14 novembre 2014

Per il nuovo paracadute decisive le agenzie private

Agnese Moriconi


Il disegno di legge n. 1428/2014, noto come Jobs Act, è stato sostituito dal maxi-emendamento proposto dal Governo Renzi, approvato al Senato il 9 ottobre scorso, con l’intento di dare nuovo impulso alla riprogrammazione delle politiche del lavoro, tanto sul piano del riordino degli ammortizzatori sociali, quanto su quello dei servizi per il lavoro e delle politiche attive.

 

Con riferimento a queste ultime, in attesa dei decreti attuativi, l’emendamento si preoccupa in particolare di porre i presupposti per una loro omogenea implementazione sull’intero territorio nazionale. Viene a tal fine prevista l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione alla quale, nell’ottica di consentire un più agevole incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, è affidato il compito di favorire la cooperazione tra i servizi per il lavoro pubblici e privati. Questi verrebbero coordinati nello svolgimento delle attività e nell’attuazione delle misure di ricollocazione degli individui usciti dal mercato del lavoro, con il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali.

 

Altro compito devoluto all’Agenzia, in raccordo con l’Inps, è la gestione dei servizi per l’impiego, delle politiche attive e dell’ASpI, fatta salva la garanzia costituzionale delle competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro in capo a Regioni e Province autonome. Grande centralità viene riconosciuta anche all’esigenza di razionalizzare il sistema di incentivi attualmente in vigore a favore dell’autoimpiego, dell’autoimprenditorialità e dell’occupazione, con particolare attenzione a quelli finalizzati a occupare i soggetti con minori probabilità di ricollocarsi.

È stato inoltre previsto un importante raccordo con le politiche passive. Si tratta dei nuovi «accordi di ricollocazione», tra le agenzie per il lavoro (o altri operatori accreditati) e i percettori di sostegno al reddito, che garantirebbero forme di remunerazione a favore degli operatori a fronte dell’effettivo reinserimento anche temporaneo dei disoccupati con remunerazione a carico di fondi regionali parametrata al grado di difficoltà del ricollocamento.

 

L’affiancamento tra politiche attive e passive riguarda anche gli ammortizzatori sociali: l’emendamento si propone di limitare l’accesso a strumenti di sostegno al reddito e ad integrazioni salariali, subordinandolo all’effettiva partecipazione del beneficiario ad attività socialmente utili o a percorsi formativi, indispensabili per ovviare al rischio di obsolescenza delle competenze. A ciò si aggiunge l’introduzione di sanzioni per i disoccupati che si sottraggono agli obblighi di partecipazione attiva. I decreti delegati potranno anche introdurre una prestazione assistenziale successiva all’Aspi per i lavoratori con bassi valori dell’indicatore Isee.

 

Cambia anche uno degli elementi essenziali degli ammortizzatori sociali: la durata del periodo di percezione. Ribaltata l’attuale connessione con situazioni di crisi aziendale, dureranno di più al crescere dell’anzianità contributiva del beneficiario. Anche sul fronte datoriale si punta a limitare il ricorso ai tradizionali ammortizzatori sociali. L’accesso alla cassa integrazione guadagni diventerebbe possibile solo dopo aver esaurito le possibilità di far ricorso a riduzioni dell’orario di lavoro, così come vengono abolite le integrazioni salariali in caso di cessazione dell’attività. In questi casi scatterà solo l’ASpI. A controbilanciare queste rigidità, la legge delega prevede la possibilità di estendere l’ASpI ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, dopo un biennio di sperimentazione e la semplificazione burocratica delle procedure di accesso e concessione delle integrazioni.

 

Agnese Moriconi

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

@agnesemoriconi1

 

* Pubblicato anche in Libero, 14 novembre 2014.

 

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