13 luglio 2020

Per un sistema di istruzione e formazione professionale/8 – L’esperienza del Centro di Formazione Professionale San Luigi. Intervista a Lucia Boeretto

A cura di Matteo Colombo


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Bollettino ADAPT 13 luglio 2020, n. 28 

 

Da più di 60 anni il Centro di Formazione Professionale San Luigi porta avanti l’opera creata dalle Suore della Riparazione, in particolare in Veneto, dove ha sede in San Donà di Piave (Venezia). Offre percorsi di istruzione e formazione professionale nel settore benessere e nel settore ufficio e percorsi di qualifica e abilitazione per adulti nel settore benessere, anche grazie al costante dialogo con le molte piccole e medie imprese (spesso artigiane) presenti nel territorio. L’ente è anche accreditato a livello regionale ai servizi al lavoro, offrendo quindi attività di orientamento e placement. L’ente, socio di Scuola Centrale di Formazione, da sempre ripone una grande attenzione all’esperienza educativa e formativa dello studente, sfidata dall’esperienza della pandemia ma che, proprio grazie a quest’ultima, ha potuto ripensarsi e vivere la difficoltà come una vera opportunità per riscoprire i propri obiettivi e le radici che ancora oggi ne sostengono l’opera. Risponde alle nostre domande Lucia Boeretto, Coordinatrice del Centro di Formazione Professionale San Luigi.

 

Che impatto ha avuto la pandemia sulle vostre attività formative? Come state gestendo la ripresa, e come immaginate lo svolgimento del prossimo anno formativo?

 

L. Boeretto: Dopo le festività di Carnevale, a fine febbraio, non siamo più rientrati a scuola. La situazione ovviamente ha lasciato tutti sgomenti, ma abbiamo saputo subito reagire. Grazie a Scuola Centrale di Formazione, di cui siamo soci, già da sette anni partecipiamo al progetto INN, che ci ha permesso di far frequentare ai nostri docenti corsi di formazione sulla didattica mediata da nuove tecnologie e acquisire strumenti per realizzarla. Spinti da questa esperienza, avevamo già familiarizzato con tutte quelle piattaforme poi largamente utilizzate dopo l’esplosione della pandemia: Google Classroom, Microsoft Teams, eccetera. Questa conoscenza pregressa ci ha permesso di partire immediatamente con quattro ore di didattica a distanza al giorno, senza interrompere il percorso formativo degli studenti. Abbiamo anche provveduto ad inviare un breve questionario agi studenti, chiedendo loro che strumenti avessero a disposizione: è emerso che molti avevano a disposizione solo il cellulare, e altrettanti avevano problemi di rete. Abbiamo distribuito, agli studenti più in difficoltà, 50 tablet. Chi comunque aveva problemi, è stato aiutato dai compagni, in una bella dimostrazione di sostegno reciproco. I docenti la prima settimana hanno fatto lezione dalla nostra sede, poi ovviamente anche loro da casa, forniti di una strumentazione adeguata.

Regione Veneto aveva chiesto agli enti di formazione professionale di erogare anche solo la parte teorica del percorso formativo. I nostri docenti però si sono ingegnati, ripensando la didattica di tutte le materie – aiutati in questo anche dal fatto che già usavano il tablet, quotidianamente, in aula. Agli studenti è stato chiesto di collaborare per creare elaborati, non vi erano lezioni frontali ma solo approfondimenti e progetti di gruppo. Ad esempio, nel settore dell’acconciatura e dell’estetica siamo riusciti a svolgere delle esercitazioni pratiche da casa. È stato chiesto agli alunni di riprendere tutti i passaggi con il cellulare. Veniva quindi svolte lavorazioni poi analizzate dal docente, che forniva indicazioni, e dai compagni. Ogni video e ogni progetto è stato strutturato in step operativi, permettendo così un migliore e più efficace intervento da parte del docente, quando necessario. Allo stesso tempo, è stata incoraggiata la libera creatività degli stessi studenti: in esito, abbiamo ricevuto dei project work davvero belli e interessanti.

