Proposta per varare un “Piano ex Ilva”

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Bollettino ADAPT 5 febbraio 2024 n. 5
 
Della vicenda ex ILVA si è recentemente occupato sulle pagine del Bollettino ADAPT Giuliano Cazzola, che ha bene evidenziato le contraddizioni che hanno caratterizzato sino ad oggi la gestione ai vari livelli della complessa vicenda del siderurgico tarantino.
 
Della situazione debitoria della Società Acciaierie d’Italia, estranea al perimetro societario Arcelor Mittal, che pure ne detiene la maggioranza, e tanto da essere costretta a tentare di rimanere sul mercato sulla scorta del solo circolante reso asfittico da un livello produttivo insufficiente (3 milioni di tonnellate),  si è espresso durante l’audizione in Commissione parlamentare l’ex presidente della Holding, dott. Bernabè, le cui dimissioni attestano l’abbandono della strategia del subentro della mano pubblica da maggio 2024, pur in assenza di alternativa tangibile.
 
Dall’angolo visuale di docenti tarantini di diritto del lavoro leggiamo ciò che riportano i giornali e assistiamo ai quotidiani dibattiti televisivi sulla vicenda ILVA, chiedendoci ogni volta perché nessuno dica ai tarantini come realmente stiano le cose, così concorrendo ad aggiungere alla disperazione il totale disorientamento.
 
Il bivio di fronte al quale si trovano ormai da decenni più comunità coinvolte nel disastro ex ILVA (specie quella tarantina) è quello di morire o vedere morire i propri cari di tumore o in alternativa di fame, salvo –se va bene- andare ad ingrossare la fila della malavita, purtroppo ben radicata sul territorio.
 
Delle esternazioni politiche non serve parlare in questa sede, essendo sufficiente accendere un televisore e sintonizzarsi su un qualsiasi canale nazionale o locale.
 
Qualcosa va detta invece sul silenzio (afasia) sindacale. La vicenda” nascosta sotto il tappeto” dopo l’ingresso del colosso franco-indiano, è esplosa nelle ultime settimane, ma nessuno dica in maniera inaspettata, perché di morte annunciata si tratta. Il sindacato non sa cosa fare, con chi prendersela, con chi confrontarsi, avendo di fronte da un lato un’azienda che tenta di sopravvivere (con tre altiforni su quattro spenti) e dall’altro una classe politica che sembra impotente di fronte al problema (il dossier ILVA transita oggi – ma è storia vecchia che preesiste all’attuale Governo – da un tavolo all’altro dei componenti dell’Esecutivo: nell’ordine, Giorgetti, Durso, Fitto).
 
Cosa dire, allora, ai tarantini?

Vanno dette poche cose, ma chiare ed inequivoche.

1. L’opzione nuova amministrazione straordinaria è nelle cose, così come quella della liquidazione della Società, con buona pace di fornitori, indotto, professionisti, territorio;

2. ILVA in AS, riavuto il “cadavere”, a sua volta dovrà necessariamente prendere atto del venire meno dei presupposti per la prosecuzione di siffatta procedura concorsuale;

3. Scatteranno gli ammortizzatori sociali “a pioggia” al fine di “narcotizzare” la questione sociale dei 20.000 esuberi (tra diretti ILVA e indiretti dell’indotto oggi tutti coperti dalla CIGS), senza alcuna ricaduta occupazionale e con dissanguamento delle casse dell’INPS (la Legge di Bilancio 2024 ripropone per quest’anno la “eccezionale” CIGS in deroga già autorizzata in forza dell’art. 42 del d.l. 22.6.2023, n. 75).
 
In attesa che i giudici, ognuno per la propria competenza, decretino la fine dell’ILVA, cosa si può suggerire agli attori politici locali e a quelli sociali attingendo alla normativa in vigore e prima ancora al buon senso?
 
