27 maggio 2014

Lavorare durante e dopo il cancro: una risorsa per l’impresa e per il lavoratore

Francesco De Lorenzo


Mille nuovi casi al giorno nel 2012, 33% di disabilità e inabilità complessivamente riconosciute dall’INPS, 4 milioni di famigliari e caregiver, 4% della popolazione che ha avuto una diagnosi di tumore. Questo è il cancro.

 

Oggi, con la diagnosi precoce e le nuove terapie, oltre la metà delle persone guarisce, nella maggior parte dei casi senza conseguenze invalidanti. Inoltre, poiché alcune forme neoplastiche tendono alla cronicizzazione, un crescente numero di persone convive con il cancro più o meno a lungo e con una buona qualità di vita.

 

Alla luce di ciò, si aprono scenari nuovi che non possono e non devono essere ignorati per i loro risvolti umani, sociali ed economici.

 

I dati dell’indagine Censis-FAVO (2012), cui hanno partecipato 1055 pazienti e 713 caregiver, evidenziano che il 78% dei malati oncologici ha subito un cambiamento nel lavoro in seguito alla diagnosi: il 36,8% ha dovuto fare assenze, il 20,5% è stato costretto a lasciare l’impiego e il 10,2% si è dimesso o ha cessato l’attività. Le tutele lavoristiche previste dalle leggi dello Stato per facilitare il mantenimento e il reinserimento sono poco conosciute: solo il 7,8% ha chiesto il passaggio al part-time, un diritto di cui è possibile avvalersi con la Legge Biagi, poco meno del 12% ha beneficiato di permessi retribuiti (previsti dalla l. n. 104/1992), il 7,5% ha utilizzato i giorni di assenza per terapia salvavita e il 2,1% i congedi lavorativi.

 

Ciò spiega la grande difficoltà di contemperare le esigenze produttive con quelle legate alle cure e alla riabilitazione del 91% delle persone malate che vuole continuare a lavorare ed essere parte attiva della società, come emerge chiaramente dal sondaggio Piepoli-AIMaC (2008).

Va inoltre considerato, anche dal punto di vista dei costi sociali, che l’82,5% dei malati oncologici ha un caregiver: il 47,7% svolge un’attività lavorativa, e di questi oltre il 72% ha subito qualche cambiamento nel proprio lavoro, il 53,3% ha dovuto fare assenze, oltre il 21% dichiara che il proprio rendimento si è ridotto. A fronte di costi sociali e impatti così rilevanti sui vari ambiti di vita del caregiver, solo il 7% ha fatto ricorso ai benefici previsti dai commi 2 e 3 del’art. 12-bis del d.lgs. n. 61/2000 (introdotti dalla l. n. 247/2007) che sanciscono la priorità rispetto agli altri lavoratori nel chiedere il passaggio dal tempo pieno al tempo parziale per prendersi cura del congiunto.

 

Per assecondare il diritto al lavoro delle persone malate in fase acuta e cronica, di coloro che sono guariti e dei parenti che li assistono, per sensibilizzare i dirigenti delle imprese affinché creino condizioni ottimali negli ambienti di lavoro, per disincentivare il ricorso inadeguato a procedure per fronteggiare le difficoltà determinate dalla patologia, AIMaC in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, la Fondazione Insieme contro il Cancro e l’Istituto Nazionale Tumori del capoluogo lombardo propone Pro Job: lavorare durante e dopo il cancro – Una risorsa per l’impresa e per il lavoratore.

 

L’obiettivo finale del progetto è rendere l’azienda consapevole dei bisogni emergenti dell’organizzazione e dell’individuo per rispondervi in modo adeguato, tempestivo e in autonomia. Ciò anche nella prospettiva di recuperare professionalità preziose che altrimenti andrebbero perse, con conseguente danno per la produttività dell’impresa.

 

È importante sottolineare che non si tratta di allargare la sfera dell’assistenzialismo ma soltanto di promuovere forme di flessibilità che consentano a persone pur sempre valide di mantenere un rapporto con il mondo produttivo ed evitino di gonfiare la spesa previdenziale.

Nel 2012, Pro Job ha vinto il prestigioso premio Sodalitas Social Innovation, programma per migliorare la capacità progettuale delle organizzazioni del terzo Settore e favorire partnership innovative fra profit e non profit promosso da Fondazione Sodalitas. È ora importante che il progetto venga adottato dal maggior numero possibile di realtà imprenditoriali.

 

Francesco De Lorenzo

Presidente AIMaC

 

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