4 settembre 2014

La Garanzia Giovani e il ruolo delle Agenzie per il lavoro. A tu per tu con il Presidente di Assolavoro, Luigi Brugnaro

di Giulia Rosolen


Presidente Brugnaro, lo scorso 15 luglio Assolavoro ha firmato un protocollo con il Ministero del lavoro per promuovere e sostenere l’attuazione della Garanzia Giovani. Ci vuole raccontare cosa prevede l’intesa?

 

L’accordo riconosce il ruolo strategico che le Agenzie per il lavoro rivestono nella promozione della competitività delle imprese e dell’occupazione giovanile. Un ruolo che ha portato risultati importanti anche nelle fasi più complesse della crisi degli ultimi anni. Con l’intesa, la nostra Associazione si impegna a favorire una maggiore conoscenza da parte delle aziende, naturali interlocutori delle Agenzie per il lavoro, delle opportunità offerte dal piano Garanzia Giovani, promuovendo anche l’adozione di strumenti quali la somministrazione di lavoro e l’apprendistato proprio al fine di decretare il successo dell’iniziativa.

Assolavoro ha sostenuto da subito il programma europeo rendendosi disponibile a collaborare attivamente e dialogare con tutti gli attori coinvolti e coinvolgibili, per la realizzazione di un sistema davvero europeo di Garanzia.

 

Come giudica l’equilibrio che si è raggiunto nel complesso e in cosa potrebbe essere migliorato anche in vista della preannunciata riforma dei servizi per il lavoro?

 

Un’efficace azione di contrasto alla disoccupazione giovanile e al fenomeno dei Neet passa inevitabilmente per una crescente e fattiva collaborazione tra tutti i protagonisti del mercato del lavoro. La riforma dei servizi per il lavoro è quanto mai necessaria e deve seguire la direzione di una crescente collaborazione tra pubblico e privato. Qualche passo avanti è stato fatto proprio con Garanzia Giovani e gli accordi promossi e siglati dal Ministero del lavoro, ma c’è ancora molta strada da percorrere. In riferimento al piano nazionale, l’attuale stato dell’arte si presenta disomogeneo e si presta a letture diverse. Coesistono realtà molto differenti tra loro, con regioni che maturano esperienze a nostro avviso virtuose valorizzando i “risultati” altre che faticano maggiormente a credere al rapporto pubblico-privato e investono molto nelle “strutture”. Nella concorrenza delle competenze dell’attuale contesto normativo si registra una difficoltà evidente a garantire un quadro d’offerta unitario, nell’intensità dei servizi offerti e nei tempi, con alcune Regioni ancora al palo. Ben vengano la misurazione dei risultati e la determinazione con cui il Ministero svolge il suo ruolo di coordinamento, pur nei vigenti limiti costituzionali. Allo stesso tempo si fa riferimento a percorsi spesso tortuosi, tra formazione e tirocini, che non sempre offrono la risposta adeguata alle esigenze delle imprese. È opportuno intervenire anche per dare vita a una rete funzionale di servizi per il lavoro basati su un sistema di regole certe, lontano da logiche assistenzialistiche. Accreditamenti, misure e dispositivi comuni consentirebbero alle Agenzie di ottenere risultati migliori in termini di contrasto alla disoccupazione. Spesso il lavoro di queste strutture è inficiato dalla necessità di internalizzare processi diversificati regione per regione. Una situazione complessa per aziende, come le Agenzie, per natura multilocalizzate.

 

Molte Regioni con l’occasione della Garanzia Giovani hanno rivisto i propri sistemi di accreditamento. Il piano europeo è quindi divenuto un’opportunità per sperimentare equilibri nuovi. Come giudica il piano nazionale di attuazione e nel complesso le diverse iniziative regionali? Quale ruolo le agenzie per il lavoro sono chiamate a svolgere?

 

Garanzia Giovani ha finalmente impresso una accelerazione all’applicazione della norma sugli accreditamenti che attendeva di venire compiutamente applicata dal 2003 e che a tutt’oggi è comunque ancora disattesa in 4 Regioni. L’iter di approvazione delle norme di accreditamento in molti casi ha sofferto della tendenza a rendere più complesse e complicate le procedure con la richiesta di requisiti di idoneità superiori a quelli già previsti dalle norme nazionali. I nuovi equilibri sono da costruire quindi regione per regione anche se il Ministero del lavoro ha da subito svolto con competenza e determinazione un efficiente ruolo di coordinamento. Il compito assegnato alle Regioni di tradurre in opportunità concrete le linee guida ha generato una risposta, come detto, a macchia di leopardo. Come ribadito più volte, le Agenzie per il lavoro sono pronte a fare la propria parte, mettendo a disposizione del territorio competenze e know-how per garantire il successo dei piano. È il momento delle responsabilità, ognuno è chiamato ad assumere le proprie. Noi siamo pronti.

