7 settembre 2020

Per un sistema di istruzione e formazione professionale/15 – L’esperienza dell’ITS Angelo Rizzoli. Intervista a Roberto Sella

A cura di Paolo Bertuletti


Bollettino ADAPT 7 settembre 2020, n. 32

 

Di seguito l’intervista a Roberto Sella, direttore dell’ITS Angelo Rizzoli di Milano. La sua testimonianza fa emergere la propensione degli Istituti Tecnici Superiori ad intercettare le figure professionali del futuro e accenna ad un’interessante esperienza di tirocinio “congiunto” fra due imprese: i ragazzi ospitati nella prima azienda hanno aiutato quelli ospitati nella seconda a migliorare gli impianti automatizzati di quest’ultima con tecnologie sviluppate dalla prima.

 

Per un sistema di istruzione e formazione professionale/?? – L’esperienza dell’ITS Angelo Rizzoli. Intervista a Roberto Sella

 

L’ITS Angelo Rizzoli nasce dall’esperienza dell’ex-Polo Formativo Grafico, un network di scuole di formazione, aziende, associazioni di rappresentanza, enti di ricerca, università e agenzie per il lavoro, che negli ultimi anni ha promosso corsi di specializzazione post-diploma nel settore grafico e affini.

Nel 2011 l’Istituto si è costituito in Fondazione di partecipazione e ha scelto di orientare la propria attività formativa e i propri servizi principalmente al settore della comunicazione, traendo ispirazione dalla figura di Angelo Rizzoli, imprenditore, editore e produttore cinematografico, ma anche negli ambiti della programmazione, dell’analisi dei big data e della sicurezza informatica.

Attualmente la Fondazione offre sei corsi di Istruzione tecnica superiore e un corso di Istruzione e formazione tecnica superiore. L’anno prossimo ne partiranno altri due.

 

Che impatto ha avuto la pandemia sulle vostre attività formative?

 

R. Sella: È stato senza dubbio un impatto forte: il Covid ha sconvolto i nostri piani e il normale espletamento di tutte le nostre attività. Tuttavia, devo dire che l’emergenza non ci ha colti impreparati, perché, di fatto, ha solo accelerato un processo che era già in atto.

Da tempo stiamo investendo sulle tecnologie digitali, quelle che vengono utilizzate nei contesti di lavoro che i nostri studenti incontrano in azienda, ma che possono essere utilizzate tranquillamente anche per la didattica.

L’uso abituale delle tecnologie digitali ci ha consentito di iniziare quasi subito con la didattica a distanza, tanto che i nostri studenti hanno completato le attività formative in luglio, nei tempi previsti all’inizio dell’anno.

 

Come avete organizzato la didattica a distanza? Quali metodologia hanno adottato i docenti per garantire l’apprendimento degli allievi?

 

R. Sella: Abbiamo utilizzato alcune piattaforme di teleconferenza per offrire attività didattiche sincrone, dove l’interazione fra docenti e studenti avveniva in tempo reale. I nostri formatori hanno poi cercato di valorizzare molto anche l’interazione e la collaborazione fra studenti, proponendo lavori di gruppo e project work a distanza, potendo sfruttare piattaforme cloud per la condivisione dei materiali.

 

Potrebbe fare un esempio?

 

R. Sella: agli studenti del corso Omnichannel Communication Specialist, ad esempio, è stato chiesto di sviluppare una campagna di comunicazione (pagine web, video, post social ecc), da presentare, parzialmente anche in inglese, al termine dell’anno formativo. In questo modo gli allievi hanno avuto l’opportunità di cimentarsi in un compito in situazione realistico, utilizzando conoscenze e abilità apprese durante le lezioni.

In questo come in tutti gli altri lavori, i docenti monitoravano l’avanzamento della attività mediante riunioni programmate, mentre gli studenti dovevano rispettare un cronoprogramma preciso, descritto con un diagramma di Gantt. Si è trattato, del resto, di una modalità di lavoro non molto diversa da quella che usiamo abitualmente durante l’anno.

 

E come avete gestito i tirocini?

 

R. Sella: Per quanto riguarda i corsi che prevedono tirocini sia alla prima che alla seconda annualità, abbiamo deciso di concentrare tutte le ore di stage al secondo anno, spostando le lezioni teoriche al primo. Laddove, come nella maggioranza dei casi, questa riorganizzazione non è stata possibile, abbiamo proseguito o attivato i tirocini in smart working.

