Taddei: serve lavoro, non polemiche

Fabrizio Forquet (Il Sole 24 Ore, 30 ottobre 2014)


«Non sono preoccupato dalle tensioni, ma dalla mancanza di chiarezza di un dibattito pubblico che rischia di non rendere quello che vogliamo fare». Che Filippo Taddei non sia a suo agio in uno scontro che ieri ha raggiunto (forse) il suo zenit lo vedi dalla fisiognomica.

 

Quando gli parli, gli insulti che ieri hanno contrapposto il pd alla Cgil sembrano lontani chilometri.

 

D’Alema però vi accusa di voler spaccare il Paese e rompere il sindacato…

 

Noi vogliamo riportare gli investimenti privati in Italia e per farlo stiamo cercando di creare un contesto competitivo migliore e un capitale umano che sia all’altezza di questo Paese. L’obiettivo è uscire da questa crisi. Questo è quello che ci interessa.

 

Diciamo che la Camusso ha un’idea un po’ diversa da voi…

Confrontiamoci nel merito. Al sindacato interessano le risposte che il Pd sa dare ai cittadini e ai lavoratori. Non contano i rapporti tra personaggio tra organizzazioni. Bisogna ragionare sui fatti, non sulle battute.

 

Ieri però anche dal Pd sono partite accuse molto aspre.

Mi rendo conto. Ma non voglio commentare e non voglio partecipare a-questo modo di confrontarsi. Oggi in Italia abbiamo un dibattito pubblico che none all’altezza del cambiamento.

 

Ieri quel dibattito è degenerato anche in scontri di piazza che hanno coinvolto le forze dell’ordine e i lavoratori delle acciaierie di Terni.

È umano che la tensione degeneri. Male situazioni estreme hanno bisogno di tutto il nostro senso della realtà. Il Pd si preoccupa degli scontri, ma soprattutto si occupa di come risolvere la crisi aziendale di Ast.

 

Tra le vostre preoccupazioni c’è anche lo sciopero generale?

No. Temiamo piuttosto di fare riforme che non cambino davvero le cose o di non farle per nulla ci interessa fare le riforme e farle bene. A partire da quella del lavoro su cui sono impegnato direttamente.

 

Andiamo al merito. La sinistra Pd e la Cgil vi accusano di fare politiche di “destra” e di accentuare, con la riforma del lavoro, la precarizzazione.

E allora provo a spiegare quello che stiamo facendo. Durante la crisi l’Italia ha visto impoverirsi fortemente il proprio capitale umano. Questo è un ostacolo alla ripartenza degli investimenti. In pochi anni abbiamo perso cinque punti di investimenti, 80 miliardi all’anno. Dobbiamo ricreare il capitale umano e questo significa: ricostruire un sistema efficace di ammortizzatori, fare formazione per chi perde lavoro, rafforzare la stabilità lavorativa I lavori che durano sono quelli che creano più produttività.

 

Il nodo è come rendere più conveniente per tutti, anche per l’impresa, il contratto a tempo indeterminato.

E quello che stiamo provando a fare con il pacchetto che comprende il Jobs Act e la legge di stabilità. Zero contributi per tre anni per chi assume a tempo indeterminato, stop all’Irap sul lavoro e contratto a tutele crescenti. Come vede c’è una logica univoca.

 

Proprio sul Jobs Act, però, una parte del Pd chiede modifiche sostanziali. Non si corre il rischio che il testo venga indebolito alla Camera?

Al Senato si è dimostrato che da parte del Governo c’è la disponibilità su interventi migliorativi, ma pochi, l’impianto deve restare.

 

Intanto la questione più dibattuta, quella dell’articolo 18, non è neppure citata nel Jobs Act…

Capisco la perplessità, ma da responsabile economia del Pd dico che la Direzione ha approvato un ordine del giorno molto chiaro. La reintegra viene del tutto esclusa per i licenziamenti economici, mentre peri disciplinari ci sarà una precisa identificazione delle fattispecie, in modo da eliminare la vaghezza della normativa esistente che ha generato decisioni contraddittorie.

 

In un primo tempo Renzi aveva parlato di eliminare del tutto il reintegro anche peri disciplinari. Non si corre il rischio, in questo modo, di replicare gli errori fatti con la legge Fornero e di reiterare una situazione di ambiguità?

Proprio sulla base dell’esperienza della Fornero saremo molto più attenti a fornire una tipizzazione molto chiara.

 

Non c’è stato un passo indietro?

Al contrario, credo che quello della Direzione sia stato un passo avanti. Abbiamo chiarito l’intenzione riformatrice del Pd e abbiamo impegnato il partito a ricercare con determinazione l’obiettivo.

 

Dopo l’approvazione del Jobs Ad, toccherà ai decreti. delegati. Quando sarà operativa la nuova legislazione?

Avendo definito gli incentivi per le nuove assunzioni da gennaio 2015 è naturale impegnarsi affinché la riforma dei contratti e i nuovi ammortizzatori siano pronti a partire per quella data E comunque prima possibile. Il paese che ha perso il 5% del numero di occupati, in cui gli under 35 hanno visto ridursi del 32% dal 2008i rapporti di lavoro a tempo indeterminato ,non può più aspettare.

 

Metterete la fiducia?

Sono valutazioni che non spettano a me ma al governo.

 

Lei sta facendo la trattativa con i gruppi parlamentari, che idea si è fatto?

Quando fai una discussione politica non contano le impressioni, conta la forza degli argomenti. Io mi impegno, in stretto rapporto con Renzi, Poletti e Padoan affinché il progetto di riforma sia il più solido possibile.

 

Una priorità che sembra un po’ sparita dai radar è quella della spinta verso i contratti azienda

Non è sparita. Il tema è stato rilanciato nella riunione in sala verde con le parti sociali. Non è oggetto della legge delega e della stabilità. Ma ce ne occuperemo subito dopo.

 

Intanto la legge di stabilità sottrae 200 milioni al fondo che doveva incentivare la contrattazione decentrata.

Erano fondi stanziati che non venivano spesi. E comunque sul lavoro abbiamo investito con coraggio tutto il possibile. Anche a costo di un confronto franco con Bruxelles.

 

A proposito, possiamo ritenere concluso positivamente quel confronto o siamo ancora a rischio bocciatura?

Cosa succederà lo vedremo. Spero che l’Europa dimostri lo stesso nostro coraggio. Il coraggio di comprendere che la situazione che stiamo attraversando è di una gravità straordinaria, perciò la risposta deve essere altrettanto straordinaria. Risposte ordinarie in una situazione straordinaria sarebbero un errore.

 

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