18 marzo 2020

Un modello per l’equilibrio tra attività economica e sicurezza dei lavoratori

Fabio Pontrandolfi


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Bollettino speciale ADAPT 18 marzo 2020, n. 3

 

Il Protocollo condiviso, su invito del Governo e del quale il Governo stesso favorisce la piena attuazione, è espressione di responsabilità dell’Autorità al massimo livello e delle parti sociali verso imprese e lavoratori: la prosecuzione della produzione in sicurezza è, per l’Italia, fonte di vita ed evita danni socio-economici di tale entità da non avere recenti precedenti (per intensità e durata).

 

Il Protocollo è un modello, un insieme di principi che, secondo Governo e parti sociali, assicura e garantisce – qui il suo alto valore costituzionale, a maggior ragione in una situazione di emergenza, – l’equilibrio costituzionale sancito dall’articolo 41 della Costituzione: attività economica e sicurezza dei lavoratori.

 

Il testo lascia volontariamente ed espressamente pieno spazio alle imprese, nel rispetto del fondamentale principio di sussidiarietà, per elaborare i protocolli aziendali secondo parametri di specificità. La garanzia del livello di sicurezza del Protocollo passa attraverso le valutazioni che le aziende, sentite le rappresentanze sindacali aziendali (si tratta di un momento fondamentale), faranno in collaborazione con il medico competente (la cui presenza è evidentemente fondamentale in questo frangente, non ai sensi del DLgs 81/2008 ma in quanto consulente tecnico del datore di lavoro).

 

Non è questa la fase né la condizione per sollecitare accordi o trattative sul protocollo, pur tradizionali e fondamentali tra le parti sociali, al livello nazionale, territoriale, aziendale e di categoria: il tempo e l’efficacia dell’azione, nel quadro del Protocollo nazionale, sono essenziali per garantire il risultato concreto che lo stesso Protocollo richiama.

 

Precauzione è il principio che anima il Protocollo: azioni che vanno oltre la gestione del rischio e si muovono nella esigenza di garantire comunque (nella non conoscenza del pericolo) la salute. Si pensi all’invito ad usare le mascherine chirurgiche laddove, pur in presenza di soggetti sani, essi non possono lavorare ad una distanza superiore ad un metro.

 

L’OMS, dopo aver sconsigliato di usare le mascherine in assenza di sintomi a meno che non si assista una persona malata, evidenzia l’esigenza di ricorrere al rispetto delle normali misure di igiene (lavare le mani adeguatamente). L’intesa suggerisce e raccomanda, invece (non impone, al pari del DPCM), di adottare questa misura di precauzione anche a chi deve lavorare a meno di un metro di distanza, anche laddove non vi siano sintomi.

 

Una anticipazione del pericolo che, non suggerita nemmeno dall’OMS, vede le parti impegnate a garantire secondo la massima cautela possibile la salute dei lavoratori, la vera e prima risorsa di quella attività imprenditoriale che la costituzione pone sullo stesso piano della sicurezza.

 

La natura sanitaria della emergenza implica responsabilità da parte di tutti: l’Italia è unita nel doveroso riconoscimento a chi in questo momento mette a rischio la propria vita per salvare quella degli altri. A noi, parti sociali, sta supportare – come possiamo – quel sacrificio, evitando la diffusione del virus.

 

Medici di azienda, datore di lavoro, sindacati, lavoratori devono essere insieme, ciascuno come può: quella unità di intenti, quel senso di responsabilità richiamato dal Presidente Mattarella verso chi sta operando con efficacia e generosa abnegazione.

 

Il Protocollo sposa appieno questi valori: indicazioni semplici, quanto fondamentali, per evitare la diffusione di un virus insidioso.

 

La responsabilità dell’azione è delle imprese, a piena tutela della salute dei lavoratori che continuano a lavorare per dare vita alla nostra Nazione, e il comportamento responsabile dei lavoratori sarà, al pari di quello delle imprese, fondamentale per raggiungere l’obiettivo comune: evitare la diffusione del virus.

 

L’ordinamento e la stessa Costituzione consentono al Governo di derogare a libertà e diritti costituzionali (circolazione, riunione, culto, impresa, etc) con provvedimenti dalla efficacia limitata nel tempo in relazione ai dettami della necessità e dell’urgenza, adeguata motivazione, efficace pubblicazione ed conformità del provvedimento stesso ai principii dell’ordinamento giuridico.

 

Quando questo avviene, ciascuno deve fare un passo indietro: come la compressione della libertà d’impresa è funzionale alla tutela di valori superiori, anche il rispetto delle indicazioni vincolanti contenute nei provvedimenti contingibili ed urgenti e nella relativa applicazione diviene essenziale.

 

Il Protocollo è espressione responsabile di tutto questo: l’equilibrio trovato dalle parti è palese.

Le singole imprese sono chiamate a individuare, con la tradizionale collaborazione del sindacato e sulla base delle proprie specifiche caratteristiche, azioni e precauzioni in linea con il Protocollo, che individua, negli aspetti organizzativi e nelle misure di igiene, gli strumenti principali.

 

Fabio Pontrandolfi

Responsabile Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di Confindustria

 




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