La didattica online ha avuto un tasso di partecipazione e di soddisfazione elevatissimo: da questa conquista non vogliamo tornare indietro, si va solo avanti. L’integrazione di tecnologie nella realizzazione del percorso formativo ha dei lati positivi che non possono essere accantonati con il ritorno alla didattica in presenza. Grazie ai contributi regionali, nello specifico della Regione Veneto stiamo acquisendo altre strumentazioni utili a tale scopo: l’anno prossimo, se si potrà ripartire in presenza, proporremo una didattica blended, con un’alternanza di momenti in presenza e a distanza. Ad esempio, i ragazzi da casa nel pomeriggio potranno accedere a specifici moduli di approfondimento e ulteriori esercitazioni: è chiaro che quindi non si tratta di mera formazione a distanza, ma di una progettualità partecipata anche da docenti e dagli stessi alunni con l’obiettivo di fornire una formazione di assoluta qualità e innescare processi di apprendimenti continui anche oltre i confini dell’aula.

 

Che ruolo immagina per l’istruzione e formazione professionale nel percorso di ripresa che ci attende? 

 

L. Boeretto: I ragazzi che hanno affrontato questo periodo avranno un patrimonio di capacità e competenze ricchissimo. Questa crisi davvero è stata per loro anche un’opportunità. La fatica che hanno attraversato gli ha consegnato una mentalità diversa: sapersi adattare agli imprevisti, trovare nuove vie e nuove soluzioni davanti a problemi e alle difficoltà, riflettere, sperimentare e collaborare per costruirle.

Molte piccole e medie imprese del nostro territorio, ad esempio, potranno solo beneficiare della presenza, per periodi di stage o apprendistato, di studenti portatori di questa mentalità, e quindi capaci di diffondere innovazione anche nei contesti aziendali, anche trasformando le stesse pratiche lavorative. Un esempio è quello del settore dell’estetico, dove alcuni studenti hanno sperimentato una applicazione per permettere al cliente di utilizzare determinati prodotti guidato a distanza e senza la necessità di andare in negozio. La istruzione e formazione professionale ha e avrà quindi un ruolo straordinario nel percorso di ripresa, se saprà ben poggiare su due pilastri: una metodologia didattica innovativa e la disponibilità di strumenti all’altezza. L’innovazione tecnologica e metodologica passa così dai processi di apprendimento innescati dall’istituzione formativa ai luoghi di lavoro e, in generale, alla realtà tutta.

 

Secondo lei, a seguito della pandemia, dovrete organizzare ex-novo corsi destinati alla formazione di nuove figure professionali, o ripensare alle competenze dei profili professionali in uscita?

 

L. Boeretto: Dati anche alcuni vincoli amministrativi la nostra offerta rimarrà stabile. Pur tuttavia, all’interno dei nostri percorsi vogliamo portare quanto già sopra ricordato: didattica innovativa e in modalità blended, senza soluzione di continuità tra aula, luogo di lavoro, casa. Siamo già in ricettivo ascolto delle esigenze delle aziende, a partire dalle quali potremo poi di conseguenza intervenire sulla nostra programmazione, anche grazie a quanto apprendiamo “di ritorno” dalle esperienze di stage o di alternanza, spesso realizzate nelle molte piccole e medie imprese che costellano il nostro territorio. Si potrà quindi innescare un processo a doppia direzione: gli studenti portano una mentalità nuova in azienda, la quale restituisce attraverso di loro alla scuola specifiche esigenze e fabbisogni formativi. Il sistema formativo e il tessuto produttivo possono così lavorare in costante dialogo e in una logica di forte contaminazione.

 

Quali sono, a suo parere, le principali criticità che limitano le potenzialità della vostra offerta formativa, e come risolverle?

 

L. Boeretto: I ragazzi che frequentano l’istruzione e formazione professionale richiedono spesso per raggiungere il successo formativo una forte personalizzazione dell’apprendimento, difficile da realizzare in classi sovraffollate, che però sono connesse alle specifiche modalità di finanziamento regionali. Le due cose andrebbero quindi ripensate assieme: un limite massimo di studenti per classe e un diverso meccanismo di finanziamento, basato sui partecipanti e non sui corsi.

Meno efficaci sono, nel nostro territorio, limiti e vincoli culturali spesso diffusi altrove, che vedono nella IeFP una seconda scelta destinata agi “scarti” del sistema di istruzione statale. Questa differenza è dovuta ad un lavoro lungo di anni e nato dalla collaborazione con istituti di istruzione secondaria inferiore e superiore, così come con la stessa Regione Veneto, attraverso il quale abbiamo promosso la conoscenza e il riconoscimento del valore di questi percorsi, facendo rete tra di noi e intervenendo in fase di orientamento e riorientamento.

