Programma Nazionale per la Ricerca 2015-2020: Guida alla lettura

Chiara Mancini


Lo scorso Primo maggio il Governo ha deliberato il finanziamento del Piano Nazionale della Ricerca 2015-2020, già lanciato dal Governo Letta e rimasto finora inattuato. Finanziare la ricerca è un’urgenza nel nostro Paese, e lo stesso PNR sottolinea che, nonostante i ricercatori italiani siano molto produttivi, essi sono ancora pochi, e il rapporto tra spesa in R&S e PIL è ancora molto basso. Il finanziamento complessivo del Piano, che si inserisce nella strategia europea Horizon 2020, è di quasi 2,5 miliardi di euro, ma vediamone le articolazioni più nel dettaglio.

 

Il Piano considera sia la ricerca di base, che quella applicata o traslazionale. Riguardo alla prima, il piano non indica ambiti scientifici prioritari e si limita a identificare la necessità di investire sul capitale umano, con l’intenzione di “investire nell’ignoto”.

Un approccio opposto viene scelto per la ricerca applicata e traslazionale, per la quale vengono invece identificate 12 precise aree di specializzazione (immagine), che prendono in considerazione anche le strategie di politica industriale definite dal MIUR insieme al Ministero dello Sviluppo Economico con la Strategia Nazionale di Specializzazione intelligente.

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Le 12 aree sono definite sulla base delle vocazioni produttive del paese, cercando di potenziare i settori che possono maggiormente alimentare la crescita, considerati le competenze di capitale umano, le tecnologie disponibili, i bisogni sociali, le condizioni dei mercati e i vantaggi comparati dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei. Si sottolinea la necessità di specializzare l’economia del Paese, anche in considerazione della crescente rilevanza delle risorse europee e soprattutto di quelle ad accesso competitivo: in questo contesto, il Piano Nazionale della Ricerca assume un’altra valenza, da piano di allocazione delle risorse ad “architettura strategica” per lo sviluppo della ricerca nel nostro paese.

 

Il PNR è strutturato poi in 6 Programmi trasversali, in cui si divide il finanziamento complessivo.

 

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  1. INTERNAZIONALIZZAZIONE (Budget triennio 2015-2017: 107,4 milioni di euro)

 

Il primo programma del Piano ha l’obiettivo di collocare la ricerca italiana nello scenario internazionale in maniera strategica: essa deve cioè essere capace di portare valore aggiunto per la ricerca a livello internazionale e allo stesso tempo di attrarre talenti, risorse economiche e conoscenza. In quest’ottica assume particolare rilevanza la cooperazione internazionale, in cui i ricercatori italiani devono utilizzare appieno la capacità di science diplomacy per favorire l’emersione di temi e progetti di ricerca su cui l’Italia possiede competenze ad alto livello e su cui sia capace di svolgere un ruolo di leadership.

È poi di interesse prioritario il coordinamento a livello europeo, per la costruzione dello Spazio Europeo della Ricerca: a questo fine si rende necessario il rafforzamento della Programmazione Congiunta (JP) per la convergenza dei programmi nazionali di ricerca degli Stati Membri e il supporto dei rappresentanti italiani nel Comitato di Programma Horizon2020.  Vengono infine previsti strumenti di “matching fund”, con il fine di affiancare le risorse nazionali a quelle europee nelle 12 aree di specializzazione.

 

 

  1. CAPITALE UMANO (Budget triennio 2015-2017: 1.020,4 milioni di euro)

 

“Capitale umano” è il programma a cui sono destinate più risorse, ben il 42% del totale.

Con questa sezione il PNR prova a far fronte ad alcuni dei più rilevanti problemi nella preparazione dei nostri ricercatori, già evidenziati dal programma Horizon 2020, secondo cui le conoscenze e competenze dei ricercatori italiani sono troppo incentrate sul proprio ambito disciplinare. La formazione alla ricerca dovrebbe invece essere maggiormente orientata alle cosiddette transferable skills: abilità comunicative e divulgative, capacità imprenditoriale, gestione di progetti, proprietà intellettuale. Il PNR risponde a questa esigenza evidenziando tre linee di rafforzamento dei percorsi di dottorato: internazionalizzazione, interdisciplinarità, intersettorialità.

