29 novembre 2016

Quando (anche) la tecnica di comunicazione segna il rinnovamento

Riflessioni sul rinnovo del CCNL metalmeccanici

 

Francesca Brudaglio


I metalmeccanici hanno concluso la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo.

 

Dopo lunghi mesi di contrattazione sono giunti a soluzioni unitarie originali, comunicate in modi altrettanto nuovi. Ogni negoziazione è una storia da raccontare e gli strumenti per portarla al pubblico fuori dalle mura dei palazzi e oltre la cerchia dei delegati sindacali, sono ormai tantissimi. Questo il sindacato sembra ormai averlo compreso bene tanto che, a chi si è perso qualche tappa della vicenda, basterà cercare su Twitter gli hashtag lanciati dalla Fim Cisl #EoraContratto, #FightingXCCNL oppure #CCNLmetalmeccanici utilizzato da tutti i sindacati o scorrere le pagine ufficiali di Facebook delle diverse sigle o dei segretari generali.

 

La firma di un accordo collettivo non si raggiunge nel breve volgere di una notte ma è fatta di progetti e di strategia: anche la comunicazione è espressione del cambiamento culturale rincorso e quella realizzata durante questo rinnovo contrattuale inaugura infatti il primo caso di “trattativa partecipata” sui social network.

 

Il rinnovamento ha riguardato sia i contenuti, sia la tecnica espositiva: lo stile di comunicazione sindacale si è evoluto verso nuovi registri linguistici che, in linea con le logiche dell’era del 3.0, ricercano ed instaurano un rapporto più diretto con i lavoratori, aggiornati ed ascoltati quotidianamente sulla rete per sostenere la logica dell’azione partecipativa.

I sindacati italiani dei metalmeccanici sembrano avere appreso la “lezione americana” dell’autunno scorso, quando un uso approssimativo dei social media e una certa reticenza informativa aveva condotto la UAW, il sindacato dell’auto, a registrare la prima bocciatura di una proposta di accordo da parte dei suoi iscritti dal 1982. Così, in questi mesi, è stato possibile seguire l’andamento della trattativa in tempo reale tramite un racconto collettivo prodotto sia dai soggetti istituzionali, che hanno utilizzato i social network per rafforzare la visibilità delle proposte avanzate e raggiungere i lavoratori (assecondando i loro nuovi tempi, spazi e modi di consumare l’informazione), sia dalle persone coinvolte che hanno contribuito attivamente pubblicando sui profili personali commenti, immagini, dati.

 

Queste esperienze mostrano quanto la partecipazione alle attività sindacali, elemento insostituibile che prima dell’avvento di Internet richiedeva la presenza fisica, è stata ricercata attraverso nuovi canali e si è oggi evoluta in quella che gli studiosi anglosassoni definiscono e-voice (partecipazione online). Non si tratta certo di una rivoluzione degli strumenti negoziali propri, quanto piuttosto di una nuova forma della loro rappresentazione, una sorta di estensione digitale della piazza e dell’aula sindacale.

 

Anche i tempi di diffusione del materiale divulgativo segnano il passo delle nuove relazioni industriali: grazie alla velocità e semplicità di veicolazione di informazione sul web, i comunicati stampa sono stati fatti circolare sulla rete nel giro di poche ore e il testo dell’accordo, che un tempo si sarebbe dovuto attendere piuttosto a lungo, è stato divulgato il giorno stesso della firma sui diversi social e reso disponibile sui portali istituzionali in modalità open access.

 

Qui si ritrova una ulteriore conquista: sul web sono i lettori a determinare la rilevanza di una notizia cosicché il sindacato riesce a riconquistare la visibilità del proprio operato verso un’ampia audience, ponendo fine (volendo) alla diatriba della qualità e quantità di spazi occupati nei giornali e telegiornali. Quello che si presenta dunque agli occhi di un osservatore italiano è quindi un sindacato che, mentre continua a cercare di ottenere i giusti spazi e tempi di accesso ai media di massa, prende autonoma iniziativa per colmare le distanze con un pubblico sparso sul territorio e abituato a un consumo di informazione sempre più asincrono e atopico.

 

Anche la forza emotiva di immagini e video, già tradizionalmente riconosciuta da quel sindacato che aveva solo la folla della piazza per mostrare la sua rilevanza, ha oggi assunto la nuova forma della comunicazione digitale: la foto dell’abbraccio tra Maurizio Landini e Marco Bentivogli, ad esempio, rafforza il messaggio della ripresa di rapporti unitari; le social media memes realizzate dalla Uilm aiutano gli interlocutori a leggere gli eventi e i collage di immagini e titoli di giornale utilizzati dal DG di Federmeccanica Stefano Franchi aiutano a trasmettere l’idea di rinnovamento, mentre le dichiarazioni sulle motivazioni della firma, riprese e trasmesse dagli operatori interni sui social, aprono definitivamente le porte della contrattazione e permettono a tutti di vivere (in tempo reale o ex-post) in maniera diretta (e non più solo “mediata” dai racconti della stampa) momenti decisivi della propria vita lavorativa.

 

La narrazione della trattativa mostra inoltre come nell’era del web la comunicazione è trasmissione di informazioni, ma anche relazione ed è diventata uno strumento valido per stimolare coesione, senso di appartenenza, ritrovare la vicinanza e il dialogo con i lavoratori.

Il linguaggio diventa strumento di identità digitale e torna a raccontare le relazioni sindacali, ovvero le relazioni tra persone che lavorano per organizzare una rappresentanza. Propri a questo si prestano i social media, l’opposto concettuale dei media di massa caratterizzati da una comunicazione unidirezionale e standardizzata. Gli stessi segretari hanno potuto così dare voce alla rappresentanza dei lavoratori nella contrattazione in tempo reale utilizzando i profili personali per condividere con la propria base valori e visione, a tal punto che sembra arrivato il momento di affermare che il sindacato ha abbandonato tecnicismi e termini astrusi propri del c.d. “sindacalese” e dato avvio ad un processo revisionistico del linguaggio che va alla ricerca di semplicità e chiarezza.

 

Quello moderno è un sindacato che continua ad identificarsi con un leader, ma un sindacato dove il leader sa relazionarsi direttamente con un pubblico sempre più eterogeneo e frammentato, quasi che anche nella comunicazione il paradigma diventi quello della persona al centro, ossia quello di una comunicazione diretta, personale e condivisa assieme.

 

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Il rinnovo del contratto dell’industria metalmeccanica mostra dunque che la narrazione delle relazioni industriali ha superato i vecchi modelli di riferimento, adottando un modo di comunicare più moderno, lineare e coerente con la rapida evoluzione dei problemi del mondo del lavoro.

 

Ad onor del vero, è la Fim Cisl di Marco Bentivogli che ha preso la rincorsa al rinnovamento del modo di fare sindacato e può darsi che, come accade per tutte le buone pratiche, stia tirando dietro il suo buon esempio anche le altre parti.

 

All’interno di un processo di trasformazione, stiamo quindi assistendo anche alla creazione di una rappresentanza digitale.

 

 

Francesca Brudaglio

Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT, Università degli Studi di Bergamo

 

@FBrudaglio

 

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