Parziali e specifiche criticità riguardano l’attivazione del contratto di apprendistato, in particolare quando dovrebbe riguardare lavoratori minori e in determinati settori, dove più che in altri la maturità, l’autonomia e la responsabilità sono elementi determinati. Su questo fronte si può fare di più, anche grazie ad una migliore conoscenza dell’istituto da parte di tutti gli attori coinvolti, e in primis dai consulenti del lavoro che si rapportano con le aziende.

 

Come giudica un possibile allargamento del ruolo dell’istruzione e formazione professionale, alla formazione degli adulti, specialmente disoccupati?

 

L. Boeretto: Su questo fronte i percorsi di IeFP possono dare un contributo assolutamente centrale. Noi infatti non offriamo solo la dimensione dell’istruzione, ma anche quello della formazione: abbiamo un patrimonio sia di competenze professionali, sia nell’ambito delle politiche attive, che ci rende quindi i partner ideali per il sistema delle imprese. In particolare, un elemento spesso messo in secondo piano è l’orientamento, che non è solo “scegliere una scuola”, ma un processo di continua scelta delle opportunità formative e di valoro utili per la propria carriera e il proprio percorso. Se poi uniamo la dimestichezza con la formazione a distanza, possiamo fin da subito immaginare percorsi formativi che sappiano orientarli verso la scelta migliore per loro e per l’azienda, realizzati con il supporto delle tecnologie digitali e per sviluppare competenze ad alto impatto nel mercato del lavoro. Ovviamente molto dipenderà dal criterio con cui saranno pensati i bandi per svolgere queste attività da parte delle istituzioni competenti.

 

Perché scegliere, oggi e domani, i percorsi di istruzione e formazione professionale? Che relazioni cambiare, o sviluppare, con il mondo della scuola, dell’istruzione terziaria e del sistema produttivo?

 

L. Boeretto: Alla fine della terza media, si aprono due strade: quella dell’istruzione, e quella dell’istruzione e formazione professionale. Entrambe sono di pari dignità e devono essere liberamente scelte dagli studenti in base alle loro inclinazioni, desideri, e aspirazioni professionali. Attenzione, però, a non contrappore le due strade: in quella della IeFP ci sono diverse tappe: la qualifica triennale, il diploma quadriennale, e la maturità al quinto anno. Ad ognuno di queste tappe è possibile fermarsi, così come è possibile continuare il proprio percorso formativo. Non solo: anche dopo il quinto anno, nel caso volessero proseguire gli studi a livello terziario ma non accademico, ci sono i percorsi ITS, eventualmente preceduti anche dagli IFTS. C’è quindi una vera e propria filiera dove, supportato da un orientamento costante e dalla viva esperienza pratica, lo studente può decidere se a quella tappa fermarsi, o proseguire il percorso.

Le aziende in particolare possono investire maggiormente sulla loro crescita scommettendo sul capitale umano, moltiplicando le opportunità di apprendimento e formazione. Conoscere scuole e istituzioni formative grazie ai percorsi di stage e di alternanza, e attivando contratti di apprendistato di 1° livello: questa attenzione, educativa e non solo formativa, può favorire il diffondersi di una cultura più attenta alla persona attraverso il lavoro, quest’ultimo visto come una dimensione fondamentale nella quale la prima si esprime. Per raggiungere questo obiettivo, è però prima di tutto concentrarsi sulle relazioni che questi ragazzi creano con gli adulti che incontrano: nella fascia tra i 17 e i 23 anni, alle prime esperienze nel mondo del lavoro, il rapporto instaurato con un collega o con il titolare dell’azienda dove si è in stage o in apprendistato può davvero cambiare la vita del giovane, permettendogli di scoprire i propri talenti e inclinazioni. Una diversa cultura della formazione passa quindi da una più attenta cultura educativa, incentrata sul valore delle relazioni nella promozione del pieno sviluppo degli studenti e, più in generale, della persona. È la dimensione della socialità che poi fa la comunità, e in questo i sistemi formativi e il mondo del lavoro sono due attori fondamentali.

 

Matteo Colombo

ADAPT Junior Fellow

@colombo_mat

 




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