27 febbraio 2014

Regole interconfederali per il rilancio della bilateralità del terziario

Michele Tiraboschi


In attesa del nuovo Governo e del Jobs Act il sistema italiano di relazioni industriali mostra una rinnovata vitalità. Dopo il Testo Unico sulla rappresentanza dello scorso 10 gennaio per il sistema Confindustria, Cgil-Cisl-Uil hanno firmato con Confcommercio un innovativo accordo interconfederale sulla governance della bilateralità nel settore del terziario, della distribuzione e dei servizi.

 

Grazie anche alle norme promozionali contenute nella legge Biagi, che definiva la bilateralità come il sistema privilegiato di regolazione del mercato del lavoro, si è assistito nel corso dell’ultimo decennio a un progressivo ampliamento dei compiti assegnati agli enti bilaterali e, con esso, a una proliferazione non sempre razionale di fondi e mini enti. Le parti firmatarie esprimono un giudizio positivo su queste logiche sussidiarie di welfare negoziale e pur tuttavia prendono atto di alcuni evidenti criticità sia in termini di trasparenza nella gestione delle risorse sia in termini di efficienza e coerenza rispetto agli obiettivi statutari e alle attese di lavoratori e imprese. Ciò anche in considerazione del fatto che la bilateralità esprime valore aggiunto solo là dove non dia luogo a confronti negoziali e dinamiche conflittuali che competono ad altri sedi.

 

In questa prospettiva Confcommercio e Cgil-Cisl-Uil hanno convenuto alcune linee di indirizzo che, in chiave partecipativa, potrebbero rappresentare una vera e propria svolta per la qualità del funzionamento del sistema di relazioni industriali per il settore del terziario.

Al fine di contenere la proliferazione di enti e fondi, l’accordo individua nella contrattazione nazionale di settore la fonte costitutiva della bilateralità con esclusione, pertanto, di accordi di secondo livello. Viene dunque meno l’idea che ogni contratto collettivo debba produrre un ente bilaterale e questo anche in ragione delle necessarie masse critiche indispensabili alla sostenibilità nel lungo periodo di forme negoziali di welfare che, almeno per il settore del terziario, richiedono indubbiamente maggiore semplificazione, omogeneità e centralizzazione. Perentorio e inequivocabile è poi l’impegno, richiesto da Confcommercio e responsabilmente recepito anche dalle organizzazioni sindacali, a realizzare una netta separazione tra funzioni di indirizzo e controllo, mediante la costituzione di un apposito comitato in capo ai soci costituenti, e l’ordinaria gestione degli enti e dei fondi. Conseguentemente, la carica di legale rappresentante dei soci costituenti diventa incompatibile con la presenza negli organi di gestione. Altrettanto importanti sono poi gli impegni alla trasparenza dei bilanci e alla qualificazione delle professionalità e delle competenze degli operatori degli enti e dei fondi. Un impegno imprescindibile per dare corpo e attuazione alle tante affermazioni di principio contenute nella contrattazione collettiva e nelle numerose norme promozionali.

 

Le parti firmatarie hanno dunque scelto di scommettere nuovamente sul metodo della bilateralità come elemento d’innovazione di un sistema di relazioni di lavoro bloccato e da troppo tempo incapace di offrire risposte concrete alle imprese e ai lavoratori. La scelta non era scontata, a fronte di una crescente insofferenza di operatori e imprese, e pur tuttavia pare lungimirante e di prospettiva. Il declino della grande impresa industriale a favore del terziario e della piccola impresa, il carattere sempre più molecolare dei sistemi produttivi locali, i continui processi di innovazione tecnologica, il radicamento di rapporti di lavoro non standard, il crollo del sistema economico-finanziario hanno in effetti reso evidente l’esposizione di tutte le realtà produttive al rischio delle nuove crisi globali e delle riduzioni occupazionali e, quindi, la necessità di un ripensamento delle politiche di welfare, che tengano conto della scarsità delle risorse pubbliche disponibili favorendo un maggiore coinvolgimento dei corpi intermedi. Alternative credibili alla sussidiarietà non esistono e per questo la bilateralità, per essere mantenuta e finanziata da lavoratori e imprese, deve tornare a dare buona prova di sé.

 

Michele Tiraboschi

Coordinatore scientifico ADAPT

@Michele_ADAPT

 

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* Il presente articolo è pubblicato anche in Il Sole 24 Ore , 27 febbraio 2014 con il titolo Commercio e servizi: disciplina rigida per la bilateralità.




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