Specifici programmi per l’apprendimento di skills imprenditoriali sono previsti dal PNR anche al fine di incentivare le imprese ad investire in ricerca, così come programmi per  l’avvio di start-up e spin-off e in generale per il miglioramento delle opportunità di impiego dei dottori di ricerca attraverso servizi specifici nelle università. Infatti, secondo quanto emerge dal testo, la scarsa propensione alla ricerca delle imprese è dovuta almeno in parte all’inadeguatezza delle skills dei ricercatori: “Le imprese italiane hanno reagito alla difficoltà di trovare figure adatte al loro bisogno di innovazione, non aumentando gli stipendi per attrarre il capitale umano più qualificato, ma soffocando sul nascere la loro necessità di R&S, e quindi divenendo concausa di un circolo vizioso che oggi spinge ricercatori e lavoratori altamente qualificati a emigrare”.

Il Piano prevede inoltre alcune misure volte alla valorizzazione dei ricercatori italiani: oltre ad essere messi nelle condizioni di diventare i protagonisti del trasferimento di conoscenza e di esprimere il loro potenziale di impatto sulla società attraverso lo stimolo della domanda di ricerca da parte delle imprese, sono previsti anche  programmi specifici per aumentare le possibilità di crescita dei ricercatori di università ed enti pubblici di ricerca e per attrarre i talenti internazionali affinché collaborino con queste strutture.

 

 

  1. INFRASTRUTTURE DI RICERCA (Budget triennio 2015-2017: 342,9 milioni di euro)

 

Il PNR definisce le Infrastrutture di Ricerca come “strutture, risorse e servizi collegati, utilizzati dalla comunità scientifica per condurre ricerche di alta qualità nei rispettivi campi, senza vincolo di appartenenza istituzionale o nazionale”. Il programma prevede la mappatura, la valutazione e il monitoraggio delle Infrastrutture di Ricerca di interesse nazionale, al fine di dare sostegno ad un gruppo selezionato di esse su cui puntare per aumentare la competitività del sistema italiano a livello internazionale. L’investimento sulle Infrastrutture di Ricerca è lo strumento principale con cui il PNR sostiene la ricerca di base: il PNR definisce gli obiettivi del Programma Nazionale per le Infrastrutture di Ricerca e ne promuove l’allineamento alla European Strategy Forum for Research Infrastructures.

Sarà poi promossa una policy nazionale per il deposito, accesso, verificabilità e riuso dei prodotti e dei dati della ricerca, in ottica Big Data: le parole chiave sono Open Science, Open Access e Digital Preservation.

 

 

  1. COLLABORAZIONE PUBBLICO-PRIVATO E RICERCA INDUSTRIALE (Budget triennio 2015-2017: 487,1 milioni di euro)

 

La strategia indicata nel PNR per incentivare gli investimenti privati in innovazione è quella di creare un “ambiente” stimolante per la ricerca privata, puntando sui Cluster Tecnologici Nazionali come infrastruttura intermedia di soft-governance: la capacità di R&S delle imprese, soprattutto PMI, viene stimolata dai processi di aggregazione (pubblico-pubblico, pubblico-privato e privato-privato) e programmazione congiunta delle attività di ricerca.

I Cluster Tecnologici sono quindi un soggetto fondamentale nell’architettura proposta, con diverse funzioni. Anzitutto elaborano un piano strategico per sviluppo tecnologico di medio termine, attraverso roadmap tecnologiche e specifici piani di investimento in ricerca e sviluppo. Sono inoltre responsabili di individuare e sottoporre all’attenzione del decisore politico opportunità tecnologiche, necessità di infrastrutturazione e di investimento in formazione e capitale umano. Il piano assegna infine particolare attenzione alla creazione di filiere lunghe di cooperazione tra i territori, trans-settoriali e internazionali, e i cluster rivestono un ruolo cruciale in quest’ambito.

La ricerca privata dovrà essere stimolata anche in forte sinergia con gli strumenti di sostegno alla ricerca industriale del Ministero dello Sviluppo Economico, e più in generale in coerenza con le politiche per la competitività industriale di tutto il Governo.

