10 dicembre 2018

“Pensare come un ricercatore”: la professionalità nel contesto della digitalizzazione del lavoro

Tomaso Tiraboschi


ADAPT - Scuola di alta formazione sulle relazioni industriali e di lavoro
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Pensare come un ricercatore. Anche nei moderni mercati del lavoro potrebbe sembrare un tema poco affine allo sviluppo della professionalità di un comune lavoratore, in quanto tale riservato agli accademici. In realtà la capacità di affrontare le sfide concrete del proprio lavoro secondo un modo di pensare “da ricercatore” è una competenza che può fare la differenza nell’ambito della evoluzione di molte professioni nel prossimo futuro. Questo soprattutto in un contesto caratterizzato da innovazioni digitali che portano sempre di più le macchine ad operare in maniera simile alla mente umana grazie a tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning. Si tratta di un’abitudine mentale, un mind-set che la letteratura internazionale definisce «scholarly thinking» ovvero ragionare (o meglio processare gli eventi) come colui che conduce una ricerca scientifica.

 

Lo scholarly thinking è un processo reiterativo che si acquisisce gradualmente e che consiste nella identificazione di un problema concreto nella propria pratica professionale ed applicare teorie e ricerche per analizzare il caso, definirlo e affrontarlo. Successivamente si valuta quanto successo hanno avuto le soluzioni utilizzate e si pianificano i passi seguenti per migliorare la pratica rispetto a quanto appreso durante lo svolgimento del caso. Acquisire questo modo di pensare in un percorso di studio di alta formazione, come può essere un dottorato fondato sulle comunità di ricerca, può presentare delle difficoltà perché significa mettere in discussione una serie di abitudini cognitive e procedurali pregresse che si sono stratificate e divenute inconsapevoli. In un percorso di studio di alta formazione per indirizzare i partecipanti verso questo cambiamento è necessario strutturare 4 processi fondamentali che caratterizzano la costruzione dello scholarly thinking: la lettura, l’alfabetizzazione informatica, la scrittura e la trasmissione culturale (acculturazione). Questi processi devono diventare abitudini mentali e possono essere svolti contemporaneamente in misura differente, ciò aiuta a gestire abilità complesse che tipicamente contraddistinguono l’attività di un professionista che svolge il proprio lavoro attraverso una mentalità da ricercatore (researching professional).

 

L’abilità linguistica della comprensione scritta (o lettura) risente molto della tipologia di documenti già letti che una persona si porta con sé con la propria storia, spesso si tratta di materiali che supportano gli ambiti di lavoro e studio in cui studenti e professionisti operano senza una critica oggettiva, non portano esempi di teorie o pratiche che la ricerca indica come esemplari o di riferimento. Pertanto, serve focalizzarsi su quali sono le fonti accademiche di riferimento, non basarsi su riviste di settore, parziali e tanto meno alle fonti generiche. Sebbene gli articoli di giornali divulgativi possano presentare concetti e idee interessanti, spesso utili al dibattito, va considerato che sono per natura orientati verso una scelta predefinita, sia politica che di visone economica, che deve essere tenuta in considerazione per una lettura critica e utili alla ricerca. Fondamentale risulta quindi configurare un approccio critico alla lettura. Sebbene sembrino scontate, ha importanza fornire anche indicazioni organizzative: pianificare i tempi e gli spazi, in luoghi senza distrazioni. La lettura dentro un percorso di ricerca è un processo che sviluppa gradualmente una nuova identità che proseguirà in tutti gli aspetti della vita, si tratta di un processo di “de-territorializzazione” rispetto alle abitudini precedenti. Persino leggere materiali selezionati durante i tempi vuoti deve diventare una abitudine per coloro che si apprestano a sviluppare una mentalità orientata alla ricerca. Inoltre, serve attivare strategie di lettura attiva, sfruttando sia gli strumenti più tradizionali come sintesi concettuali scritte, mappe mentali, note terminologiche, sia quelli in rete come i sistemi di gestione della bibliografia (Zotero, Mendeley, Merlot etc.) ai feed RSS che permettono di essere avvisati quando c’è un nuovo articolo di una determinata rivista oppure i portali dedicati alla ricerca (ResearchGate, Academia etc.) che la rete internet permette di profilizzare secondo le scelte dell’utente. Questi strumenti fanno parte del secondo processo necessario per l’acquisizione dello scholarly thinking ovvero l’alfabetizzazione informatica, che comprende, oltre all’utilizzo di strumenti in rete dedicati all’organizzazione della ricerca, anche saper usare le banche dati specialistiche rispetto ai settori di ricerca. In questo ambito, oltre all’aiuto dato da ricercatori senior, emerge una figura professionale che coadiuva nell’esplorazione di quanto è possibile fare in rete e che interviene durante una fase iniziale del percorso di apprendimento, l’embeddedd librarian, ovvero il bibliotecario che viene incorporato per un certo periodo dentro il programma di studi con la finalità di essere un aiuto specialistico nel reperimento di articoli e organizzazione delle informazioni.

