Pronti a parlare di regole per i ciclisti dei pasti a casa

Dario Di Vico (Corriere della Sera, 9 aprile 2017)


Il business della consegna del cibo a domicilio sta conoscendo in Italia un vero boom e a fine anno il giro d’affari dovrebbe arrivare a quota 700 milioni (erano 400 nel 2015). Uno dei gruppi che va per la maggiore, Deliveroo, afferma tranquillamente di crescere di mese in mese del 25% e a fine 2017 pensa di aver più che raddoppiato la cifra d’affari del 2016. Idem i concorrenti Foodora e Just Eat. Oltre al pranzo e alla cena sta crescendo una nuova richiesta, quella delle colazioni: si cominciano a ordinare breakfast con bacon e uova.

Le flotte

Lievitando il business crescono anche quelle che vengono chiamate le flotte, i ciclisti che portano a casa il cibo e che si incontrano sempre più spesso nelle nostre strade. È significativo che il boom non riguardi più, come all’inizio, le grandi città ma anche centri di provincia come Piacenza a dimostrazione che la formula incontra il favore del pubblico e accompagna un mutamento degli stili di vita.
In parallelo allo sviluppo del mercato si sta imponendo però anche il tema del rapporto di lavoro. I rider non sono assunti ma lavorano con la formula della ritenuta d’acconto fino a 5 mila euro, passata questa soglia da Deliveroo si deve aprire la partita Iva mentre Foodora opera con lo strumento dei co.co.co. Ma sempre di più si sta facendo strada l’idea che bisogna superare queste formule, anche perché le sentenze della magistratura in giro per il mondo sul caso degli autisti di Uber hanno sempre dato torto all’azienda. In Italia finora sui ciclisti del cibo non ci sono state prese di posizione dei magistrati del lavoro, si ha la sensazione però che possa succedere da un giorno all’altro…

 

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