Statuto dei lavoratori. Licenziamenti individuali: quella legge del ’66

Quando ho conosciuto Aris Accornero eravamo, credo, nel 1971. Giusto due anni dopo l’Autunno caldo del ’69 e un anno dopo l’approvazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori. All’epoca, Accornero aveva quarant’anni, essendo nato nel 1931, e faceva il direttore dei Quaderni di Rassegna sindacale, la rivista bimestrale della Cgil. Io, invece, ero uno studente universitario e avevo cominciato a collaborare con le pagine culturali dell’Unità e di Rinascita, rispettivamente quotidiano e settimanale del Pci.

 

Insieme con un mio compagno di studi, Luciano Albanese, avevamo proposto a Rinascita di fare un’inchiesta sugli allora nascenti Consigli di fabbrica. Bruno Schacherl, che dirigeva Il Contemporaneo, supplemento mensile di Rinascita, approvò l’idea e ci suggerì di cominciare parlando con l’allora a me del tutto sconosciuto Accornero. Che ci accolse nel suo ufficio al pian terreno della sede nazionale Cgil, al n. 25 di corso d’Italia, e si mostrò molto disponibile. Per noi, fu anzi un vero e proprio Virgilio, guidandoci in quel nostro primo viaggio nel mondo sindacale…

 

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