 

I monitoraggi del Ministero evidenziano che la Garanzia Giovani si trova in fase di avvio (le Regioni più virtuose hanno avviato i primi colloqui e proceduto in qualche caso alla profilatura dei candidati), mentre, nonostante i primi 4 mesi siano ormai trascorsi, non risulta che siano stati raggiunti i primi risultati. Può raccontarci come si stanno muovendo le Agenzie per il lavoro e qual è il primo bilancio a 3 mesi dall’avvio formale della Garanzia?

 

È presto per tracciare un primo bilancio dei risultati. Era prevedibile qualche ritardo dato il carattere innovativo della misura. Le Agenzie, come dimostra anche l’accordo di luglio, hanno accolto la sfida e si sono rese da subito disponibili a fare la propria parte. Le Regioni che hanno scelto di investire tempestivamente sulla collaborazione pubblico-privata e sulle politiche attive per l’occupazione, senza dubbio avranno risultati migliori anche nel breve periodo. Da evidenziare, però, due elementi che hanno condizionato questa prima fase dell’iniziativa: il persistere di un ciclo economico sfavorevole e una risposta ancora lenta da parte dei destinatari della misura. Gli iscritti, confrontati con i dati relativi a Neet e disoccupazione giovanile, sono pochi e una alta percentuale degli iscritti pare non si presenti alla prima convocazione. È necessario sensibilizzare maggiormente i ragazzi verso le opportunità offerte da Garanzia Giovani. E confidare in un nuovo ciclo economico più positivo.

 

 

La stragrande maggioranza delle offerte di lavoro pubblicate sul portale nazionale sono state inserite delle agenzie per il lavoro. Alcuni osservatori hanno evidenziato che ciò dimostrerebbe che la Garanzia Giovani non avrebbe prodotto alcun risultato, posto che quelle esigenze professionali si sarebbero comunque realizzate, anche senza la Garanzia Giovani. Qual è il suo punto di vista?

 

È corretto, la maggior parte delle offerte di lavoro presentate nell’ambito di Garanzia Giovani proviene dalle Agenzie per il lavoro. Questo conferma la lungimiranza dell’UE e del Ministero del lavoro italiano che hanno insistito, accompagnati per altro da un buon numero di regioni, nel favorire la partecipazione strutturale, per la prima volta, delle ApL alla realizzazione di una politica attiva di interesse nazionale. Garanzia Giovani non moltiplica i posti di lavoro, ma può incoraggiare i giovani al lavoro e le imprese ad accoglierli. L’ingresso di nuove figure professionale e l’innesto di un clima di maggiore fiducia tanto più nelle giovani generazioni determinano un elemento di migliore competitività, difficile da quantificare ma indubitabile. A pochi giorni dall’avvio reale del programma possiamo solo registrare che le ApL sono riuscite già a orientare un buon numero dei propri clienti a una nuova attenzione verso l’inserimento di giovani. Questo è un risultato da salutare con soddisfazione. Il piano va però inteso come uno strumento, un nuovo canale e in quanto tale utile ad aprire nuove opportunità ma di matching tra domanda e offerta di lavoro. Favorisce, inoltre, la collaborazione tra attori diversi e può porsi come primo modello per una riforma dei servizi per l’occupazione incentrata sulla collaborazione pubblico-privata. Le Agenzie, grazie alla comprovata esperienza e alla presenza capillare sul territorio, stanno già dimostrando di poter svolgere un ruolo di primo piano anche nell’ambito di questo piano.

 

Gli ultimi dati pubblicati da Ebitemp evidenziano un andamento in crescita per l’occupazione in somministrazione. Perché, secondo Lei, il lavoro tramite agenzia può essere riconosciuto come un valido strumento per realizzare anche gli obiettivi della Garanzia Giovani?

 

La somministrazione rappresenta, da sempre, una delle porte principali per l’accesso dei più giovani al mondo del lavoro. Da oltre quindici anni entriamo in contatto con esigenze, competenze e richieste tipiche dei futuri lavoratori, conosciamo molto bene il segmento della popolazione a cui è rivolto il piano Garanzia Giovani. I dati più recenti dicono che, in un anno, su 35 mila nuovi ingressi (persone che hanno trovato una prima occupazione tramite una Agenzia per il lavoro), il 77% ha meno di 30 anni. Si aggiungono a ciò le peculiarità del lavoro in somministrazione, unica forma di flessibilità capace di garantire le stesse tutele, gli stessi diritti e la stessa retribuzione dei lavoratori dipendenti, oltre a un mini-welfare di settore e un sistema di formazione finalizzata. Tutti questi elementi fanno della somministrazione uno strumento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano nazionale.

