Il modello americano dell’Occupational Information Network e dell’Occupational Licensing

Gina Rosamarì Simoncini


Il modello dell’Occupational Information Network  – O* Net − nasce negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ’90, allo scopo di catalogare le competenze possedute dai lavoratori, il bagaglio di conoscenze e le capacità delle persone, nonché le caratteristiche del lavoro all’interno di una piattaforma informatizzata, grazie alla somministrazione di questionari a lavoratori scelti a campione.

 

L’approccio tradizionale con cui si misurava il valore del lavoratore sulla base del titolo di studio, delle mansioni svolte e delle esperienze maturate, viene messo da parte per valorizzare le attitudini professionali possedute (Cfr. PETERSON, Norman G. et al., Understanding work using the Occupational Information Network (O* NET): Implications for practice and research, Personnel Psychology, 2001, 54.2: 451-492).

 

Il modello O*Net si fonda su nuovi pilastri: le tipologie di lavoro devono essere classificate sia in relazione alla persona del lavoratore sia in riferimento al lavoro svolto.

In secondo luogo, devono essere evidenziate sia le caratteristiche che i requisiti del lavoro e della forza-lavoro. Le caratteristiche vanterebbero caratteri immodificabili, mentre i requisiti possono variare in relazione agli apporti dei lavoratori e delle imprese.

 

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* Fonte The O*NET® Content Model

 

Come si desume dall’immagine, il modello è stato sviluppato utilizzando descrittori che evidenziano le caratteristiche delle occupazioni (Job-oriented) e delle persone (Worker-oriented) per essere applicato a tutti i lavori, settori e industrie. Gli analisti hanno quindi il compito di definire dei costrutti all’interno delle categorie informative per elaborare una metodologia di classificazione estendibile a tutte le professioni esistenti così da creare un linguaggio comune di descrizione.

Tale operazione di catalogazione serrata, da un lato fornisce informazioni dettagliate sulla natura delle professioni, ma dall’altro rischia di muovere verso una deriva eccessivamente burocratizzata digitalmente, in cui si ha la pretesa di cogliere per ogni lavoro tutte le necessarie variabili ed opzioni, fattore che si discosta dai motivi per cui esso è stato creato: evidenziare le competenze del lavoratore.

 

La costruzione del modello O*Net è frutto del lavoro di esperti che analizzano i questionari somministrati per via postale o web ai lavoratori scelti a campione senza cogliere la difficoltà di comprensione del test da parte dei destinatari, mancando la garanzia che esso sia realmente conforme alla realtà: la risposta da parte del lavoratore disinteressato può compromettere le stime finali (Cfr. GALLO, F., LORÈ, B., Descrivere le professioni: il modello adottato nell’indagine Istat-Isfol, in CROCETTA C. (a cura di), Metodi e modelli per la valutazione del sistema universitario, CLUEP, 2006, 367 ss.).

Nella pratica, collegandosi al sito del sistema O*Net ci si trova dinnanzi ad una miriade di elencazioni relative ai costrutti per ogni categoria informativa, creando nell’utilizzatore finale un senso di disorientamento per la sua genericità. Vengono altresì evidenziati i salari corrispondenti alla professione per ogni stato, sulla base di una stima indicativa, con l’obiettivo di facilitare la mobilità dei lavoratori.

 

Tuttavia, l’ipotesi della mobilità dei lavoratori all’interno degli USA è più complessa e chiama in causa un secondo tema legato alle modalità di riconoscimento delle qualifiche ed alla loro trasferibilità. In base al meccanismo del cosiddetto occupational licensing, un insegnante con decennale esperienza in New Hampshire non è abilitato ad insegnare in Illinois.

L’Occupational Licensing è quindi forma di regolazione del mercato del lavoro con cui il Governo americano stabilisce le competenze richieste per esercitare una attività, allo scopo di garantire sicurezza ai consumatori e un adeguato livello di qualità del servizio.

 

Essa può avere tre forme diverse di attestazione: la registration (iscrizione) con cui le persone si registrano presso le agenzie del governo indicando i propri dati personali e le qualifiche possedute.

Al contrario, la certification (certificazione) permette a qualsiasi persona di svolgere i propri compiti, previo superamento di un esame, alla cui conclusione si rilascia un certificato attestante il livello di abilità e conoscenza dimostrato.

Molto diversa è invece la licensure, ossia l’abilitazione professionale, in altre parole, il diritto di praticare una professione, senza la quale è vietato penalmente esercitare una professione.

Pur rappresentando una garanzia per il consumatore finale del servizio, alcuni studiosi hanno notato come negli ultimi anni l’Occupational Licensing imponga costi netti sia per la società sia per coloro che intendono far “certificare” il proprio mestiere, pur producendo un lieve miglioramento dei servizi (cfr. KLEINER, Morris M., Reforming Occupational Licensing policies, The Hamilton Project, 2015). Purtroppo porta ad un aumento dei prezzi delle prestazioni e, mancando una legislazione comune a tutto il territorio USA, è alto il rischio che vi siano danni alla mobilità del lavoratore (Cfr. PERSICO, Nicola, The Political Economy of Occupational Licensing Associations, The Journal of Law, Economics, & Organization, 2015, 31.2: 213-241).

 

I due sistemi americani O*Net ed Occupational Licensing rappresentano modelli metodologicamente validi in quanto mirano entrambi alla tutela della professionalità del lavoratore, sulla base delle sue competenze: con il primo è possibile capire quali siano i requisiti chiave di una attività professionale, con il secondo gli standard a cui conformarsi per poterla esercitare.

 

Tuttavia, il caso americano evidenzia bene il “dilemma” esistente anche nel nostro Paese tra efficienza del sistema sul piano dell’infrastruttura tecnologica e dell’impianto metodologico, da un lato, e aderenza alla realtà dei mercati del lavoro e capacità di assecondarne il mutamento, dall’altro. L’importanza di un equilibrio tra standardizzazione/efficienza procedurale e valorizzazione del lavoro e della professionalità della persona emerge con evidenza e dovrebbe orientare le decisioni dell’attore pubblico suggerendo uno sguardo più lungo.

 

Gina Rosamarì Simoncini

Dottore di ricerca in Formazione della persona e diritto del mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

 

@GinaRSimoncini

 

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