Il mestiere dell’insegnante: tra stress lavoro correlato e domanda formativa degli studenti

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Bollettino ADAPT 5 dicembre 2023, n. 42
 
Con il recente report Unravelling the layers of teachers’ work-related stress l’OECD ha posto l’attenzione su alcuni risultati dell’indagine internazionale “Teaching and Learning International Survey” (TALIS) realizzata nel 2018; sebbene lo scenario pandemico e post-Covid abbia generato nuove sfide per gli insegnanti, i dati del TALIS possono ancora fornire spunti rilevanti per i decisori politici e per i dirigenti scolastici. Dalle analisi realizzate tra i Paesi membri dell’OECD emerge che, nonostante il 90% degli insegnanti interpellati si dichiari complessivamente soddisfatto del proprio lavoro, la percentuale scende al 76% quando viene loro chiesto se ritengono che i vantaggi dell’essere insegnante superino gli svantaggi; inoltre, un terzo dei partecipanti alla ricerca si chiede se sarebbe stato meglio scegliere un’altra professione. Per esplorare i fattori connessi alla complessa percezione che gli insegnanti hanno del loro mestiere nello studio vengono analizzati i fattori di stress lavoro correlato al fine di progettare interventi che, partendo dalle aree individuate, possano migliorare la soddisfazione e il benessere lavorativo degli insegnanti.
 
Le fonti di stress da lavoro riferite dagli insegnanti variano in modo significativo in base al contesto socioeconomico delle scuole: i dati del TALIS rivelano alcune differenze tra le cosiddette scuole svantaggiate – espressione utilizzata nel report per indicare le strutture educative in cui più del 30% degli studenti proviene da famiglie in condizioni di fragilità socioeconomica – e quelle avvantaggiate, dove meno del 10% degli studenti proviene da famiglie svantaggiate. Gli insegnanti delle scuole svantaggiate segnalano più frequentemente come fattori di stress: la gestione del comportamento degli studenti in classe; la necessità di adattare le lezioni per rispondere ai bisogni speciali degli studenti; infine, l’esigenza di stare al passo con l’evoluzione dei requisiti nella professione. Invece gli insegnanti delle scuole più avvantaggiate segnalano come fonte principale di stress lavoro correlato la necessità di affrontare le preoccupazioni dei genitori o dei tutori, sebbene il dato sia significativo solo in alcuni territori coinvolti nello studio dell’OECD. Per quanto riguarda il carico di lavoro è più probabile che sia segnalato come fattore di stress dagli insegnanti delle scuole avvantaggiate; tuttavia, non è emerso uno schema coerente di differenze tra scuole avvantaggiate e svantaggiate rispetto a questo fattore di stress.  Ciò suggerisce che lavorare in scuole avvantaggiate comporta sfide specifiche legate al carico di lavoro, ma si tratta di un problema che viene generalmente percepito tra scuole di contesti con differenti background socioeconomici.
 
I fattori di stress da lavoro individuati nello studio dell’OECD incidono sulla soddisfazione lavorativa e sul desiderio dei docenti di continuare a insegnare. Mantenere la disciplina in classe è la fonte di stress più comunemente correlata all’impegno con cui gli insegnanti svolgono il loro lavoro: in due terzi dei partecipanti allo studio è stata registrata una relazione negativa tra questa fonte di stress e il numero di anni che gli insegnanti intendono dedicare alla professione. Segue lo stress legato al numero eccessivo di lezioni da impartire, che ha un impatto negativo sull’impegno nella professione in quasi la metà dei partecipanti. Inoltre, gli stessi fattori di stress – il comportamento degli studenti e il carico di lavoro – hanno una relazione negativa con la soddisfazione lavorativa nella maggioranza degli insegnanti. Tuttavia, in una piccola minoranza di partecipanti al TALIS sono state rilevate relazioni positive tra questi fattori di stress e la soddisfazione e l’impegno degli insegnanti; il dato potrebbe essere legato al senso di padronanza che i docenti vivono quando riescono ad affrontare situazioni stressanti.
 
Le differenze registrate tra gli insegnanti che lavorano nelle scuole svantaggiate e quelli delle scuole avvantaggiate possono essere interpretate – come proposto nel report – facendo riferimento alle minori risorse di cui dispongono gli insegnanti che lavorano nelle scuole svantaggiate. E’ possibile arricchire il ragionamento chiedendosi qual è il ruolo dell’istituzione scolastica entro territori caratterizzati da profonde differenze socioeconomiche: nei contesti più complessi gli insegnanti sentono di doversi occupare del comportamento e della disciplina degli studenti, adattando il loro metodo alle esigenze sempre più variegate degli studenti, mentre nei contesti socioculturali meno fragili gli insegnanti sentono di dover gestire le preoccupazioni delle famiglie rispetto alla performance scolastica degli studenti. Un’altra fonte di stress nominata nello studio è la percezione di essere responsabili della realizzazione e del successo degli studenti, elemento su cui non emergono differenze significative tra scuole svantaggiate e avvantaggiate. La lettura dei dati raccolti dal TALIS invita a interrogarsi su come i docenti riescano a lavorare efficacemente sulla riuscita scolastica degli studenti se, allo stesso tempo, vivono con fatica altre dimensioni della vita scolastica come il mantenimento della disciplina in classe e la gestione delle questioni sollevate dai genitori sul percorso scolastico dei figli. Più in generale l’interrogativo riguarda il modo in cui gli insegnanti si rappresentano l’obiettivo e gli interlocutori della loro professione.
 
