14 ottobre 2014

Attuazione del welfare in Italia, l’ultima moda: le agenzie!

Mario Saverio Di Martiis e Luciano Esposito


Il disegno di legge n. 1428 dal titolo Disposizioni in materia di ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro e politiche attive, agli articoli 2 e 4 prevede la costituzione di ben due nuove agenzie, rispettivamente per i servizi e politiche attive per la occupazione e razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva.

 

Da oltre un decennio siamo abituati alla bulimia normativa lavoristica, ma questa volta si va oltre puntando alla organizzazione amministrativa del welfare. Iniziativa encomiabile, purtroppo le pregresse esperienze e le finalità dichiarate non consentono alcun ottimismo. Senza essere specialista chiunque può rilevare che il welfare del nostro Paese è caratterizzato da complessità normativa, pluralità di centri decisionali, sistemi di controllo inadeguati, regime sanzionatorio lunare. A parte le azioni poste a carico di Regioni, Province e Comuni, a livello nazionale le amministrazioni di riferimento sono il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’INPS e l’INAIL.

 

Opportunamente alcune ulteriori amministrazioni quali lo SCAU, l’INPDAP, l’INPDAI, l’ENPALS, l’ISPESL e l’IPSEMA sono già state accorpate ai due enti storici ovvero l’INPS e l’INAIL. Ad avviso di chi scrive risulta evidente che volendo sviluppare la competitività del Paese, la semplificazione, la razionalizzazione ed il controllo della spesa, la azione di accorpamento con rapidità andrebbe sviluppata completando l’iter di unificazione presso l’INPS e l’INAIL e realizzando nel contempo una struttura ministeriale esclusivamente centrale in grado di supportare una utile funzione di indirizzo e controllo politico.

 

Appare pertanto incomprensibile la pretesa di attivare due ulteriori agenzie a fronte della oggettiva necessità di segno diametralmente opposta. Dopo la superata esperienza degli ex uffici di collocamento non si comprende quale contributo potrebbe derivare da una agenzia di promozione della occupazione che dovrebbe disporre di risorse per apparati, strutture e locali, al contrario dei due enti pubblici che già dispongono di locali di proprietà senza affitti passivi, cultura organizzativa, e apparati tecnico informativi già attivi.

 

La agenzia per le attività di vigilanza viene motivata con la necessità di evitare duplicazione e sovrapposizione dei controlli. L’effetto paradossale consiste nella innegabile circostanza secondo la quale la eventuale duplicazione dei controlli deriva da una mancata attuazione di legge. Infatti già dal 2004 il decreto legislativo n. 124 articolo 10, prevedeva che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali realizzasse una banca dati in grado di costituire il casellario unico delle ispezioni; a distanza di oltre dieci anni non è stata fornita alcuna motivazione circa la mancata applicazione delle legge. Però utilizzando la medesima motivazione di evitare la duplicazione degli interventi si propone la costituzione di una agenzia.

 

Altro elemento di perplessità e preoccupazione deriva dalla ipotesi che in buona sostanza la agenzia dovrebbe finanziarsi con le somme reperite mediante le sanzioni amministrative, ovvero con una azione da gabellieri che priverebbe il personale addetto ai controlli di ogni credibilità. Si ritiene che la realtà del mondo del lavoro e con esso il sistema Paese, in particolare lo sviluppo della occupazione in continua epocale evoluzione, necessiti di soluzioni utili, rapide e univoche da parte dei soggetti pubblici preposti, in grado di evitare ritardi, duplicazioni, sovrapposizioni, fonti di oneri economici e sociali impropri, rilevanti e frenanti dello sviluppo del Paese. Si rende necessario, mediante l’azione del Parlamento, la riorganizzazione delle strutture amministrative che fanno capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, all’INPS, all’INAIL.

