Un accordo lungimirante per il settore del Credito cooperativo

Giuseppe Artidoro Paglia


È arrivato quasi allo scadere del gong, quando cioè i termini di legge sembravano essersi esauriti. La sera del 31 ottobre scorso, dopo due giorni di contrattazioni serrate e ininterrotte, Federcasse e le Associazioni sindacali del credito cooperativo hanno apposto le loro firme in calce all’Accordo sull’adeguamento del Fondo di Solidarietà del settore.

 

Secondo le nuove misure, i lavoratori avranno diritto a una tutela integrativa più estesa rispetto a quella prevista dal sistema sociale italiano attraverso l’Aspi.

L’Accordo prevede inoltre l’inserimento di assegni straordinari per il sostegno all’occupazione in tutti quei casi di agevolazione all’esodo per i lavoratori con requisiti idonei al pensionamento di vecchiaia o al pensionamento anticipato nei successivi cinque anni.

Infine, sarà possibile finanziare attraverso i Fondi programmi formativi di riconversione e riqualificazione professionale.

 

Sono queste le innovazioni principali apportate dall’Accordo, sull’onda di quanto previsto dalla legge n. 92/2012, meglio nota come Riforma Fornero, che ha tra le altre cose reso obbligatorio il fondo per le imprese superiori ai 15 dipendenti.

 

Una tutela strutturata su più livelli, che rende lo strumento una risposta concreta e completa.

Occasione che le organizzazioni di settore, incentivate anche dall’obbligo di legge, hanno saputo cogliere al balzo adeguando i propri ammortizzatori sociali alle sfide della contemporaneità. Così facendo, gli istituti sono in grado di affrontare congiunture economiche negative riducendo al minimo gli impatti sociali.

 

Pensati per la prima volta nella metà degli anni Novanta, i Fondi si sono infatti rivelati strumenti particolarmente utili nel fornire sostegno al reddito e nel favorire politiche attive nei processi di ristrutturazione aziendale.

Scelta che riconosce al sistema del credito una notevole lungimiranza e un’indiscutibile attenzione alle necessità dei lavoratori in tema di welfare.

 

I Fondi di Solidarietà intervengono assicurando una tutela economica in costanza del rapporto di lavoro in tutti quei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previsti dalla normativa già in materia di integrazione salariale ordinaria e straordinaria.

 

Il Fondo, che potremmo definire per estensione “un ammortizzatore sociale di settore”, è istituito presso l’Inps e sarà gestito da un Comitato amministratore, formato in maniera paritaria da esperti della parte datoriale e dei lavoratori.

 

È bene sottolineare, inoltre, che il Fondo di Solidarietà  non è finanziato dal Sistema pubblico, ma si autofinanzia attraverso un sistema contributivo privato (2/3 dai datori di lavoro, 1/3 dai lavoratori stessi, per un totale dello 0,36%. A ciò si andrà ad aggiungere un contributo in caso di effettiva fruizione dell’ammortizzatore.)

 

Tutte le previsioni rispondono al principio del “pareggio di bilancio”, vincolo che imporrà acume nelle previsioni di spesa e nelle spese effettive, che dovranno essere coerenti al quadro macroeconomico del settore. Sarà fondamentale evitare l’erogazione di prestazioni in carenza di riserve e accordare la concessione di interventi solo laddove esistano specifiche riserve finanziarie acquisite in precedenza.

 

Si ritiene, dunque, che così come progettato, lo strumento dei Fondi possa essere un valido supporto in caso di possibili situazioni di difficoltà degli Istituti.

Raggiungere un’intesa e sottoscrivere l’accordo per l’adeguamento era, in definitiva una via obbligata, viste le circostanze di mercato nelle quali operiamo.

Non solo, data anche la prossimità della scadenza del CCNL del settore (intervenuta 31 dicembre 2013), la scelta di “mettere in sicurezza” il Fondo, attraverso un accordo preventivo fuori da condizionamenti di parte, ha dimostrato essere una strategia vincente.

 

Il settore del Credito cooperativo ha cercato, ancora una volta, di porre rimedio a situazioni future in netto anticipo non solo rispetto ai tempi, ma anche rispetto alla stessa ABI che, trovandosi in una situazione di stallo nelle trattative di relazioni industriali, solo in tempi più recenti è riuscita a raggiungere un accordo in tal senso.

 

Ciò che ci chiediamo adesso è: sapranno altri settori, rispondere con la stessa prontezza?

 

Giuseppe Artidoro Paglia

Consulente del Lavoro

@Artidoropaglia

 

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