31 ottobre 2016

Lezioni di Employability/48 – Occupabilità: cosa ci dice la lettura del curriculum degli studenti universitari?

Andrea Negri


Cosa è possibile leggere davvero in un curriculum vitae di un giovane studente universitario?

Sicuramente da ogni pagina si potrà trarre qualche indicazione sulla persona che lo ha redatto e che si racconta, dal modo in cui scrive, dal format scelto, dalla selezione proposta del proprio vissuto formativo, personale e quando esiste, lavorativo. Se però si leggono insieme 173 curriculum di studenti universitari frequentanti lo stesso corso accademico, è possibile trarre una fotografia alquanto significativa di una generazione di giovani che tra pochi anni incontrerà per la prima volta il mercato del lavoro e che si forma sui banchi per giungere preparata a questo momento.

 

L’esperimento è stato svolto all’interno del corso di diritto del lavoro della facoltà di Economia “Marco Biagi”, dove il docente ha richiesto agli studenti, nella prima lezione, di redigere e consegnare il proprio curriculum vitae come occasione per prendere un primo contatto con le dinamiche del mercato del lavoro. La lettura dei curriculum degli studenti ha permesso al docente di modulare il proprio insegnamento in modo tale da avvicinarlo il più possibile alle esperienze dei ragazzi per rendere il diritto del lavoro materia più concreta e interessante.

 

L’analisi di questi curriculum ha fornito numerosi spunti di riflessione su diverse problematiche riguardanti la distanza tra giovani e mondo del lavoro, tra i principali troviamo: la difficoltà di redigere un curriculum che sia interessante per le imprese, l’evidente skills mismatch, il primo incontro con il mondo del lavoro come lavoro nero, le numerose esperienze svolte tramite tirocini e la totale assenza di lavoro interinale.

 

La maggior parte dei curricula analizzati sono stati redatti in formato europeo che li rende tutti uguali tra loro mentre un curriculum per essere interessante deve avere una sua “storia” da raccontare che riesca ad attirare l’attenzione dell’impresa durante la lettura, che è sempre più rapida e selettiva.

Un altro elemento che emerge chiaramente dalla lettura è la mancata coerenza tra percorsi formativi e lavorativi. Il sistema educativo formativo oggi, pare non offra competenze che siano spendibili sul mercato del lavoro in una prospettiva di occupabilità futura, creando una marcata frattura tra due realtà come scuola e impresa che dovrebbero prediligere il dialogo e la continua e costante interazione.

Avvicinare queste due realtà significa formare i lavoratori di domani attraverso esperienze di lavoro tutelate che possano essere un buon punto di partenza per il futuro.

Il numero di esperienze di lavoro tutelate nei 173 curriculum analizzati è veramente esiguo perché il 50% dei studenti hanno affrontato la loro prima esperienza lavorativa come lavoro nero: questo non sol delegittima l’esperienza professionale ma sottrae soprattutto il valore pedagogico spogliandolo di certezza, tutela e regolarità. È necessario che le esperienze lavorative dei giovani vengano adeguatamente regolate e inquadrate, in una realtà che oggi prevede strumenti contrattuali consoni al loro inquadramento.

 

Dallo studio di questi curriculum emerge la difficoltà dei giovani di essere occupabili e di presentarsi al mercato del lavoro.

Questo problema può essere affrontato da scuola e impresa attraverso l’utilizzo di preziosi strumenti come l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato, strumenti preziosissimi che tuttora sono ancora scarsamente utilizzati o in modo scorretto.

Essi sono le principali leve per la formazione di bacini di competenze a disposizione del mercato del lavoro.

Da questa affermazione è possibile fare alcune riflessioni sulla fotografia di una generazione che oggi trova numerose difficoltà durante la transizione scuola lavoro, lo sguardo deve dunque rivolgersi all’università che di fatto precede l’incontro con il mercato del lavoro, emerge dunque chiaramente l’esigenza che essa trasformi il suo ruolo attraverso metodi didattici innovativi. formando i giovani, dando loro una chiara idea sulla spendibilità delle competenze maturate durante gli anni della formazione, rendendoli consapevoli dei loro percorsi ma soprattutto occupabili.

 

Andrea Negri

Apprendista di ricerca, ADAPT Junior Fellow

@andreanegri39

 

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