Si può suggerire, riunendo attorno ad un tavolo le otto province colpite dal disastro ex ILVA (le sei pugliesi e le due lucane), di varare un piano straordinario di interventi sul piano occupazionale e sanitario [“Piano ex ILVA”] per grosse linee così sintetizzabile:

a) Impulso ai lavori pubblici (manutenzione e ripristino di scuole, strade, ponti, rete idrico-fognaria, fiumi, torrenti, riforestazione, notoriamente a pezzi);

b) Impulso ai lavori di pubblica utilità, specie per i lavoratori prossimi alla pensione;

c) Incentivo all’attività agro-alimentare, che costituisce l’eccellenza delle due regioni;

d) Incentivo all’attività turistica, che va a rimorchio di quella precedente;

e) Avvio di un piano di risanamento dell’area occupata dal siderurgico;

f) Mappatura dei fabbisogni di manodopera a livello delle due regioni interessate e avvio di attività formative strettamente funzionali a soddisfare detta domanda di lavoro;

g) Recupero dei deficit o accrescimento dei livelli di istruzione, anche universitaria, con corsi dedicati agli esuberi (iniziativa già adottata di concerto con UNIBA decenni fa proprio per gli esuberi del siderurgico);

h) Sostegno con risorse pubbliche alla mobilità lavorativa extra regionale;

i) Avvio di un piano sanitario finalizzato alla prevenzione e cura delle malattie, sopratutto infantili, determinate dall’inquinamento ambientale provocato dal Siderurgico, specie nelle aree a ridosso dello stesso (Rione Tamburi e Comune di Statte);

j) Nomina di un Commissario delegato alla realizzazione del Piano “ex ILVA” sopra delineato, sotto il controllo delle Procure della Repubblica di Lecce e Potenza onde prevenire i consueti fenomeni di infiltrazione mafiosa.
 
Qualcuno sarcasticamente dirà: il “solito libro dei sogni”! Ma tale non è perché tutte le misure proposte trovano un aggancio sia nell’Agenda 2030 sia nel PNRR, mentre la politica discute di come utilizzare le ingenti risorse in esso previste, col concreto rischio di doverne restituire la gran parte per mancato utilizzo!
 
Per quanto concerne il contributo che possono dare le parti sociali per la realizzazione del “Piano ex ILVA”, pur nella consapevolezza che la disoccupazione e la bassa produttività del Paese siano ormai fattori strutturali che osteggiano la promozione di un lavoro dignitoso, le parti sociali dispongono di strumenti normativi in grado di avviare un processo di “riconversione virtuosa del territorio”.
 
I diritti di informazione e consultazione (ex l. n. 223/1991, d.lgs. 25/2007, d.lgs. n. 148/2015) di cui godono le organizzazioni sindacali potrebbero avere un forte impatto qualora effettivamente utilizzati anche al fine di costituire un sistema di Labour Market Intelligence a supporto delle istituzioni pubbliche, funzionale ad avviare un percorso di aggiornamento professionale e di ricollocazione dei lavoratori (v. art. 24-bis, d.lgs. n. 148/2015 o il percorso di “ricollocazione collettiva” previsto dal Programma GOL).
 
Verso queste attività vanno dirottati i 20.000 esuberi, distribuiti ad esempio in base all’indice demografico di ciascuna provincia, ma anche in base al tasso di disoccupazione a base provinciale/comunale, ovvero ancora in base ad un criterio socio-economico da concordare con le istituzioni locali, previa idonea, reale, efficiente e rapida attività di riqualificazione, utilizzando tutte le risorse locali, nazionali ed europee messe a disposizione dalle rispettive istituzioni.
 
La comunità apulo-lucana deve mettere da parte vittimismo e rassegnazione e lasciare fuori della porta le solite logiche di lottizzazione selvaggia che accontentano pochi a danno di tutti.
 
Solo un afflato di solidarietà e lo spirito di iniziativa che storicamente li caratterizzano può salvare gli appulo lucani dal disastro ambientale ed occupazionale nel quale stanno precipitando.
 
Gli studiosi di diritto del lavoro tarantini, adusi ad affrontare i problemi socio-economici nella prospettiva lavoristica, e non per apriorismo ideologico, a partire da questo momento intendono fornire il proprio contributo di professionalità e di esperienza a favore di una comunità nella quale e per la quale vivono.
 
Questo va portato a conoscenza delle famiglie coinvolte nel disastro ex ILVA, unitamente all’invito a leggere, in mancanza dell’avvio delle iniziative sopra menzionate, “La dismissione” di Ermanno Rea e “Apocalypse Town” di Alessandro Coppola.
 
I giuslavoristi di Taranto
Domenico Garofalo, Angelica Riccardi, Stefano Caffio, Carmela Garofalo, Alessio Caracciolo, Lorenzo Scarano, Stefano Rossi, Federica Stamerra, Nicola Deleonardis, Michele Calabria

Proposta per varare un “Piano ex Ilva”