27 gennaio 2014

L’impatto dell’alluvione su lavoratori e imprese

Maria Giovannone, Silvia Spattini


Modena e l’alluvione. I fatti sono noti: il 19 gennaio 2014 il fiume Secchia rompe gli argini. Parte della bassa modenese, già colpita dal terremoto del 2012, viene invasa dalle acque, che si espandono fino a creare un lago di quasi 80 kilometri quadrati. Meno note le conseguenze perché, dopo l’emergenza, per i modenesi comincia ancora una volta la conta dei danni.

 

Notevoli le conseguenze per gli abitanti, che vedono danneggiate le abitazioni, gli arredi, gli elettrodomestici e ogni oggetto raggiunto dall’acqua. Altrettanto preoccupanti i danni alle attività produttive e l’impatto sul mercato del lavoro locale.

 

Tra le attività economiche più colpite quelle agricole, per le quali si calcola che siano stati sommersi 10.000 ettari di terreni, quasi la metà della superficie agricola dei comuni colpiti e allagate 600 aziende. Non solo si registrano danni alle abitazioni, ai magazzini e alle attrezzature, ma in particolare alle coltivazioni. I seminati, soprattutto grano e orzo, sono persi, mentre a rischio sono frutteti e vigne. Coldiretti ricorda, inoltre, che ad essere state colpite sono le zone della provincia con le produzioni di maggior pregio dell’agricoltura locale e regionale: il Lambrusco di Sorbara DOC e le Pere dell’Emilia Romagna IGP.

 

Ma numerose sono anche le attività commerciali localizzate nei paesi ad essere state distrutte, così come molto colpite sono anche le imprese del manifatturiero (nel complesso si calcolano circa 2.000). In questo caso è Rete Imprese Italia Modena (Ascom Confcommercio Fam, Cna, Confesercenti e Lapam-Confartigianato) a denunciare danni ingenti alle attrezzature, ai macchinari, agli arredi, alle scorte di magazzino, valutabili tra alcune decine di migliaia di euro per i piccoli negozi fino a diverse centinaia di migliaia di euro, se non milioni di euro per le imprese artigianali e manifatturiere. Ai danni materiali, si aggiungeranno quelli per mancati introiti dovuti alla sospensione dell’attività.

 

Certi, ma non ancora stimabili nella loro esatta dimensione, sono poi i riflessi di questa ennesima calamità, sul mercato del lavoro delle zone colpite e sulla sicurezza dei lavoratori al rientro al lavoro.

 

Data la gravità della situazione, le organizzazioni imprenditoriali chiedono indennizzi per i danni subiti e, in particolare, Coldiretti propone di affidare gli interventi per questa nuova emergenza al commissario straordinario per il terremoto (il presidente della Regione Vasco Errani), per interventi più rapidi e per evitare sovrapposizione di competenze. A loro volta, le organizzazioni dei lavoratori hanno chiesto (e ottenuto) la convocazione del tavolo di coordinamento, come fu nel caso del terremoto, “per condividere e coordinare gli interventi utili a superare la fase dell’emergenza e ripristinare la vita sociale e produttiva”, oltre a individuare come priorità: ammortizzatori sociali, la sospensione delle scadenze fiscali, utilizzo delle risorse stanziate per il terremoto e ulteriore copertura finanziaria.

 

 

Nel Consiglio dei Ministri del 24 gennaio, il Governo ha approvato un decreto legge con disposizioni in materia di rinvio di termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi, contenete anche una norma specifica per le zone alluvionate della provincia di Modena già colpite dal sisma del 2012, con previsione della sospensione dei termini dei versamenti e adempimenti tributari fino al 31 luglio 2014.

 

 

Questo primo provvedimento adottato dallo Stato non è considerato sufficiente. Infatti, la Regione Emilia Romagna ha avviato la procedura per la ricognizione dei danni per cittadini, imprese ed enti pubblici, ha dichiarato lo stato di crisi regionale, in attesa della proclamazione dello stato di emergenza nazionale che il presidente della Regione Errani ha già chiesto al Governo e il Prefetto Gabrielli in visita ha sostanzialmente assicurato.

 

 

Un primo intervento economico concreto si è registrato da parte della Camera di Commercio di Modena che ha stanziato 1 milione di Euro per le imprese danneggiate dall’alluvione.

 

 

Come accennato, le imprese e i lavoratori non solo sono colpiti da danni materiali diretti, ma dovranno sopportare anche le conseguenze economiche per la sospensione delle attività produttive e lavorative. Fondamentali sono quindi gli interventi che possono essere messi in campo per alleviare tali effetti, consistenti in particolare negli ammortizzatori sociali.

 

Dal canto loro Cgil Cisl Uil, nel chiedere la continuità del confronto tra istituzioni e parti sociali, hanno ribadito da una parte la necessità di estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori che non possono riprendere l’attività lavorativa, problema per il quale è già convocato un tavolo regionale per il 3 febbraio, dall’altra che è fondamentale procedere al ri-monitoraggio urgente di tutti gli argini dei fiumi e attivare il Comitato tecnico-scientifico sulle cause del cedimento di molti argini. Al tempo stesso dovranno essere garantiti risarcimenti congrui e tutte le misure necessarie a far ripartire l’economia.

 

Le attività agricole potranno fare ricordo alla CIG agricoltura, mentre le attività industriali possono accedere alla cassa integrazioni ordinaria (CIGO) per riduzione o sospensione dell’attività produttiva a causa di “eventi transitori non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori”, nel caso specifico per l’alluvione. Poiché si tratta di un evento imprevedibile, la procedura esclude la necessità della comunicazioni preventiva alla RSU o alle organizzazioni sindacali territoriali, tuttavia il datore di lavoro è tenuto a comunicare la durata prevedibile della sospensione o riduzione dell’attività.

