Una prospettiva di moderne relazioni industriali e politiche attive per la transizione ecologica

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Bollettino speciale ADAPT 4 marzo 2021, n. 2
 
La crisi sanitaria globale ha posto al centro del dibattito pubblico una nuova questione sociale (ne abbiamo parlato in: D. Garofalo, M. Tiraboschi, V. Filì, F. Seghezzi (a cura di), Welfare e lavoro nella emergenza epidemiologica. Contributo sulla nuova questione sociale – Volumi I-II-III-IV-V, ADAPT e-book series, 2020) e con essa il controverso tema della transizione ecologica che vede nel lavoro e nei processi produttivi uno snodo decisivo e anche problematico in termini di sostenibilità e livelli occupazionali. Nel dibattito accademico, così come in quello politico-sindacale, a fronte di una crescente attenzione al tema ambientale risulta ancora pressoché inesplorato il nodo delle opportunità ma anche delle criticità poste dalla transizione ecologica alla regolazione e al funzionamento dei mercati del lavoro. Studi pionieristici, promossi più di venti anni fa e che avrebbero meritato maggiore attenzione per affrontare in tempo utile il tema, sono rimasti quasi completamente ignorati (mi riferisco a R. Del Punta, Tutela della sicurezza sul lavoro e questione ambientale, in Diritto delle relazioni industriali, 1999, fasc. 2, pp. 151-160).
 
Le sfide sono chiare da tempo, sia sul fronte dell’impatto che la transizione ecologica può avere sulla struttura e sulle dinamiche occupazionali (si vedano già gli studi condotti dal nostro gruppo di ricerca nel 2010 e in particolare L. Rustico, M. Tiraboschi, Le prospettive occupazionali della green economy tra mito e realtà, in Diritto delle relazioni industriali, 2010, fasc. 4, pp. 931-965), sia su quello del rinnovamento dei modelli di relazioni industriali chiamati ad accompagnare tale transizione, anche attraverso un ampliamento del perimetro di azione e degli strumenti della rappresentanza del lavoro (si vedano sul punto i risultati del progetto Agreenment e i relativi materiali contenuti in questo Bollettino Speciale).
 
Ripensare la regolazione dei mercati nell’ottica della transizione ecologica, che a sua volta è profondamente intrecciata alla transizione digitale ed all’emergere di nuovi rischi sociali e sanitari, d’altra parte, significa provare a superare anche gli attuali confini del diritto del lavoro in due sensi: il primo riguarda i confini “esterni” del diritto del lavoro ed il suo rapporto con le discipline che hanno tradizionalmente presidiato il tema della sostenibilità ambientale, ma più in generale il perimetro delle finalità e dei valori ad esso sottesi; il secondo riguarda i confini interni del diritto del lavoro, con specifico riferimento alla delimitazione della area di indagine del diritto del mercato del lavoro ed al suo posizionamento rispetto alle altre aree della regolazione del lavoro che hanno ricevuto storicamente maggiore attenzione, in primis la disciplina del rapporto di lavoro.
 
Con riferimento al primo aspetto, si sono già registrati alcuni importanti sviluppi in dottrina (per una ampia e dettagliata ricostruzione del tema si veda il volume di P. Tomassetti, Diritto del lavoro e ambiente, ADAPT University Press, 2018). Recenti contributi internazionali (T. Novitz, Engagement with sustainability at the International Labour Organization and wider implications for collective worker voice, International Labour Review, 2020, 159, pp. 463–482) hanno sottolineato come l’allargamento del concetto di sostenibilità, in particolare alla dimensione sociale, con l’integrazione dell’obiettivo del “decent work” (Agenda 2030 e SDGs) consenta di ripensare l’argomento “tradizionale” di una contrapposizione di fondo tra i valori e gli obiettivi del diritto del lavoro e l’obiettivo della sostenibilità, non più declinata esclusivamente in termini di sostenibilità ambientale. L’integrazione del diritto del lavoro nel discorso sulla sostenibilità passerebbe, in questa prospettiva, dalla valorizzazione di un approccio relazionale al diritto del lavoro, nell’ottica del quale il lavoratore è portatore di interessi che vanno oltre quelli tradizionalmente tutelati e si collocano anche nella sfera ecologica e sociale.
 
Ciò implica il superamento di una visione del lavoratore come individuo (che si esprime anche nella dimensione collettiva laddove l’interesse collettivo è ristretto alla sfera dei rapporti tra lavoratore e impresa) per abbracciare la prospettiva della tutela del lavoratore come persona coinvolta in relazioni: solo in questa prospettiva è possibile comprendere come valorizzarne le capacità, definire e proteggerne i diritti, promuoverne il benessere.
 
Torna allora centrale il tema dell’impatto della transizione ecologica sulle problematiche specificamente connesse alla organizzazione e disciplina dei mercati del lavoro, ambito di regolazione nel frattempo attraversato da cambiamenti radicali che hanno suggerito l’adozione di nuove cornici teoriche e categorie analitiche per cogliere la complessità delle dinamiche dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro oggi (ne parleremo in un ciclo di incontri dal titolo Flexicurity e mercati transizionali del lavoro: una nuova stagione per il diritto del mercato del lavoro? Nuovi percorsi di studio e ricerca per la (giovane) dottrina giuslavorista 6, 12, 19 aprile 2021)
 
Le sfide in atto impongono un ripensamento radicale di temi ancora approcciati utilizzando categorie concettuali da tempo discusse e chiavi di lettura incapaci di leggere la complessità degli odierni mercati del lavoro e del rapporto tra lavoro e persona (si rimanda, con riferimento in particolare alla necessità di ripensare il tema delle politiche attive, a G. Impellizzieri, M, Tiraboschi, È davvero sufficiente assorbire Anpal in Inps per far funzionare le politiche attive?, in Bollettino ADAPT dell’1 marzo 2021). Occorre, al contrario, aumentare gli sforzi di ricerca nell’area delle tecniche e degli strumenti per la regolazione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro nei moderni mercati del lavoro transizionali, indagando regole e strumenti in grado di incidere sulla struttura e sul funzionamento dei mercati e non solo sulla condizione soggettiva e sui comportamenti di chi è in cerca di lavoro.
 
Al contempo, pare urgente interrogarsi sulle azioni da intraprendere per scongiurare il rischio che la transizione ecologica aggravi le note e ancora drammatiche disuguaglianze che colpiscono i gruppi più vulnerabili, con particolare riferimento alle donne, già pesantemente penalizzate dalla crisi pandemica che ha eroso la base occupazionale femminile nei servizi, e che sono sottorappresentate nei settori in espensione della economia verde (si vedano già i risultati del progetto WiRES – Women in Renewable Energy Sector e i relativi materiali contenuti in questo Bollettino Speciale).
 
Studi autorevoli (G. Basso, A. Grompone, F. Modena, Banca d’Italia, The (little) reallocation potential of workers most hit by the Covid-19 crisis, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) n. 597/2021) hanno d’altra parte chiaramente evidenziato le basse chances di ricollocazione dei lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro nella crisi pandemica a causa della scarsa trasferibilità delle loro competenze in altri settori che hanno registrato una maggiore tenuta o potrebbero conoscere una espansione.
 
Michele Tiraboschi

Coordinatore scientifico di ADAPT

@MicheTiraboschi

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