Venti anni di legge Biagi: un bilancio personale

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Bollettino speciale ADAPT 8 febbraio 2023, n. 1
 
A chi scrive sembra ancora ieri, eppure sono già passati venti anni dalla pubblicazione della legge 14 febbraio 2003, n. 30 in Gazzetta Ufficiale (GU n. 47 del 26 febbraio 2003).
 
Una legge ancora oggi viva, almeno per alcuni dei suoi capitoli più significativi che sono contenuti nei due principali decreti attuativi, il n. 276 del 2003 e il n. 124 del 2004 (altri sono stati superati e altri ancora sono invece stati recepiti nella sostanza e con poche modifiche in leggi successive).
 
Una legge controversa e contestata da taluno persino nella giusta e credo doverosa intitolazione a Marco Biagi, come se la possibile “strumentalizzazione politica” (che in Italia è presente in ogni riforma passata o recente del mercato del lavoro) dovesse prevalere sulla circostanza oggettiva che questa legge è stata ideata, promossa e in larga parte scritta da Marco Biagi in quella che lui chiamava la sua “bottega artigiana” di Modena. Di questo dato di fatto, che è oramai parte della storia del nostro Paese e che ha poi condotto all’assassino di Marco Biagi da parte delle Brigate Rosse (dato che dovrebbe prevalere, per la sua valenza umana e ideale, su ogni considerazione politica), ho dato ampia dimostrazione nei Quaderni AGENS del 2004 che raccolgono i principali schemi di articolato normativo che hanno condotto alla legge 30, alcuni risalenti addirittura alla fertile stagione della collaborazione tra Marco Biagi e Tiziano Treu (ne dà conto lo stesso Marco Biagi in Progettare per modernizzareun bellissimo saggio raccolto nel volume Politiche del lavoro di Tiziano Treu del 2001 che esprime pienamente la sua visione di “giurista di progetto”).
 
Non è dunque il caso di tornare su queste oramai antiche vicende e sulle polemiche che hanno accompagnato tanto la fase di progettazione, con la pubblicazione nel 2001 del Libro Bianco sulla modernizzazione del mercato del lavoro, che la successiva fase di attuazione e implementazione della legge attraverso la decretazione delegata e la contrattazione collettiva. Sul punto è giusto lasciare oggi la parola, considerata anche l’assenza nel nostro Paese di minimi strumenti istituzionali (e dunque condivisi) di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle leggi di disciplina del mercato del lavoro, ai Maestri della materia: a coloro cioè che, con il loro insegnamento e con la loro autorevolezza, presidiano la costante – e mai facile – ricerca di un corretto equilibro tra le ragioni e i valori della tradizione e la forza travolgente delle istanze di innovazione (si vedano le interviste ad alcuni dei Maestri della materia raccolte in M. Tiraboschi, Venti anni di legge Biagi, ADAPT University Press, 2023).
 
In questa sede è dunque giusto limitarsi a una ricognizione dei contenuti della legge Biagi e sollecitare il contributo di tutti i cultori della materia e gli esperti nello sforzo di formulare quantomeno un “bilancio culturale” di questa ambiziosa riforma che cercava di risolvere, in modo pragmatico e largamente sperimentale, alcuni dei nodi storici del lavoro nel nostro Paese (vedi M. Tiraboschi, Un bilancio (im)possibile? La legge Biagi tra politiche del lavoro e (mancato) monitoraggio istituzionale, Working Paper ADAPT n. 4/2023, in questo bollettino speciale).
 
Resta in ogni caso vero – ed è questa la principale lezione di questi intensi venti anni – quanto scriveva lo stesso Marco Biagi a chiusura di un commentario sulla disciplina del lavoro a termine con cui si era avviato il processo di riforma del nostro mercato del lavoro, «sul piano pratico, tuttavia, la vera riforma deve essere non normativa ma culturale, proprio a partire dallo spirito con cui si andranno a interpretare le norme del decreto che qui si commenta. La modernizzazione del mercato del lavoro è un processo particolarmente complesso e delicato che richiede da parte di tutti quell’atteggiamento positivo nei confronti dei cambiamenti che da tempo ci viene richiesto dalle istituzioni comunitarie» (M. Biagi, La nuova disciplina del lavoro a termine: prima (controversa) tappa del processo di modernizzazione del mercato del lavoro italiano, in M. Biagi, a cura di, Il nuovo lavoro a termine, Milano, Giuffrè, 2002).

Il senso di un “percorso di letture” sui venti anni di legge Biagi, rendendo ora ad accesso aperto tutte le nostre principali pubblicazioni accademiche in materia, è semplicemente questo: quello di tenere in vita una prospettiva culturale e progettuale di un giuslavorismo pragmatico che vuole fare i conti con il dato di realtà e lo vuole fare con mente aperta e spirito costruttivo pur consapevole della estrema complessità delle sfide e dei problemi moderni del lavoro.
 
Nessun intento di polemica rispetto a vicende del passato. E tanto meno nessuna istanza celebrativa della legge 30 visto che, almeno per quanto mi riguarda, c’è poco o nulla da celebrare una volta che si pensi alla origine di tutto questo e cioè alla eliminazione fisica di Marco Biagi dal dibattito pubblico e da quello scientifico sui problemi del nostro mercato del lavoro.
 
L’intento di tutti questi anni, come spero possano documentare i tanti contributi qui raccolti, è stato semplicemente quello di concorrere a tenere almeno in vita il progetto culturale di Marco Biagi, quello di fornire cioè un possibile contributo alla modernizzazione del diritto del lavoro e delle relazioni industriali, come egli stesso annunciava nell’ultimo editoriale da lui firmato per la rivista Diritto delle Relazioni Industriali edita da Giuffrè (vedi M. Biagi, Una rivista che si rinnova, in DRI n. 1/2002, qui p. 4).
 
Non sono mancati in tutti questi anni, da parte mia e come bilancio personale, errori, ingenuità ed eccessi dovuti anche all’impeto e alla violenza del momento e alla foga di essere all’altezza della missione che ci eravamo dati; una missione, va riconosciuto oggi, decisamente più grande di noi.
 
Quel che è certo è che ci presentiamo ora all’appuntamento dei venti anni senza rimorsi e senza dover dimostrare qualcosa a qualcuno (l’ho scritto anche in M. Tiraboschi, Le interviste impossibili – Marco Biagi venti anni dopoADAPT University Press, 2022). Non è tanto e non è solo per l’impegno a coltivare un onore, cercando cioè di portare a compimento un “progetto” che ci era stato affidato e di cui ci siamo fatti carico per un sentimento di lealtà. Quel che conta è, soprattutto, l’aver tenuto in piedi e fatto crescere una Scuola allora certamente modesta per numeri e dimensioni e che oggi vive e ha voce grazie al contributo di centinaia di giovani brillanti e di valore tutti impegnati – con le loro diverse idee, attitudini e inclinazioni – a costruire un futuro del lavoro migliore di quello che abbiamo ereditato.
 
Michele Tiraboschi

Università di Modena e Reggio Emilia

Coordinatore scientifico ADAPT

@MicheTiraboschi

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