Il mio canto libero – Milan l’è on gran Milan! O no?

Bollettino ADAPT 5 febbraio 2024, n. 5
 

Milano rappresenta certamente l’area metropolitana italiana più competitiva con le analoghe aree in Europa e nel mondo. Ma ormai da tempo si avverte l’assenza in essa di élite capaci di visione e di conseguenti iniziative per la sua stessa evoluzione futura. Tanto nella dimensione istituzionale quanto in quella imprenditoriale sembra prevalere l’attenzione alla finanza speculativa più che alle produzioni reali, alla ricerca vera e al lavoro. Così come si afferma l’adesione provinciale e conformista al catalogo del politicamente corretto maturato nei luoghi dell’accademia e delle big tech nordamericane, adottato poi dalle tecnocrazie di Bruxelles. Ne consegue anche la sua (relativa) separazione culturale ed economica dalle province lombarde e la sua decrescente influenza nazionale.

 

Come accade altrove, a questo posizionamento culturale “progressista” corrisponde una forte disattenzione ai grandi progetti collettivi e alle concrete contraddizioni sociali. Con il risultato che il grande sviluppo di Milano, già faticosamente riprodottosi dopo Tangentopoli nella seconda metà degli anni ‘90, potrebbe ora rivelare pericolose fragilità. Non a caso, fu nel contesto creativo di allora che maturò il Patto suggerito da Marco Biagi per l’inclusione delle fasce deboli del mercato del lavoro. Mentre oggi, nella dimensione sociale, emerge un profondo divario tra salari e costo della vita, soprattutto nei lavori servili. Da tempo l’economista Moretti ci ha insegnato la necessaria proporzione tra questi ultimi e le alte competenze. Elite’ capaci di leggere e anticipare le criticità sociali dovrebbero per prime promuovere un contratto integrativo metropolitano che riconosca quanto meno una indennità di sede chiedendo allo Stato di applicarvi (come ai premi) una aliquota “secca” agevolata. Queste invece sembrano chiuse in sé stesse e al più pronte a rincorrere le iniziative giudiziarie che nella pigrizia dei corpi intermedi invadono il campo della autonomia collettiva.

 

Fortunatamente la provincia lombarda sembra più vitale e la Regione, che ne è espressione, potrebbe sviluppare un modello di mercato del lavoro dinamico e inclusivo fondato sulla concorrenza paritaria tra intermediari pubblici, privati e privato-sociali integrando percorsi educativi e formativi, rilanciando la pedagogia esperienziale (qui un tempo di casa), così da rimettere in moto l’ascensore sociale perché nessuno può accettare l’idea di fare per tutta la vita il cameriere di pizzeria o l’operatore delle pulizie aziendali.

 

Milano è a un bivio e gli ambienti più consapevoli, che pure esistono nelle università migliori, nelle grandi charity, negli autentici produttori di ricchezza, dovrebbero spezzare il conformismo miope, riconnettere le funzioni direzionali alla vitalità delle periferie, offrire speranze di promozione sociale anche agli ultimi.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

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