3 luglio 2014

Salario minimo al via. In Germania diventa legge

Tonia Mastrobuoni (La Stampa)


La norma sarà approvata oggi: 8,50 euro all’ora ma dal 2015

 

La battaglia è durata fino all’ultimo minuto, tra le imprese e le lobby che hanno tentato di allargare le maglie del salario minimo e i sindacati che hanno cercato di garantire al contrario l’aumento a tutti o quasi a 8,50 euro l’ora. La legge sarà approvata oggi dal Bundestag ed entrerà in vigore dal 2015 ma nel frattempo, visto l’inasprimento dei toni su entrambi i fronti, il «Mindestlohn» non ha spaccato solo le rappresentanze degli interessi, ha anche creato tensioni nella Grande coalizione.

 

Il parlamentare della Cdu Peter Ramsauer, minacciando il proprio voto contrario e quello di altri colleghi di partito, ha sostenuto che «il provvedimento va nella direzione sbagliata», mentre il capogruppo della Spd Thomas Oppermann l’ha difesa come una «riforma storica» che «significherà un grande passo verso una maggiore equità sociale». Anche la Ministra del lavoro, Andrea Nahles, aveva ricordato lunedì in un’intervista che ben 3,7 milioni di persone godranno del beneficio di una busta paga con un minimo garantito. Secondo indiscrezioni rilanciate dalla Bild, costerà quasi dieci miliardi di euro ai datori di lavoro.

 

Durante la scorsa settimana, proprio per venire incontro a quello che l’economista Klaus F. Zimmermann, Direttore dell’autorevole istituto di studi sul lavoro Iza, definisce con una punta di preoccupazione «un esperimento storico, senza precedenti», il Governo ha inserito alcune eccezioni nella legge. Il salario minimo già non veniva applicato ai disoccupati di lunga durata, a chi ha meno di 18 anni e agli apprendisti; adesso le eccezioni valgono anche per i lavoratori stagionali, per chi distribuisce giornali, per chi fa un tirocinio obbligatorio (quelli che lo fanno volontariamente dovranno aspettare tre mesi prima di accedervi).

 

Tuttavia i sindacati sono sul piede di guerra: l’associazione più potente, la Dgb, parla di «errori gravi», il sindacato dei lavoratori dei servizi Ver.Di punta il dito contro le «scappatoie» dell’ultimo minuto. E lunedì la numero uno della Spd, Yasmin Fahimi ha respinto le critiche: «è un vero risultato» ha commentato a proposito di quello che è sempre stato considerato uno dei punti qualificanti del contratto di coalizione con Merkel per i socialdemocratici. Anzi, indirettamente ha accusato i sindacati di sconfessare accordi presi anche con loro: «insieme abbiamo concordato che serve una fase transitoria fino alla fine del 2016».

 

Per Zimmermann i dubbi riguardano anzitutto la cifra: gli 8,50 euro sono «una cifra alta, decisa a tavolino senza criteri scientifici: inventata, si può dire». Il secondo nodo, tradotto anche dalle associazioni imprenditoriali in una minaccia, riguarda gli effetti sull’occupazione. Secondo Zimmermann il salario minimo potrebbe portare alla perdita di molti posti di lavoro in Germania, «nelle stime più pessimistiche anche un milione, nei prossimi anni».

 

Un altro rischio, spiega, è che si impenni l’immigrazione dall’est europeo, in particolare dalla Bulgaria e dalla Romania «dove il salario minimo è da un euro all’ora».

 

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