5 ottobre 2015

Sanità: la (quasi) moderna riforma lombarda

Fabiola Silvaggi e Gabriella Viale


“Il nuovo welfare lombardo. Anticipiamo il futuro: più efficienza, più servizi, più vicini a te – meno code, meno ticket, meno sprechi”. Questo è il nuovo slogan della Regione Lombardia in materia di sanità, che cerca di dare risposta alle nuove esigenze di cura dei cittadini derivanti dagli effetti connessi all’invecchiamento della popolazione e alle malattie croniche.

 

A tal riguardo, la Regione ha elaborato una nuova riforma, la legge regionale n. 23 pubblicata ad agosto 2015, che punta a rafforzare il cambiamento – già in atto – di prospettiva: dalla “cura” al “prendersi cura della fragilità”.

Questo perché l’aumento di malattie croniche nella popolazione richiede nuovi modelli di presa in cura della persona, che garantiscano continuità di assistenza tra servizi territoriali e servizi specialistici ospedalieri e percorsi di cura o di accesso ai servizi sanitari e sociosanitari ( per un approfondimento si consulti il Libro Bianco sullo sviluppo del sistema socio sanitario in Lombardia).

 

La riforma è divisa in due parti (Sanità e Sociale), cercando di realizzare, in chiave strategica, un modello sanitario incentrato sulla riorganizzazione e sul potenziamento dei servizi territoriali, al fine di riconoscere alla sanità lombarda un ruolo di riferimento tra i sistemi sanitari regionali italiani ed europei.

In particolare, la riforma cerca di valorizzare, oltre alla componente ambulatoriale, anche quella assistenziale e di accompagnamento, prevedendo un cambiamento culturale del personale che vi opera e dalla cui motivazione dipende la qualità offerta dei servizi, cercando, al contempo, di riallocare la spesa sanitaria pubblica.

Quest’ultimo aspetto porterà ad impostare una strategia di presa in carico della cronicità attraverso gruppi di lavoro multi professionali, riducendo, attraverso l’assistenza territoriale, residenziale e domiciliare, il ricorso dei pazienti cronici alle cure ospedaliere, rallentando l’evoluzione della patologia, migliorando la qualità della vita di chi ne soffre e, al contempo, riducendo i costi per il servizio sanitario.

 

Da quanto emerso dall’analisi, a nostro avviso, un buon punto di partenza per una vera modernizzazione del sistema sanitario, in funzione del fenomeno emergente delle malattie croniche, è legato all’inclusione delle iniziative di wellness at work, poiché tale rinnovamento non può prescindere da una visione unitaria di welfare della persona, che parta dalle valutazioni sulla persona e sul suo “prendersi cura” alle azioni di prevenzione primaria e secondaria nei luoghi di lavoro.

 

Purtroppo, il sistema sanitario regionale in commento affronta il tema delle malattie croniche in modo standardizzato, senza ancora prevedere incentivi economici mirati a sostegno delle imprese, misure integrative ad hoc di tutela e promozione e, soprattutto, politiche attive di reinserimento al lavoro in sinergia con l’assistenza più propriamente medica e/o psicologica.

Come oramai indica un’ampia letteratura internazionale, queste iniziative comportano importanti benefici sia all’impresa che al lavoratore in termini di riduzione dei costi dovuti alla disabilità, maggiore produttività, fidelizzazione della forza-lavoro, diminuzione dell’assenteismo e delle richieste di congedi e permessi.

 

Un altro aspetto rilevante è la mancanza di un dialogo attivo con le relazioni industriali per regolare il difficile rapporto delle malattie croniche con il mondo del lavoro.

La situazione di un malato cronico è molto complessa poiché, i suoi bisogni non si fermano solo alle cure mediche e /o assistenziali ma, anche, a particolari esigenze di conciliazione e di adeguamento dei vincoli contrattuali di lavoro.

 

Questo è reso ancor più vero alla luce delle diverse testimonianze rilevate (vedi interviste in materia nell’Osservatorio ADAPT ChronicDiseases&Work), in cui il lavoro viene considerato dai malati cronici, non solo nella sua valenza economica ma, anche, sociale ed identitaria, poiché permette di dissuadere il pensiero rivolto alle preoccupazioni ed alle sofferenze causate dalla malattia, di riconquistare il proprio ruolo e la propria dignità nei contesti sociali e familiari e di continuare a progettare la vita durante e dopo la malattia.

Si comprende così perché́ importanti diritti, non solo legali ma anche contrattuali, siano privi di un’adeguata connessione con gli interventi medici, formativi e psicologici di recupero e riabilitazione.

 

Una moderna riforma sanitaria che anticipa il futuro dovrebbe, quindi, aprire la strada a un sistema maggiormente incentrato sulle esigenze della persona e sul suo effettivo contributo al processo produttivo del paese, tenendo in considerazione, anche in chiave prevenzionale, la qualità̀ e la sostenibilità̀ del lavoro e l’impatto della rivoluzione tecnologica in atto sui tempi di vita e di lavoro.

 

Fabiola Silvaggi

@FabiolaSilvaggi

 

Gabriella Viale

@VialeGabry

 

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

 

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