11 gennaio 2021

Una Giusta Transizione per il lavoro, il benessere della persona, la giustizia sociale e la salvaguardia del pianeta: la piattaforma di CGIL, CISL e UIL

Maria Cialdino


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Bollettino ADAPT 11 gennaio 2021, n. 1

 

In risposta alla crisi sanitaria, economica e sociale, aggravata dalla pandemia in corso, CGIL, CISL e UIL ribadiscono all’unisono l’interconnessione stringente tra la sostenibilità ambientale, economica e sociale: un’idea che, nata nel 1987 in seno alla Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo promossa dalle Nazioni Unite, è confluita nella piattaforma unitaria delle tre confederazioni, Una Giusta Transizione per il lavoro, il benessere della persona, la giustizia sociale e la salvaguardia del pianeta. Per una transizione verde dell’economia, siglata il 18 dicembre 2020. Volta a completare il precedente documento unitario del settembre 2019, Per un modello di sviluppo sostenibile, la piattaforma unitaria stimola il pensiero critico in merito alla necessità di innescare un radicale cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, adottando la prospettiva della giusta transizione, così come declinata nel preambolo dell’accordo di Parigi del 2015 e nella dichiarazione della Slesia alla Conferenza di Katowice sul clima del 2018, sul presupposto che il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio genera implicazioni positive per la politica industriale.

 

Il contesto

 

Il vincolo imposto dagli obiettivi prefissati per il 2050 ed il piano di investimenti “Green Deal”, annunciato già nel discorso di insediamento della Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, lascia presupporre una maggiore attenzione della leadership europea verso lo sviluppo sostenibile. Da un lato, il recente accordo comunitario impone il taglio del 55% delle emissioni inquinanti entro il 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica per il nostro continente entro il 2050, dall’altro, i nuovi impegni presi dal Governo italiano nell’ultima Legge di Bilancio, le nuove politiche europee per l’assegnazione delle risorse del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021 – 2027 e del Next Generation EU (NGEU), impongono allo Stato di delineare ambiti prioritari su cui investire per garantire al Paese una ripresa solida nel tempo, migliori condizioni di vita e di salute, un effetto moltiplicativo sugli investimenti privati e un’occupazione stabile e di qualità. Del resto, per avere accesso alle risorse del Next Generation EU, che destina all’Italia 127 miliardi di euro, sotto forma di prestiti, e 81,4 in forma di sussidi, gli Stati dovranno presentare un PNRR funzionale al raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici, previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), specificando, inoltre, l’ambito di applicazione, la tempistica e l’impatto previsto delle misure sulla riduzione delle emissioni di gas serra o sull’adattamento ai cambiamenti climatici. L’azione per il clima dovrà essere integrata in tutte le politiche e i programmi finanziati nell’ambito del QFP e del NGEU, per i quali almeno il 30% dell’importo totale di spesa dovrà essere dedicato all’azione per il clima, con obiettivi in linea non soltanto con i nuovi target di riduzione delle emissioni al 2030 e di neutralità climatica al 2050, ma altresì coerenti con l’Accordo sul Clima di Parigi e con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. In questa fase di “ripensamento” obbligato dal Covid19, il Paese dovrà, dunque, dotarsi di una nuova governance capace di coordinare gli attori istituzionali e coinvolgere i soggetti privati, per la predisposizione di una politica partecipata di sviluppo sostenibile per il lungo periodo.

 

I contenuti della piattaforma

 

In quest’ottica, CGIL, CISL, UIL rivendicano l’apertura di un tavolo con il Governo sui piani per l’uscita dalla crisi in corso, a partire dalla definizione del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) e, in generale, sull’utilizzo di tutte le risorse europee, sulla definizione delle politiche fiscali e degli incentivi, nonché per i Piani e le misure promosse nell’ottica della Just Transition. Le tre organizzazioni sindacali chiedono, inoltre, al Governo un’applicazione puntuale delle disposizioni europee, ribadendo la necessità di dare priorità agli investimenti nella transizione ecologica, nell’azione per il clima e nella tutela dell’ambiente in funzione di ambiziosi obiettivi occupazionali. I sindacati ritengono, difatti, che la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile rappresenti la strada maestra per il raggiungimento di standard occupazionali elevati. Gli obiettivi europei per la transizione verde e digitale e la resilienza economica e sociale, del resto, costringeranno gli Stati a predisporre misure ad hoc sia di politica attiva che passiva, per definire l’attivazione di nuovi posti di lavoro alternativi a quelli persi, nonché strumenti di sostegno al reddito, percorsi di formazione, riqualificazione professionale e ricollocazione dei lavoratori. Inoltre, la logica della green economy, attraversando diversi settori dell’economia italiana, richiederà nuove figure professionali e nuove competenze. Ciò considerato, il coinvolgimento dei sindacati nell’individuazione di obiettivi, policy e strumenti di azione rappresenterebbe un presupposto logico per l’elaborazione di piani per la creazione di nuovi posti di lavoro nonché per la riconversione, mediante percorsi di formazione permanente e di riqualificazione professionale, delle competenze verdi e digitali, con effetti positivi sulla competitività delle aziende e sulla qualità e dignità del lavoro.