Diciamo che il tipo di professione per cui si formano i nostri allievi (ambito ICT, comunicazione digitale ecc) ci ha senz’altro agevolato. I ragazzi hanno potuto continuare il proprio piano formativo senza particolari problemi. Il confronto con i tutor è avvenuto grazie agli strumenti digitali; il contatto con l’impresa e il lavoro «vero» non è mai venuto meno. In questo senso, non abbiamo dovuto tramutare l’attività di tirocinio in project work o altre attività guidate dall’istituto.

La pandemia non ci ha impedito di sperimentare una nuova forma di tirocinio, che ha intrecciato – potremmo dire così – i percorsi svolti dai nostri ragazzi in due aziende diverse. Un’azienda alimentare che ospitava un gruppo di studenti ci ha infatti chiesto di sviluppare con loro un sistema di automazione di alcuni processi di imbottigliamento. Per farlo abbiamo coinvolto un altro gruppo di tirocinanti ospitati da una grossa multinazionale leader mondiale nell’automazione. Ebbene, il percorso di tirocinio di questo secondo gruppo è stato la progettazione di un sistema informatico per l’automazione dei processi di imbottigliamento della prima azienda, da sviluppare in collaborazione con i suoi tirocinanti. Ovviamente i due gruppi hanno collaborato per approntare e rendere operativo il sistema.

In pratica, abbiamo usato un problema tecnico aziendale per fare formazione sia ai tirocinanti dell’azienda che aveva il problema sia a quelli dell’azienda che è stata chiamata per risolverlo. Contemporaneamente abbiamo fatto autentica innovazione.

 

Come avete gestito, invece, gli apprendistati?

 

R. Sella: Vale lo stesso discorso fatto per i tirocini. Poiché le attività di lavoro si prestavano allo smart working, anche per gli apprendisti è stato possibile proseguire la attività senza particolari intoppi. Il rapporto di lavoro non è stato sospeso, la formazione interna è proseguita a distanza, così come la formazione esterna garantita dalla nostra Fondazione.

Attualmente abbiamo in apprendistato (di terzo livello) un’intera classe ITS, assunta in blocco da un’unica azienda ICT, e cinque ragazzi dispersi negli altri corsi ITS assunti da aziende diverse; dodici ragazzi del nostro corso IFTS per programmatori di applicazioni desktop, mobile, Web e IoT sono poi stati assunti con apprendistato di primo livello.

 

Che ruolo immagina per l’istruzione tecnica superiore e IFTS nel rilancio dell’occupazione e dell’economia che ci attende?

 

R. Sella: Un ruolo sicuramente importante. Oggi le aziende sono obbligate ad avviare i processi di digitalizzazione che l’esperienza della pandemia ha reso improcrastinabili (automazione dei processi, gestione da remoto ecc). Avranno sempre più bisogno di tecnici come quelli che formiamo nei nostri corsi. Lo dimostra il fatto che anche in questo periodo di crisi le imprese continuano a chiederci diplomati.

Del resto, prima ancora del Covid, il tasso di occupazione dei giovani usciti dagli ITS è rimasto pressochè uguale (tra l’80 e l’90% dei diplomati) da quando questi percorsi sono partiti nel 2013. Questo dimostra, ciò che noi appuriamo quotidianamente, e cioè che la domanda da parte delle aziende delle figure professionali che escono dai nostri corsi è molto più elevata del numero di giovani che possiamo formiamo.

Per dare l’idea di quanto le imprese investano su questi percorsi, ricordo solo come sia già capitato che le aziende stesse si proponessero di finanziarli, pur di farli partire, anche in assenza di fondi ministeriali. Tutto ciò è la prova di come questa modalità di formazione sia apprezzata.

Un altro segnale significativo in tal senso è la crescente attenzione verso i nostri diplomati dimostrata da gradi aziende di consulenza che fino a poco tempo fa assumevano esclusivamente laureati (e magari solo i migliori). Queste realtà ci stanno contattando sempre più spesso, perché hanno bisogno di tecnici preparati in ambito digitale.

Sul fatto che l’Istruzione e l’Istruzione e formazione tecnica superiore rappresentino una filiera vincente non ho dubbi.

 

A seguito della pandemia, dovrete ripensare le figure professionali in uscita dai vostri corsi?

 

R. Sella: Ammetto, con un po’ di compiacimento, che il confronto constante con le imprese ci ha consentito di sviluppare percorsi e figure professionali in uscita allineati con i fabbisogni del tessuto produttivo. Per ottenere questo risultato abbiamo dovuto fare un grosso lavoro di co-progettazione con le aziende: penso in particolare al corso per sistemisti cloud oppure a quello per i tecnici della smart factory o ancora i tecnici per la cyber security. Questi profili saranno sempre più richiesti nella nuova fase che ci attende – come si evince dalla facilità con cui siamo riusciti a trovare aziende disposte ad ospitare i nostri ragazzi in tirocinio (si intende, a distanza), anche durante il lockdown.