Questa sezione del PNR si focalizza poi sul rapporto tra società, ricerca e innovazione sociale: promuove, quindi, la rendicontabilità sociale della ricerca, che, da ultimo, deve “garantire la restituzione ai cittadini del valore creato con gli investimenti in ricerca”. Ciò diventa ancora più stringente se si considera che la tecnologia permette una maggiore capacità di rilevazione e soluzione dei nuovi bisogni sociali: a questo fine, infatti, il PNR agevola start-up innovative a vocazione sociale. La Responsabilità sociale nella ricerca e nell’innovazione è importante anche perché garantisce trasparenza, etica, sostenibilità e vicinanza alla domanda sociale, nonché una migliore comprensione delle funzioni e dei risultati della ricerca nella società.

 

 

  1. MEZZOGIORNO (Budget triennio 2015-2017: 436 milioni di euro)

 

Il PNR prevede uno specifico programma per migliorare la competitività delle regioni Meridionali, aumentandone la capacità di produrre e utilizzare R&S. Il Programma Speciale Mezzogiorno si realizza prevalentemente attraverso il PON “Ricerca e Innovazione” 2014-2020, e fa quindi affidamento sui Fondi strutturali europei. In ogni caso, con il finanziamento in capo a questo Piano, viene assegnata priorità agli investimenti in capitale umano, incentivando la mobilità dei ricercatori e l’attrazione di professionalità consolidate, allo sviluppo di tecnologie abilitanti (KET’S) e al miglioramento della capacità amministrativa della PA. In queste azioni, l’intento è quello di “privilegiare l’approccio integrato (attraverso raccordi tra sostegno alla R&S, sostegno all’innovazione “in senso lato”, interventi infrastrutturali e cura del fattore umano), piuttosto che l’approccio segmentato”.

 

 

  1. EFFICIENZA E QUALITÀ DELLA SPESA (Budget triennio 2015-2017: 34,8 milioni di euro)

 

Per poter raggiungere gli obiettivi del PNR è necessaria un’adeguata capacità istituzionale e amministrativa: a questo fine viene previsto un ultimo programma che riguarda l’efficienza e la qualità della spesa, rivolto sia alla pubblica amministrazione che agli altri attori coinvolti. Da una parte, i beneficiari o i soggetti attuatori verranno sottoposti ad un sistema di Rating di affidabilità e alla valutazione del Piano di Rafforzamento Amministrativo che ogni attore deve presentare. La PA, per parte sua, deve sempre garantire trasparenza, certezza nei tempi e coinvolgimento di tutti i principali stakeholders nei processi decisionali: questo è utile sia per dare rendicontabilità sociale agli investimenti in ricerca, sia per aprire il processo di research design e identificare nuove sfide sociali a cui rispondere attraverso la ricerca.

 

 

 

L’ultimo capitolo del PNR è poi dedicato alla governance. Il PNR intende strutturare un processo di coinvolgimento permanente degli stakeholders, “che integri strategicamente la dimensione delle diverse politiche di ricerca e le diverse dimensioni territoriali (nazionale e regionale), che garantisca funzioni di indirizzo, coordinamento, monitoraggio e valutazione di impatto delle politiche”. Come già evidenziato sopra, svolgeranno un ruolo rilevante nella governance i Cluster Tecnologici Nazionali. Il luogo di sintesi della governance sarà, comunque, il Comitato di Indirizzo e di Governo del PNR coordinato dal MIUR.

 

Come abbiamo visto, il PNR è un piano molto articolato, con una prospettiva di lungo periodo. Esso contiene anche una dettagliata analisi dei finanziamenti previsti, che qui non abbiamo lo spazio di indagare. Ci sarà modo di approfondire tanto le singole linee di intervento quanto la sua concreta attuazione, dal punto di vista dell’assegnazione delle risorse e dell’avvio dei programmi. Seguiremo qui con attenzione questo processo.

 

 

Chiara Mancini

Apprendista di ricerca – ADAPT Junior Fellow

@_ChiaraMancini

 

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