5 ottobre 2015

XIII Rapporto Isfol sugli IeFP: la crisi (immeritata) dei Centri di formazione

Alfonso Balsamo


Il 23 settembre è stato presentato a Roma il XIII Rapporto Isfol sul Sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). L’indagine dimostra la continua crescita degli iscritti presso questo canale formativo, che si ricorda di competenza regionale, rivolto ai giovani che hanno concluso il primo ciclo di istruzione. Nel anno 2013/’14 gli IeFP hanno aumentato del +8,7% gli iscritti arrivando ad un totale di 328 mila giovani.

 

Crescono soprattutto i numeri di coloro che scelgono l’offerta formativa degli Istituti Professionali di Stato (+13,9%) rispetto all’offerta formativa dei Centri di Formazione accreditati (+2,2%): l’Isfol attribuisce questa mancata crescita ai problemi finanziari dei Centri e non ad una scelta di giovani e famiglie. Risalta tuttavia una generalizzata compressione del principio di sussidiarietà, che affida agli Istituti di Stato la copertura della domanda di formazione solo quando i Centri accreditati non siano in grado di soddisfarla, a vantaggio di un ormai progressivo ridimensionamento dei Centri, nonostante la loro riconosciuta efficacia formativa e occupazionale. L’Isfol parla di “sussidiarietà invertita”, in particolare al Sud, e rileva come invece in Europa agenzie e scuole statali concorrano nella formazione di un sistema VET (Vocational Education and Training) di tipo “pubblico” che prescinde dal gestore della formazione.

 

In generale l’indagine dimostra che i numeri degli IeFP crescono, ma non in tutti i territori. i dati dicono che la crescita complessiva è nettamente trainata da poche realtà regionali. Grazie soprattutto ad alcune Regioni il totale degli iscritti IeFP nell’ambito dell’istruzione secondaria superiore ha ormai superato la quota del 10%,. I maggiori incrementi di iscritti si riscontrano infatti al Nord (+16,6%). Crollano gli iscritti al Sud: Regioni come la Puglia restano (-2%), ma in altre è evidente il crollo di iscritti: Calabria (-54%). Va però segnalato l’exploit siciliano con un +31%.

 

Nel complesso la qualifica con il più alto numero di allievi è rappresentata da “Operatore della ristorazione” (94 mila) seguita da “Operatore del benessere” (36 mila iscritti). Più indietro le professioni più tradizionalmente manifatturiere: “Operatore elettrico” (26 mila) e “Operatore meccanico” (23 mila). Nel dettaglio il settore ristorazione prevale tra gli allievi che scelgono l’offerta degli Istituti professionali di Stato, tradizionalmente “forte” in questo ambito, mentre chi sceglie i Centri di formazione preferisce il settore benessere.

 

Aumentano anche i giovani con qualifica: per l’anno 2013/’14 il totale ammonta a poco più di 75 mila (rispetto ai 43 mila dell’anno precedente): il 45% di loro proviene dai Centri accreditati. Il dato è significativo perché per la prima volta i qualificati negli Istituti professionali diventano maggioranza. Tale prevalenza è ancora più evidente al Sud (con eccezione della Sicilia) mentre mantengono buoni risultati delle Istituzioni formative al Nord.

 

A confermare il peculiare ruolo formativo dei Centri di Formazione nel canale IeFP è il tasso di successo del triennio 2011-14 degli allievi. Il dato è in leggero (ma chiaro) aumento: si attesta al 65,7% tra gli allievi iscritti al 1° anno nel 2011 rispetto al 64% nel precedente triennio. Ma ancora più chiaro è il gap con gli Istituti professionali di Stato. Gli iscritti IeFP al 1° anno che hanno scelto gli Istituti professionali di Stato infatti hanno un successo formativo molto più basso: solo il 24,9%. Anche sul successo formativo pesa molto la differenza geografica. In generale nel Nord Italia si concentra il 66% dei qualificati, in particolare nel Nord Ovest (circa il 41% del totale), mentre il Nord Est si attesta al 25,7% di giovani qualificati (contro il 30% dell’anno precedente).

 

Ma i vantaggi formativi dei Centri di formazione non si fermano alla mera qualifica: se infatti l’obiettivo dei percorsi IeFP è un ingresso più rapido ed efficace nel mondo del lavoro, i Centri riescono a realizzarlo molto meglio degli Istituti professionali. Il Rapporto Isfol riporta un’indagine 2013 condotta su un campione nazionale di 5mila qualificati nei percorsi triennali di IeFP nell’a.s.f. 2008/2009, dunque a più tre anni dalla qualifica. L’indagine mostra in modo netto come provenienza geografica, ma soprattutto tipologia di ente formativo pesano sul successo occupazionale dei qualificati. In generale il 50% di loro è occupato, mentre il 6,6% continua gli studi. Tuttavia il 55% dei qualificati provenienti dai Centri è occupato, contro il 38% di coloro che provengono dagli Istituti professionali. Bilancia il gap il fatto che solo il 4,5% dei qualificati nei Centri continua gli studi rispetto al circa 12% dei qualificati negli Istituti professionali di Stato. L’incrocio tra variabile territoriale e variabile ente di formazione premia dunque coloro che scelgono i Centri di formazione al Nord (in particolare nel Nord-Est con il 61,7% degli occupati). È il gap di successo occupazionale con il Sud sembra destinato ad aumentare proprio in virtù della prevalenza, in questi territori, degli Istituti professionali di Stato.

 

Il Rapporto Isfol sugli IeFP in sostanza conferma che dove territorio, imprese ed enti di formazioni riescono a comunicare e integrarsi è più facile la transizione dei giovani verso il lavoro. Dove questa connessione manca i tassi di abbandono scolastico e di disoccupazione giovanile aumentano: a maggior ragione se coloro che finiscono la terza media scelgono di affidarsi agli Istituti di Stato e non ai Centri di formazione. I Centri di formazione hanno dimostrato tutto il loro potenziale (formativo e occupazionale), ma ciononostante sono sempre meno preferiti dai giovani. Due le spiegazioni possibili: da un lato le Regioni (specie al Sud) non investono abbastanza per garantire a Centri e Istituti di Stato una competizione paritaria; dall’altro un orientamento insufficiente per giovani e famiglie che, come il Rapporto dimostra, spesso non conoscono i vantaggi dell’IeFP e in particolare dei Centri, e ritengono più affidabile il canale scolastico.

 

Non bastano numeri e dati, anche se ben presentati come fa l’Isfol, ad eliminare i pregiudizi sulla formazione professionale in Italia. La questione allora, più che statistica, è principalmente culturale. Una questione da risolvere, così come ci chiede l’Europa, se si vuole tentare di far scendere (e non solo dello 0,3%) il tasso di disoccupazione giovanile.

 

Alfonso Balsamo

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

@Alfonso_Balsamo

 

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