Sicuramente un profilo, fra quelli che già formiamo, ma che avrà ampi spazi di crescita e di sviluppo in molteplici rami, è quello del tecnico per la cyber security. Quanto più le aziende si digitalizzeranno (e non bisogna pensare solo ai server, ma anche ai dispositivi connessi, all’IoT), tanto più sarà fondamentale per le aziende avere una figura del genere per difendersi dagli attacchi esterni.

L’adattamento alle trasformazioni del mondo del lavoro è comunque nel nostro DNA. Le faccio un esempio. Per rendere più occupabili i nostri diplomati del corso grafico, che è già un’evoluzione verso la comunicazione digitale omnichannel dei corsi più tradizionali, ma che oggi risente della crisi che sta attraversando il settore, abbiamo pensato di riprogettare l’offerta formativa, in un’ottica di maggior specializzazione. Così, a partire dall’anno prossimo attiveremo un corso IFTS e un successivo corso ITS per grafici specializzati nel packaging, l’unico ambito del settore grafico che continua ad essere ricettivo. In un’ottica di filiera questo potrebbe essere un percorso interessante soprattutto per i diplomati quadriennali dell’Iefp.

 

Come giudica un possibile impegno della vostra Fondazione nella formazione degli adulti?

 

R. Sella: Quella di avviare corsi per la formazione continua dei lavoratori è un’idea a cui stiamo pensando da qualche tempo, anche perché molto spesso i nostri ex allievi che pure lavorano si rivolgono a noi per specializzarsi o formarsi in nuovi ambiti.

Certo non si tratterebbe di un’offerta formativa paragonabile per impegno e numero di ore a quella degli IFTS o degli ITS, troppo onerosa per un lavoratore, ma più breve o diluita nel tempo per lo sviluppo di competenze molto specialistiche.

 

Quali sono, a suo parere, le principali criticità che limitano la vostra offerta formativa? Come risolverle?

 

R. Sella: Sicuramente la scarsità di finanziamenti, che non consente all’offerta formativa di ampliarsi, rispondendo alla domanda di diplomati che pure c’è.

Poi, la logica per bandi che non dà certezza agli operatori di poter offrire l’anno successivo gli stessi corsi che sono finanziati l’anno precedente. Per una progettazione di lungo respiro occorrerebbe che i finanziamenti fossero strutturali. Questo vale sia per l’ITS che per l’IFTS.

Qualcosa in questo senso ha fatto la Regione Lombardia creando un sistema premiale il quale, oltre a favorire l’apertura di nuovi percorsi presso le fondazioni che hanno ottenuto il riconoscimento dall’Indire, consente a quelle più virtuose di continuare quasi in automatico l’anno successivo i corsi che raggiungono determinate performance nell’anno precedente

 

Perché scegliere, oggi e domani, i percorsi ITS e IFTS?

 

R. Sella: Perché sono percorsi brevi, specialistici, orientati alla pratica e tarati sulle competenze che servono realmente nel mondo del lavoro. Sono i percorsi ideali per chi si sente portato per le professioni tecnico-operative. Inoltre, i percorsi accademici sono in molti casi disallineati rispetto ai reali processi produttivi.

Spesso molti ragazzi si iscrivono ai corsi di laurea in informatica, che poi abbandonano, perché si accorgono che l’approccio è troppo teorico e astratto e si iscrivono da noi. Se fossero meglio orientati, non ci sarebbe questo spreco di energie e di tempo. Bisogna puntare sull’orientamento alla scuola secondaria.

 

Cosa fare per migliorare il collegamento fra l’ITS e l’istruzione secondaria?

 

R. Sella: Ci sarebbe davvero molto da fare. Ricordo che nella mission degli ITS rientra anche il supporto all’Istruzione tecnica in una prospettiva di trasferimento tecnologico. Noi abbiamo approntato una serie di servizi che vanno in questa direzione, offrendo alle scuole moduli formativi ad hoc per gli studenti, formazione per i docenti, supporto nella riprogettazione dei percorsi di studio. La riuscita di queste iniziative dipende molto dall’istituto a cui ci si rivolge. Alcune scuole sono contente di mettersi in gioco per ripensare la propria offerta formativa, altre sono molto più restie.

 

Paolo Bertuletti

Assegnista di ricerca

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

@PaoloBertuletti

 




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