Per rispondere è utile osservare il tipo di relazione che si instaura tra i docenti interpellati e i loro studenti: l’elemento che accomuna i nodi critici riportati nella ricerca è la difficoltà degli insegnanti a immaginare gli studenti come interlocutori e co-costruttori della formazione. Gestire il comportamento della classe, modificare le lezioni per rispondere ai bisogni educativi degli studenti e preparare materiali per le lezioni sono tutti comportamenti solipsistici dei docenti in cui non compare un’interlocuzione con gli studenti e con la loro domanda formativa intesa come ciò che ragazzi e ragazze chiedono alla scuola in termini di bisogni educativi, aspettative future e desideri. Lavorare sulla domanda formativa dei ragazzi vuol dire pensare il mestiere dell’insegnante come un duetto da intonare con ciò che gli studenti pensano, vivono e desiderano conoscere del mondo che li circonda, per costruire una offerta formativa capace di aiutare i ragazzi e le ragazze a rispondere alle sfide della realtà nelle sue complesse manifestazioni. In questo senso la classe scolastica diventa una risorsa e non una complicazione nel processo di trasmissione ideale di un sapere compiuto dal maestro all’allievo; se la domanda formativa degli studenti non viene posta al centro della prassi scolastica il rischio, evidenziato anche nei dati del TALIS, è che gli insegnanti vivano ogni richiesta del contesto scolastico come un potenziale fattore di stress che intacca fortemente la soddisfazione lavorativa e l’impegno nella professione.
 
Intervenire sulla relazione tra insegnanti e richieste dei contesti scolastici è urgente soprattutto per il ruolo decisivo che questa professione ha di fronte a fenomeni di instabilità culturale, climatica e geopolitica che caratterizzano il contesto contemporaneo come è accaduto nel corso della pandemia da Covid-19. In quella fase di trasformazione radicale dei canali di istruzione gli insegnanti hanno svolto un ruolo fondamentale garantendo l’accesso all’istruzione anche a costo di impegnarsi nell’utilizzo di nuovi metodi didattici – la Didattica a Distanza (DaD) – senza aver ricevuto una formazione specifica. Gli insegnanti sono diventati il punto di riferimento per le famiglie sia rispetto alle esigenze formative dei figli che, in molti casi, rispetto a paure e preoccupazioni sul drammatico scenario pandemico. Quando le classi sono state riaperte gli insegnanti si sono trovati a dover gestire ambienti, routine e approcci didattici completamente trasformati e, in molti casi, oltre a svolgere il loro ruolo di formatori si sono dovuti mobilitare per generare nei loro studenti un senso di responsabilità verso sé stessi e gli altri attraverso il rispetto di comportamenti corretti per ridurre il rischio di circolazione del virus.
 
Queste nuove richieste si sono aggiunte a un carico di lavoro già elevato per gli insegnanti che, ben prima del Covid-19, influiva sulla loro soddisfazione lavorativa e sulla presenza di condizioni cliniche di esaurimento emotivo (Ferguson K., Frost L., Hall D., Predicting teacher anxiety, depression, and job satisfaction, in Journal of Teaching and Learning, 2012, 8(1). 27–42.). L’insieme di nuove e annose sfide che si incontrano nell’insegnamento hanno determinato in molti Paesi il fenomeno della carenza di insegnanti, elemento che rende urgente programmare interventi mirati per migliorare le condizioni lavorative nelle scuole (Pressley T., Factors contributing to teacher burnout during COVID-19, in Educational Researcher, 2021, 50.5: 325-327.). Uno spunto interessante arriva da un recente studio realizzato negli Stati Uniti che ha evidenziato come, rispetto allo stress lavoro correlato degli insegnanti durante la fase pandemica, i fattori organizzativi si siano rivelati decisivi: il supporto ricevuto dalla scuola e la soddisfazione per le decisioni organizzative sono stati associati a un maggiore appagamento personale e a un ridotto esaurimento emotivo (Trinidad J.E., Teacher satisfaction and burnout during COVID-19: what organizational factors help?, in International Journal of Leadership in Education, 2021, 1-19). Questi dati, insieme alle considerazioni proposte finora, suggeriscono che per intervenire sui fattori di rischio stress lavoro correlato degli insegnanti sia necessario lavorare in un’ottica di sistema, partendo dalla relazione tra docenti e studenti fino a intervenire sulle più ampie dimensioni organizzative degli istituti scolastici.
 
Mettere al centro della discussione il futuro del mestiere dell’insegnante, professione che soffre di un cronico sbilanciamento tra le dichiarazioni pubbliche sulla decisiva funzione sociale del docente e le note problematiche legate alle condizioni lavorative nelle scuole, implica interrogarsi sulla rappresentazione che gli insegnanti hanno della loro professione quando prendono posto dietro alla cattedra, elemento strettamente connesso alla soddisfazione lavorativa dei docenti. A partire da queste considerazioni è urgente che i decisori politici e le parti sociali si impegnino nello sviluppo di strumenti sempre più efficaci per migliorare i sistemi di supporto agli insegnanti al fine di sostenere il loro desiderio di investire anni preziosi al servizio della formazione delle nuove generazioni.
 
Ilaria Fiore

Scuola di dottorato in Apprendimento e Innovazione nei contesti sociali e di lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Siena

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Il mestiere dell’insegnante: tra stress lavoro correlato e domanda formativa degli studenti