 

Mediante convenzione, in attesa della riforma del titolo quinto della costituzione, potrebbero essere definite le forme di collaborazione con le strutture regionali quali gli SPSAL presenti nelle singole ASL. Tale semplice intervento potrebbe ottimizzare i vantaggi derivanti dalle sinergie e dal razionale utilizzo del patrimonio informativo, attualmente disperso e assai spesso oggetto di anacronistiche, dannose e persistenti gelosie e rivalità, strumentalmente attribuite a presunte complessità tecniche ormai improponibili stanti le soluzioni fornite a costi accessibili dalle tecnologie informatiche.

 

Si ipotizza la costituzione della Agenzia unica del lavoro che raggruppi le attività che fanno capo alle diverse amministrazioni, con evidenti effetti positivi in termini di funzionalità, semplificazione, riduzione dei costi. Le politiche attive del lavoro troverebbero naturale e razionale collocazione sempre nella ipotizzata Agenzia unica del lavoro. Il modello ispiratore è la Agenzia delle entrate con la precisa distinzione tra il ruolo di indirizzo collocato in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e la attuazione amministrativa territoriale, svolta mediante convenzione dalla Agenzia unica del lavoro. Una soluzione organizzativa progressiva forte delle pregresse esperienze in tema di accorpamenti già presenti in INPS ed INAIL e senza la necessità di ricorrere a costi strutturali aggiuntivi stante il significativo patrimonio immobiliare dei due enti.

 

Nel contempo è anche indispensabile intervenire sul sistema sanzionatorio lavoristico, sia per gli aspetti amministrativi che per quelli civili, con la previsione di un organismo paritario formato da operatori privati e rappresentanti della pubblica amministrazione, in grado di attuare un rapido e conveniente raffreddamento dell’eventuale contenzioso. È necessaria inoltre una azione decisa in tema di semplificazione riducendo in primo luogo l’abnorme numero di aliquote previdenziali e di voci di tariffa per la assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Aliquote e tariffe che, spesso, differiscono le une dalle altre per centesimi di punto. In tema di semplificazione molto si otterrebbe con la adozione di un modello di busta paga in grado di evitare la produzione dei documenti di sintesi in quanto già comprensiva dei progressivi annuali evitando la produzione del CUD, dei riepiloghi INPS e con la indicazione della voce o delle voci di rischio, anche la autoliquidazione INAIL, con anche la indicazione degli oneri datoriali relativi alla previdenza ed alla assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, attualmente esclusi dal riporto sul foglio paga.

 

Il sistema sanzionatorio va ripensato con la adozione di logiche caratterizzate da trasparenza, superamento degli aspetti formali, efficacia reale nei confronti degli inadempienti seriali, compresa la adozione dell’equivalente di una DASPO socio-economica, a carico delle imprese ed amministratori che in maniera ripetuta ricorrono agli illeciti, così da tutelare davvero le aziende sane e corrette dalla concorrenza sleale di chi opta per la odiosa scorciatoia della illegalità. Rispetto alle sanzioni civili va abolito ogni importo oltre gli interessi, quale la maggiorazione di mora.

 

Il personale dipendente della Agenzia unica del lavoro avrà dovere di esclusiva senza alcun tipo di eccezione, potrà svolgere dietro compenso la sola attività di pubblicazione; attività formative o di consulenza potranno essere svolte solo a condizione della assenza di qualsiasi controvalore di qualsivoglia forma o natura. Il costo del personale dipendente della Agenzia unica del lavoro non dovrà ne potrà mai essere in alcun modo connesso, derivato, condizionato o correlato agli incassi derivanti dal sistema sanzionatorio, quale condizione irrinunciabile di condizionamento, di dubbio o perplessità sulle azioni poste in essere da parte del personale della Agenzia. In tali azioni è bene operare con riferimento al contesto della Unione europea, il modello della agenzia del lavoro e della busta paga unica e semplificata ci sembrano soluzioni utili spendibili anche a livello europeo.

 

Mario Saverio Di Martiis, Luciano Esposito

Ispettori ANIV

 

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