità ci sono elementi  positivi, accanto a cose da  cambiare o che mancano.

 

Che giudizio date sugli incentivi  per creare occupazione?  È positiva la decontribuzione e  la detassazione in favore delle assunzioni  con contratto a tempo indeterminato  che riguarderanno i  giovani, è un’importante spinta  all’occupazione. Positiva anche  la conferma degli 80 euro per i lavoratori,  che rappresenta un sostegno  alla famiglia anche se insufficiente  per far ripartire i consumi.  Avremmo voluto allargare  la platea a quel 50% di pensionati  che ha meno di mille euro al mese,  per dare una parziale risposta  alle loro necessità.

 

Quindi non condivide il giudizio  della Cgil che il taglio  dell’Irap è un favore fatto solo  alle imprese?  Non è solo a favore delle imprese,  il taglio è positivo perché  va a vantaggio del lavoro. Avremmo  preferito una manovra selettiva  per premiare chi investe in innovazione  e ricerca per creare occupazione.

 

Un altro tema caldo è quello  del Tfr  È una misura che va cambiata.  La spalmatura del Tfr nello stipendio  di fatto aggrava il peso del  fisco visto che oggi ha una tassazione  più vantaggiosa. Il lavoratore  pagherà più tasse, non meno.  Nel contempo aver innalzato la  tassazione sulle rendite dei fondi  pensione mette a rischio la previdenza  integrativa, che rappresenta  per i giovani l’unica soluzione  per avere garantita una vecchiaia  non di povertà.

 

Una parte dei risparmi arriveranno  anche dai tagli ai patronati.  Anche il sindacato è  chiamato a fare la propria parte,  giusto?  Anche questa norma è da modificare.  In Italia abbiamo 30 patronati,  Cgil, Cisl e Uil ne hanno uno  ciascuno. Svolgono servizi gratuiti  per la cittadinanza in regime di  sussidiarietà e di convenzione  con lo Stato. Il contributo dello  Stato copre solo un terzo delle  spese sostenute dai patronati. Rispetto  ai 420 milioni che ogni anno  lo Stato finanzia per i servizi fatti  dai patronati, complessivamente  vengono risparmiati da Inps,  Inali e ministero degli Interni oltre  670 milioni. Inoltre con questa  misura si cancellano posti di lavoro.  Il risultato è che finirà la gratuità  per questi servizi, per la gioia di  commercialisti e di alcune categorie  professionali, con un aggravio  di costi per lavoratori ed erario.  Della Legge di stabilità contestiamo  anche i tagli lineari a comuni e  regioni che si tradurranno in più  tasse e meno servizi. Insieme al  mancato rinnovo dei contratti  pubblici, dopo sei anni di blocco  le buste paga sono più povere tra i  2.500 e i 4 mila euro.

 

L’altro tema all’ordine del  giorno è il Jobs act. Come giudicate  la novità del contratto a  tempo indeterminato a tutele  crescenti?  Può essere una soluzione per  una delle anomalie del nostro  mercato del lavoro come false  partite Iva, Co.co.pro, associati in  partecipazione, furto lavoro autonomo,  che svolgono lavoro subordinato  sottopagato. Se il contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato  può racchiudere e superare  queste forme di precarietà,  il nostro giudizio sarà positivo.  Il Governo scopra le carte nei decreti  delegati. Lo stesso discorso  vale per gli ammortizzatori sociali;  va bene l’idea di estendere tutele  e servizi per l’impiego, ma per  farlo servono risorse e i 2 miliardi  nella Legge di stabilità sono pochi.  Altrimenti saremo solo in presenza  di bei titoli destinati a restare  solo sulla carta.

 

 

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