 

Il terzo processo fondamentale è concentrato sull’abilità linguistica della produzione scritta (o scrittura): questa è sicuramente la competenza che in riferimento alla ricerca presenta complessità e caratteristiche più identitarie ed esclusive. Il ricercatore è una sorta di chirurgo dei concetti espressi verbalmente nello scritto, è in grado di “dissezionare” articoli scientifici e rielaborarli e integrarli alla propria ricerca originale. Questa abilità si matura progressivamente e in maniera collaborativa, partendo da attività che diano la possibilità di scrittura lungo tutto il percorso di apprendimento. Risultano molto utili gruppi di facilitazione alla scrittura, workshop di scrittura dove emergono utili consigli tra pari per la scrittura, ogni attività in generale dovrebbe portare ad un “compito” o out put scritto. Uno dei primi esercizi, da svolgere ad esempio nel primo anno di un percorso di dottorato, è la costruzione di una bibliografia commentata (annotated bibliography passo precedente ad una literature review) composta da un numero di articoli relativamente consistente, circa 25-30, che permettano delle connessioni ad un problema concreto nel contesto professionale, collegare quindi ricerca, teoria e pratica.

 

Qui la domanda è: il problema che ho definito è stato già affrontato in questo ambito di ricerca? E in altri ambiti? Come è stato risolto? Il ricercatore indossa “lenti” differenti per osservare il suo caso, è l’ottica interdisciplinare, che permette di intravede aspetti che in precedenza non erano stati notati e sviluppare inferenze trasversali ai settori. Successivamente si identifica la teoria e le pratiche più applicabili al caso trovando ragioni per supportare la scelta: si fornisce un frame al caso concreto dentro la letteratura. Infine, la pratica di scrittura deve essere finalizzata a far parte di una determinata comunità scientifica, che ha stile e regole definite da conoscere in maniera graduale ma che nel tempo devono essere consolidate (essenziale è il tutoraggio o accompagnamento per fasi dentro la comunità ampia, pena la perdita dello studente per generazione di ansia o disorientamento). La partecipazione a pubblicazioni tutelate dalla supervisione di ricercatori senior sono delle ottime palestre di scrittura, si passa poi ad attività più impegnative in cui lo studente assume autonomia e responsabilità, come ad esempio quello di far parte di una redazione di una rivista specialistica e così via fino alla composizione di articoli revisionati sempre attraverso una previa condivisione nella comunità di ricerca che mette alla pari senior, junior e studenti. Anche questo processo, come la lettura, porta ad un cambiamento di identità, di abitudini: Doing a doctorate changes you (Barnacle, R., & Mewburn, I., Learning networks and the journey of “becoming doctor”, 2010) tipicamente si impara a scrivere ogni volta che ce n’è la possibilità negli spazi di tempo come in momenti dedicati, questo diventa la normalità.

 

Scrivere, leggere e alfabetizzazione informatica sono processi che permettono un trasferimento culturale, un acculturamento guidato dentro un contesto che cambia le persone, dall’essere studenti ad essere doctoral researcher, dall’essere professionista all’essere un researching professional. Una transizione cognitiva che si riversa sull’intera persona permettendo di affrontare le sfide delle trasformazioni del lavoro.

 

Tomaso Tiraboschi

Dottore di ricerca in Lingue, culture e ICT

ADAPT Senior Research Fellow, Knowledge Manager

@tomtir

 

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