 

Il piano europeo individua quale strumento fondamentale per realizzare la Garanzia Giovani, l’apprendistato. In Italia dal 2011 è stato introdotto l’apprendistato in somministrazione. Sono trascorsi quasi 3 anni dall’entrata in vigore del Testo Unico dell’apprendistato, è tempo di un primo bilancio. Lo strumento sta funzionando (quali sono i numeri, gli sviluppi e le criticità e le prospettive di sviluppo)? In che modo potrebbe contribuire al raggiungimento della Garanzia Giovani)?

 

L’apprendistato in somministrazione, così come lo strumento in generale, rappresenta un’ottima occasione per tenere insieme occupazione e formazione. Risponde, su carta, alle principali esigenze delle imprese: garantendo flessibilità e specializzazione. Purtroppo non si è registrata la risposta sperata da parte delle imprese a causa di una normativa troppo rigida e di un’eccessiva burocrazia che scoraggia le aziende. Proprio il ricorso alla somministrazione, però, consente a queste ultime di superare agevolmente gli ostacoli burocratici, affidandoli a un partner competente come le Agenzie per il lavoro. Nel 2013 i Piani Formativi Individuali di Apprendistato presentati dalle Agenzie per il Lavoro sono stati 839, 834 i lavoratori coinvolti e 278 i progetti formativi. Bisogna poi ricordare che Garanzia Giovani promuove solo l’apprendistato di più complessa attuazione, quello per il recupero del titolo dei giovanissimi che comporta un onere molto alto per le imprese e quello di ricerca, con il complesso concorso delle università.

 

Chiudiamo guardando al futuro. Quale ruolo può avere secondo lei la Garanzia Giovani nello sviluppo del ruolo delle agenzie per il lavoro? Ci sono particolari iniziative in cantiere (protocolli d’intesa, progetti…) di cui ci vuole raccontare e di cui le agenzie per il lavoro si sono fatte promotrici?

 

Stiamo lavorando su diversi fronti, non solo su quello della Youth Guarantee con l’obiettivo di portare ancora di più le Agenzie al centro del mercato del lavoro, come peraltro già avviene nei contesti europei più avanzati. Il prossimo anno Assolavoro ospiterà a Roma il Congresso mondiale del Ciett (l’organizzazione mondiale delle Agenzie per il lavoro) a cui la nostra Organizzazione è iscritta. Faremo in quell’occasione il punto sulla situazione del mercato del lavoro nei vari continenti per ragionare sulle varie esperienze nazionali e alla fine per interpretare e immaginare come potranno essere governati in modo migliore i processi di mobilità lavorativa delle persone e delle Imprese nel mondo. Riuscire ad accompagnare le Imprese italiane, non solo quelle già multinazionali ma anche quelle medio- piccole, nei vari processi di crescita dimensionale e in quelli di internalizzazione è un obbiettivo che ci siamo dati e perseguiamo con convinzione. Sarebbe bello essere convocati dal Ministero dello sviluppo economico e poter raccontare come le ApL in questi anni in molti casi hanno reso più competitive le Imprese italiane, proprio quelle che per fortuna anche in questi periodi difficili vincono la sfida dell’export nei mercati internazionali. Organizzazioni del lavoro più moderne ed efficienti proprio nel cuore delle nostre Imprese è il vero segreto del rilancio Manifatturiero del nostro Paese; le Imprese Italiane nel complesso si sono già avviate in questo percorso e le più avanzate sono proprio quelle che usano i servizi delle nostre Agenzie per il lavoro. Credo sia giusto ricordare, anche in questa occasione, come il lavoro e il pensiero del Prof. Massimo D’Antona e del Prof. Marco Biagi abbiano contribuito alla modernizzazione di questo Paese: anche per rispetto alla memoria del loro sacrificio, tutti noi dobbiamo la massima intensità di intenti e di impegno per risollevare l’Italia in questo difficile momento storico.

Sono infatti convinto che le Agenzie possano rappresentare la risposta più efficace ed efficiente alle domande delle persone, alle esigenze delle imprese ed al bisogno di modernizzazione del Sistema Paese.



* Luigi Brugnaro, classe 1961, laureato in architettura, quattro figli, è Presidente dell’Agenzia per il lavoro Umana e dell’omonimo Gruppo. Il Gruppo Umana, con sede legale a Marghera (Venezia), ha un fatturato di oltre 250 milioni di euro e occupa complessivamente circa 700 persone (dati 2008). Già Presidente di Confindustria Venezia, Brugnaro è, inoltre, componente di Giunta e di Consiglio Direttivo di Confindustria Roma. 

 

Giulia Rosolen

ADAPT Research fellow

@GiuliaRosolen
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