Smart working, Dadone: «Ecco perché i dipendenti pubblici devono essere valutati anche dagli utenti»

ROMA – Decreto “irricevibile”. Cgil, Cisl e Uil contestano con forza le nuove norme sullo smart working per Pubblica Amministrazione e proclamano lo stato di agitazione: le modalità di lavoro agile, obiettano, andavano affidate alla contrattazione. “La situazione pandemica in questo momento rendeva difficilmente percorribile la strada di un accordo ad hoc”, replica il ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, che ieri sera ha diffuso il decreto con le norme di applicazione dell’ultimo Dpcm del governo, che dispone che lo smart working si applichi per almeno il 50 per cento dei dipendenti.

 

E quindi queste disposizioni si limitano a regolare la fase pandemica, dopo riprenderà la contrattazione con i sindacati?
“I tavoli con i sindacati erano già stati predisposti, si attendeva solo di conoscere quali erano le risorse messe a disposizione dalla manovra. La contrattazione si aprirà a breve, in vista dei rinnovi contrattuali 2019-2021. E comunque ci sono aspetti specifici della contrattazione che non ho toccato con questo decreto, né con le circolari, a cominciare dal diritto alla disconnessione o dalla regolamentazione dei buoni pasto”…

 

Continua a leggere su la Repubblica

 

Smart working, Dadone: «Ecco perché i dipendenti pubblici devono essere valutati anche dagli utenti»