 

La maggior parte dei piccoli esercizi commerciali e delle imprese artigiani sono però esclusi dalla cassa integrazioni ordinaria. Per questi, sarà fondamentale l’accesso alla cassa integrazione in deroga, nonché agli interventi garantiti dagli enti bilaterali, se esistenti. Infatti, l’accordo siglato (in data 23 dicembre 2013) in materia di ammortizzatori in deroga per il 2014 tra Regione Emilia Romagna e parti sociali specifica che le imprese per le quali esiste un ente bilaterale di riferimento devono accedere all’Aspi erogata in caso di sospensione dell’attività con integrazione da parte dell’ente bilaterale. L’accesso agli ammortizzatori in deroga è previsto per i lavoratori che non hanno diritto all’Aspi per sospensione oppure a seguito di esaurimento di questa prestazione. L’accordo prevede inoltre la proroga delle modalità di richiesta degli ammortizzatori in deroga con causa “sisma”. Verosimilmente, l’accordo dovrà essere integrato con riferimento all’evento alluvionale.

 

Oltre agli interventi strutturali ed emergenziali volti ad affrontare le crisi innescate da questi fenomeni “imprevedibili”, è necessario mettere a punto strumenti per la prevenzione delle conseguenze che siano in grado di innalzare il più possibile il livello di resilienza e di preparazione del territorio, delle popolazioni, dell’impresa e del mercato del lavoro al loro verificarsi. Tra questi un ruolo di primo piano può essere svolto dal dialogo sociale e dalle relazioni industriali. Come sottolineato dai sindacati modenesi, del resto, questa calamità rende evidente, in modo inequivocabile, la necessità di un intervento straordinario di manutenzione generale del territorio e in particolare nell’area modenese per quanto attiene la verifica e messa in sicurezza degli argini dei fiumi, per altro interessati dagli effetti del sisma 2012.

 

 

Invero, come riportato dal rapporto della European Environment Agency Mapping the impacts of natural hazards and technological accidents in Europe (EEA Technical Report No 13/2010), non solo l’Italia, ma tutta «l’Europa sta sperimentando un numero crescente di disastri dovuti a pericoli naturali e ambientali e ad incidenti tecnologici causati dalla interazione dei cambiamenti dei suoi aspetti fisici e geografici, tecnologici e del sistema umano e sociale». I principali disastri naturali verificatisi in Europa tra il 1998 e il 2009 hanno causato una perdita economica di circa 150 bilioni di euro. Tale importo arriva fino ai 200 bilioni se si considerano anche i disastri di minore gravità. Il monitoraggio effettuato dalla European Environment Agency per il decennio 1998 – 2009  è netto nell’indicare che l’intensità dei danni causati dai disastri naturali e ambientali dipende da quanto è “vulnerabile” la comunità esposta agli stessi.

 

Nell’opinione pubblica nazionale e internazionale, del resto, le calamità naturali suscitano un fortissimo impatto emotivo per gli ingenti danni materiali a edifici e infrastrutture e per le morti e i danni fisici e psicologici alle persone che ne conseguono. A differenza di quanto avviene per i disastri ambientali causati, direttamente o indirettamente, dal comportamento umano si parla, in questi casi, di fatalità e imprevedibilità. Forse anche per questa ragione l’opinione pubblica e i mezzi di informazione di massa raramente vanno oltre l’immagine del disastro dimenticando o trascurando, le conseguenze, solo apparentemente secondarie, sul sistema economico e produttivo e sul funzionamento del mercato del lavoro.

 

I disastri ambientali e le calamità naturali, sebbene differenti, sono invece caratterizzati da fattori comuni, più di quanto si possa credereciò sia per quanto concerne gli effetti che ne derivano, che per la prevedibilità degli stessi. Vi è dunque un problema di falsa contrapposizione, che non giova al sistema di controllo e prevenzione di questi eventi. Infatti, specifiche azioni e misure, se implementate in modo corretto, possono ridurre l’impatto di ambedue le categorie di eventi sulla sicurezza delle persone e sull’economia di un Paese, al pari della presenza di istituzioni efficienti e affidabili che sappiano prevenire i disastri e gestirli correttamente una volta che si sono verificati. Quello che spesso manca è a monte una cultura della prevenzione, ma talvolta anche le adeguate risorse economiche per concretizzarla.

 

Per tornare alle conseguenze delle calamità naturali sulla sicurezza dei lavoratori al rientro al lavoro. È opportuno ricordare che nel caso del terremoto modenese del maggio e giugno 2012, l’operosità e la “voglia di ricominciare” hanno prevalso sulla prudenza e sulla verifica delle condizioni di sicurezza, infatti la maggioranza dei lavoratori morti si è registrata al verificarsi della seconda scossa. È evidente che migliori strategie preventive, anche basate sul dialogo sociale, avrebbero evitato morti inutili e facilmente evitabili. Nel caso dell’alluvione, non dovrebbero presentarsi rischi nella ripresa dell’attività lavorativa, tuttavia la prudenza, il rispetto delle basilari norme di sicurezza e un’attenta sorveglianza potranno evitare gli errori del passato.

 

Serve dunque dialogo e confronto tra tutti gli attori interessati, pubblici e privati, a livello nazionale e territoriale, affinché ad un approccio reattivo, solidaristico ed emergenziale, si affianchi una strategia proattiva di prevenzione e gestione integrate.

 

Maria Giovannone

Senior Research fellow di ADAPT

@MariaGiovannone

 

Silvia Spattini

Direttore e Senior Research fellow di ADAPT

@SilviaSpattini

 

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