 

Verso un piano nazionale per la Just Transition?

 

Ad avviso di CGIL, CISL e UIL, questi obiettivi presuppongono l’elaborazione di un Piano nazionale per la Transizione Giusta, per la trasformazione del modello economico e produttivo, capace di coordinare su tutto il territorio nazionale le misure adottate in risposta alle crisi che si apriranno in conseguenza del phase out dal carbone e della riconversione verde di tutti i settori economici. Serve, difatti, sostengono le organizzazioni sindacali, una governance unica, che risponda e coordini i progetti, che garantisca il rispetto delle priorità e dei tempi richiesti dall’Europa, superando le lentezze, le frammentazioni e le sovrapposizioni tra livelli istituzionali che troppo spesso hanno penalizzato il Paese nell’accesso alle risorse europee. Al soggetto preposto al coordinamento, garante della legalità e della trasparenza, dovrebbe spettare, nella logica del parallelismo, un rilevante potere di monitoraggio e rendicontazione. È essenziale che sia inoltre garantito un processo partecipativo e contrattuale, con un ampio coinvolgimento delle Parti Sociali nella fase di definizione delle priorità e dei progetti nonché nella fase di monitoraggio e valutazione degli stessi.

 

Le proposte

 

Le proposte di CGIL, CISL, UIL concernono diversi ambiti: la mitigazione del cambiamento climatico, adattamento al cambiamento climatico, l’uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine, la transizione verso l’economia circolare, la prevenzione e il controllo dell’inquinamento nonché la protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Nella logica unitaria, a mero titolo esemplificativo, gli investimenti nell’efficientamento energetico e nell’installazione di impianti per lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili si coordinano con il potenziamento del capitale umano, mediante la leva dell’istruzione e della formazione continua. Come in un cubo di Rubik, le diverse priorità si mescolano al punto da coordinare i piani di riconversione industriale con l’adeguamento e il rafforzamento dei sistemi di protezione sociale. Non manca, inoltre, la previsione di piani di investimento nelle infrastrutture per la distribuzione, lo stoccaggio e l’accumulo di energia elettrica da fonti rinnovabili, nelle smart grid, nella digitalizzazione delle reti, nelle comunità energetiche, nei collegamenti elettrici fra Paesi europei e con l’Africa, nell’elettrificazione dei consumi, nei punti di ricarica per veicoli elettrici e nelle stazioni di ricarica per i veicoli a idrogeno nonché programmi di investimento nella mobilità sostenibile.

 

La transizione verso un’economia decarbonizzazione offre, dunque, interessanti opportunità di sviluppo sostenibile. Già il documento unitario di CGIL, CISL e UIL del 2019, Per un modello di sviluppo sostenibile, sottolineava, tuttavia, che la carenza di strategia industriale capace di fornire sostegno e impulso verso la transizione equa, metterà a rischio la buona riuscita del processo nazionale per una occupazione piena. CGIL CISL e UIL sostengono che, a livello nazionale e internazionale, la lotta contro il cambiamento climatico passa necessariamente attraverso una serie di azioni ambiziose e impegnative non soltanto concordate tra i governi, ma altresì condivise con le Parti Sociali. I Piani integrati energia e clima dei singoli Stati membri dovranno, in questa prospettiva, garantire che l’UE sia posizionata sul giusto binario per conseguire gli ambiziosi obiettivi climatici per il 2030 e le zero emissioni nette entro il 2050, traducendo i principi della giusta transizione in azioni concrete che, seriamente monitorate dalla Commissione Europea, garantiscano, da un lato, l’attivazione di processi partecipativi e, dall’altro, che nessuno sia lasciato indietro sulla strada di quegli stessi obiettivi.

 

Sebbene la piattaforma unitaria non prefiguri concrete indicazioni di policy per le relazioni industriali, le organizzazioni sindacali guardano alla contrattazione come ad uno strumento prioritario per rivendicare un cambiamento radicale del modello di sviluppo verso una società equa, rispettosa dei limiti del pianeta e dei diritti umani e del lavoro, che affronti con la dovuta urgenza l’emergenza climatica, la riconversione ecologica del sistema produttivo mirando alla piena occupazione. Il passaggio dalla “produttività del lavoro” alla “produttività delle risorse”, l’elaborazione dei nuovi modelli organizzativi imposti dall’economia circolare e dalla digitalizzazione, il ripensamento delle politiche di welfare nell’ottica della sostenibilità e la governance delle competenze e delle professionalità nei nuovi mercati del lavoro della green economy potrebbero rappresentare gli obiettivi di policy per dare concretezza alla visione contenuta nella piattaforma che, auspicabilmente, dovrebbe essere discussa e condivisa anche dalle associazioni datoriali.

 

Maria Cialdino

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

@MCialdino

 




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